Industria automotive
DPCM Automotive 2026: come saranno distribuite le risorse?
Sbloccato il DPCM Automotive: la maggior parte delle risorse finirà alle imprese per investimenti sulla transizione industriale
Sbloccato il DPCM Automotive: la maggior parte delle risorse finirà alle imprese per investimenti sulla transizione industriale
Confermando le indiscrezioni della vigilia, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha sbloccato sabato scorso l’atteso DPCM Automotive 2026, che indirizza risorse pari a 1 miliardo e 343 milioni di euro (meno del previsto ma tra poco ci arriviamo) fino al 2030, destinate al sostegno delle imprese della filiera per investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. Previsti anche incentivi mirati per la mobilità sostenibile (ma non per l’acquisto di autovetture) e il rinnovo del parco circolante dei veicoli commerciali. Vediamo nel dettaglio come sono state distribuite le risorse.
UNA GRANDE SPINTA AGLI INVESTIMENTI PRODUTTIVI
Secondo il ministro Urso, il DPCM Automotive rappresenta “una grande spinta alla ricerca e all’innovazione nelle nuove tecnologie della mobilità e quindi agli investimenti produttivi, per affrontare la transizione industriale ed energetica nel momento decisivo in cui le case automobilistiche rivedono i loro piani industriali per rispondere meglio alla sfida del mercato e alla concorrenza asiatica“.
Le risorse specifiche per il settore dell’auto si aggiungono a quelle già destinate al Piano Transizione 5.0, che ha una dotazione triennale di 9,8 miliardi di euro per l’innovazione digitale e l’efficientamento energetico del sistema industriale.
MENO FONDI DEL PREVISTO (MA SARANNO RECUPERATI)
Dicevamo prima che la cifra stanziata di 1 miliardo e 343 milioni di euro risulta inferiore a quella di 1 miliardo e 600 milioni annunciata durante il Tavolo automotive di fine gennaio. In effetti la parte mancante è stata usata per finanziare la nuova proroga del taglio delle accise sui carburanti. Tuttavia Urso ha assicurato il ripristino, già nel prossimo mese di luglio, dei circa 251 milioni di euro che sono state destinati, per esigenze di bilancio, alla copertura del decreto-legge per contrastare il caro carburanti e a sostegno delle imprese dell’autotrasporto: “Le nuove risorse, già individuate, si aggiungeranno quindi a quanto già destinato al comparto con questo provvedimento, aumentandone l’importo complessivo“.

LA RIPARTIZIONE DEI FONDI
Scopriamo adesso come saranno usati i (tanti) soldi del Fondo automotive 2026-2030:
- oltre il 70% delle risorse sarà destinato agli Accordi per l’innovazione, con 750 milioni di euro per progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, seguiti dai Contratti di sviluppo per gli investimenti produttivi, con particolare attenzione ai mini-contratti, ritenuti uno strumento più compatibile con gli investimenti delle PMI dell’automotive.
- meno del 30% servirà invece a finanziare l’ecobonus per il rinnovo del parco veicoli commerciali leggeri e altri mirati per la mobilità sostenibile, tra cui il contributo per le colonnine di ricarica domestiche, il ‘misterioso’ leasing sociale (che viene sempre citato ma mai attuato concretamente), il retrofit a gas e nuovi incentivi per ciclomotori, motocicli e quadricicli.
“Un piano strutturale“, ha commentato il ministro, “che avrà l’obiettivo di sostenere la trasformazione della filiera, dalla componentistica ai nuovi sistemi di mobilità, fino alle tecnologie più avanzate per veicoli sostenibili, connessi, autonomi e sicuri. Il DPCM segue la linea che abbiamo indicato fin dall’inizio, spostando l’asse dai sussidi al mercato al sostegno agli investimenti delle imprese, con strumenti mirati a sviluppo, ricerca, innovazione, riconversione produttiva e crescita industriale“.