Produzione Stellantis Italia: +36,7% nei primi 9 mesi 2026, ma Cassino sprofonda
Continua la lenta risalita della produzione Stellantis in Italia: +36,7% nei primi 9 mesi del 2026 considerando le sole autovetture. Ma restano molti nodi irrisolti, a cominciare da Cassino
Continua la lenta risalita della produzione Stellantis in Italia: +36,7% nei primi 9 mesi del 2026 considerando le sole autovetture. Ma restano molti nodi irrisolti, a cominciare da Cassino
Dopo i dati incoraggianti del primo semestre, quelli dei primi nove mesi dell’anno confermano il trend positivo della produzione Stellantis negli stabilimenti italiani del gruppo: in base ai numeri di Fim-Cisl, da gennaio a settembre 2026 sono uscite dalle fabbriche 340.745 unità tra autovetture e furgoni commerciali (+28,3% sul 2025). Percentuali perfino maggiori se si contano solamente le autovetture: 206.945, ossia +36,7% rispetto all’anno scorso. In ripresa anche i veicoli commerciali, dopo la leggera flessione del primo semestre, attestatisi al -17,3% con 133.800 unità prodotte. Con questi numeri si stima una produzione annua di circa 450 mila veicoli, con le auto sopra i 250 mila. Insomma, siamo ancora lontani dal milione di veicoli all’anno richiesto dal Governo, ma per lo meno c’è stata una prima inversione di tendenza. Resta tuttavia irrisolto il nodo Cassino, dove la situazione resta estremamente grave.
PRODUZIONE AUTO IN ITALIA: TUTTI I NUMERI DEGLI STABILIMENTI STELLANTIS
Tranne appunto Cassino, tutti gli stabilimenti italiani hanno registrato dati in crescita rispetto al 2025, precisa il report di Fim-Cisl, con il picco toccato a Mirafiori e a Modena. Anche l’utilizzo degli ammortizzatori sociali nei nove mesi è calato di oltre il 30% per effetto dei nuovi lanci di produzione e per una flessione dell’occupazione. Ma vediamo nel dettaglio come è andata nei vari impianti (spoiler: male).
Nel Polo Produttivo di Torino (Mirafiori), da gennaio a settembre del 2026 sono state prodotte 46.323 unità (+151,1%), rispetto alle 18.450 unità rilevate nel 2025. La totalità dei volumi dello stabilimento torinese sono rappresentati dalle due versioni della nuova 500, full-electric e ibrida. Soprattutto il debutto produttivo della 500 ibrida ha permesso di invertire il trend negativo determinato dalla contrazione dei volumi della 500 elettrica. Tuttavia nel terzo trimestre si è registrato un rallentamento, anche per i fermi produttivi causati dalla mancanza di materiale, e la situazione appare in progressivo peggioramento visto la richiesta nel mese di ottobre di due settimane di cassa integrazione. È evidente che il target di Stellantis per il 2026 (100.000 unità) non sarà raggiunto, con la produzione che si assesterà intorno alle 60.000 unità. Secondo Fim-Cisl lo stabilimento torinese non può sostenersi basandosi su un unico modello, la 500, ed è indispensabile assegnargli una seconda vettura.
La produzione nel plant Maserati di Modena ha registrato una crescita significativa dei volumi produttivi, passando dalle 75 unità prodotte nello stesso periodo del 2025 alle 645 attuali. L’incremento è principalmente legato al trasferimento a Modena delle attività di assemblaggio delle Maserati GranTurismo e GranCabrio, che oggi rappresentano circa il 90% della produzione complessiva dello stabilimento.
A Cassino la produzione ha registrato un ulteriore e pesante arretramento dei livelli produttivi. Le vetture realizzate sono state complessivamente 8.897, con una diminuzione del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Numeri che confermano quanto sia ormai critica la situazione dello stabilimento: con questi volumi, la situazione del sito produttivo e dell’intero sistema dell’indotto non è più sostenibile. Nel corso degli incontri dedicati alla presentazione del piano industriale, Stellantis ha comunque confermato che gli attuali modelli Alfa Romeo Stelvio e Giulia continueranno a essere prodotti per tutto il 2027 attraverso una serie speciale. Sempre dal 2027 è previsto l’avvio della produzione della nuova Maserati Grecale. Il Gruppo ha inoltre ribadito la volontà di assicurare continuità allo stabilimento attraverso il rilancio dei marchi Maserati e Alfa Romeo, evidenziando che sono in corso interlocuzioni con potenziali partner.
Numeri decisamente migliori a Pomigliano d’Arco, che continua a rappresentare uno dei principali poli produttivi di Stellantis in Italia. Nei primi nove mesi del 2026, la produzione complessiva ha raggiunto 103.500 unità, di cui 92.000 Fiat Panda e 11.500 Alfa Romeo Tonale, mentre risulta ancora ferma la produzione del SUV Dodge Hornet destinato al mercato nordamericano. Per il futuro, sul fronte del piano industriale è stata confermata la produzione della Pandina fino al 2030, insieme all’introduzione della nuova versione del modello, con prospettive di continuità anche oltre tale scadenza. La vera novità del piano è rappresentata dall’arrivo, previsto entro il 2028, della nuova piattaforma e-Car, sulla quale verranno prodotti tre nuovi modelli di vetture piccole, elettriche ed ecologiche, rigorosamente Made in Europe, pensate per dare slancio all’intera filiera industriale.
Uno degli stabilimenti Stellantis in Italia maggiormente in crescita nei primi nove mesi è quello di Melfi, con un ottimo +77,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, per complessive 47.580 unità. Questo risultato è legato principalmente ai nuovi modelli introdotti l’anno scorso e, in particolare, al forte contributo della Jeep Compass. Nel corso del secondo semestre 2026, con l’avvio della produzione della DS7 e, successivamente, con il lancio della Lancia Gamma, entrambe disponibili con tecnologie multi-energy, è previsto un ulteriore incremento dei volumi. Tuttavia, nonostante il miglioramento, i livelli produttivi restano molto distanti da quelli raggiunti nel 2019, quando nei primi nove mesi dell’anno si superavano le 201.460 vetture.
Infine ad Atessa, dove si producono solo veicoli commerciali, la produzione ha raggiunto 133.800 unità, con una crescita del 17,3% rispetto alle 114.060 unità prodotte nel 2025. Atessa rappresenta il principale polo produttivo del gruppo Stellantis per i veicoli commerciali e contribuisce per oltre il 39% alla produzione complessiva realizzata da Stellantis in Italia. Lo stabilimento abruzzese produce diversi modelli del Gruppo, tra cui Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroen Jumper, Opel/Vauxhall Movano e Toyota Proace Max.
LA CRISI DELL’AUTOMOTIVE E IL RUOLO DELL’UE E DEL GOVERNO ITALIANO
Nei mesi scorsi la Commissione UE ha rivisto il regolamento sulle emissioni, consentendo alle case automobilistiche di ridurre dal 2035 le emissioni di CO₂ allo scarico del 90% rispetto ai livelli del 2021, e non più del 100% come previsto dalla normativa vigente. Questa revisione apre il mercato post-2035 anche alla commercializzazione di veicoli con motori termici, ibridi plug-in e con range extender, e non esclusivamente a veicoli elettrici o a idrogeno. Il restante 10% delle emissioni dovrà essere compensato attraverso meccanismi di ‘crediti’, che le aziende potranno accumulare, ad esempio, mediante l’impiego di acciaio a basse emissioni made in Europe nella produzione dei veicoli oppure attraverso l’utilizzo di carburanti sostenibili, come e-fuel e biofuel avanzati.
Si tratta di un segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica, che il settore continua a rivendicare come condizione essenziale rilanciarsi. Allo stesso tempo, la crisi dell’automotive non può essere affrontata solo con interventi regolatori: è necessario un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo europeo con risorse paragonabili al Next Generation EU, capace di accompagnare la transizione garantendo una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale e occupazionale. In quest’ambito anche il Governo italiano dovrebbe fare la propria parte, individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare il settore automotive e l’intera filiera dell’indotto, come ha già fatto in parte con il Fondo Automotive 2026-2030.
