La Formula E a Roma, anticipo dell’automotive che verrà?

Monoposto non potentissime ma grintose, le Formula E a Roma si sono date battaglia nel circuito cittadino e hanno anche anticipato il futuro dell’automotive

16 aprile 2019 - 12:12

Il Weekend della Formula E a Roma è stato all’insegna dello sport e di un’innovazione che è più vicina alle vetture di serie di quanto non appaia. Il lato sportivo è stato intenso, grazie a delle monoposto che, anche se non rombanti, sono dinamicissime! Il weekend romano, dove SicurAUTO.it è stato presente, ha posto in evidenza le auto elettriche e anche le ibride, messe dalle Case lungo le strade dell’EUR usate come showroom. Le ibride sono già diverse, come costituzione e “abitudini”, dalle automobili classiche, ma i cambiamenti veri deriveranno dall’arrivo delle elettriche a batteria.

DIVERSITÀ E PARALLELISMI

Il Roma ePrix 2019 è stato una svolta nella svolta: se la premiére per la Capitale (guarda il video del circuito) c’è stata nel 2018, quest’anno Roma ha visto in gara le Generation 2. Si tratta di automobili più carenate, appariscenti e, soprattutto, più potenti delle Gen 1 che hanno corso i primi 4 campionati. I kW di potenza non sono moltissimi: 200 in gara, con 25 kW temporanei in più durante l’attack mode, e 250 in prova, circa 340 CV. L’Audi SQ5 TDI Mild Hybrid, per esempio, ha 347 Cv ma la purissima anima racing delle Formula E viene fuori nello scatto breve. Le Gen 2 accelerano da 0 a 100 km/h in circa 2,8 secondi, un valore sovrapponibile a quello delle Formula 1. La prontezza dell’elettrico e l’assetto danno questa dinamicità, che troviamo, “in miniatura”, anche nella Smart EQ fortwo che abbiamo potuto provare per le strade dell’EUR.

COMPONENTI “QUASI” NORMALI

Le analogie fra le Formula E e le stradali riguardano anche gli pneumatici su cerchi da 18”, un diametro usato sulle auto di serie. Le gomme monotipo Michelin hanno il battistrada scolpito e una mescola non estrema che le rende usabili anche in caso di pioggia. I piloti non le hanno cambiate, quindi, durante il piovoso Gran Premio di Roma, come non l’avrebbero fatto gli automobilisti “normali”. Ricordiamo che per contenere i costi, e rendere anche più dinamica la battaglia tra i team, i telai sono tutti uguali, fatti da Dallara. L’hardware dell’impianto frenante è Brembo, integrabile eventualmente con un sistema By-Wire al posteriore per armonizzare la frenata rigenerativa e quella classica, e le batterie sono McLaren. Piuttosto “terrestri” anche le batterie, che erogano al massimo 54 kWh di “carburante” anche se hanno una capacità superiore. Niente di eccezionale, quindi, se pensiamo che la Nissan Leaf 2018 ha 40 kWh e la versione e+ 3.zero arriva a 62 kWh. L’efficienza delle Formula E viste a Roma è comunque tipicamente elettrica, e quindi alta, come dimostrato da un semplice calcolo.

EFFICIENZA RACING

La gara è durata 26 giri di un circuito lungo 2,84 km, per un totale di 73,84 km. Il vincitore ha tagliato il traguardo con meno del 2% di energia rimanente e ha quindi usato 53 kWh. Secondo l’EPA un gallone di benzina contiene 33,7 kWh e quindi in gara è stata consumata l’energia contenuta in 1,57 galloni. La monoposto del vincitore ha “bruciato” l’equivalente energetico di 5,94 litri di benzina per fare 73,84 km: la media è quindi 12,42 km/litro. Niente male per una gara corsa ad una media di 47 km/h nonostante le 21 curve di un impegnativo circuito cittadino. Un altro elemento che ci prefigura un futuro diverso è la semplicità dei box, ricchi di computer più che di utensili vista la meccanica molto semplice.

Foto di DanieleSpata (@cinicodippiu)

INFRASTRUTTURE ESSENZIALI

La vicinanza alla serie attraversa anche la trasmissione: l’anno scorso qualcuno usava un cambio a 2/3 marce ma quest’anno sembrano esserci solo monomarcia. Un aspetto che ha destato qualche polemica sui social è stata poi la presenza di gruppi elettrogeni per la ricarica delle Formula E. In realtà i gruppi diesel servivano per gli stand degli espositori, come si sarebbe fatto in qualsiasi fiera. Le monoposto venivano invece caricate con gruppi speciali prodotti dall’inglese Aquafuel e alimentati con glicerina ricavata da biomasse e quindi non fossile. La scelta dei gruppi elettrogeni era quasi obbligata perché un’eventuale default della rete (quella di Roma non è modenissima) avrebbe mandato a monte la gara. La riflessione però c’è e tiene conto che le monoposto sono soltanto 22 ma quando le elettriche saranno migliaia le reti dovranno essere intelligenti. Questo servirà anche a gestire le batterie delle elettriche per alimentare la casa e poi, quando esse saranno molte, anche le città. Nota finale: a parte lo stridore delle gomme la corsa è stata silenziosa, un anticipo di come potrebbero essere le città quando le elettriche saranno la maggioranza.

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