Basic Life Support

Basic Life Support o rianimazione di base

Basic Life Support o rianimazione di base: le tecniche da utilizzare per rianimare una persona in arresto cardiorespiratorio dopo un incidente

30 giugno 2020 - 12:02

Proseguiamo con il nostro Manuale di Primo Soccorso affrontando adesso la situazione più drammatica. La persona ferita a causa dell’incidente stradale non risponde e non respira. È in arresto cardiorespiratorio. A questo punto è necessario un piccolo approfondimento sull’argomento prima di spiegare le manovre da effettuare. Quando il cuore si ferma il sangue non scorre più nei vasi e di conseguenza l’ossigeno non arriva più alle cellule. Ogni organo ha una sensibilità diversa alla carenza di ossigeno. In parole povere esistono tessuti che possono sopravvivere anche per diversi minuti o addirittura ore e riprendere le loro funzioni normali dopo un certo lasso di tempo. Le cellule nervose purtroppo sono le più sensibili alla carenza di ossigeno. Già dopo pochi minuti si manifestano i primi segni di sofferenza e nell’arco di circa 5-10 minuti vanno incontro a un danno irreversibile e poi alla morte. Per questo motivo se troviamo una persona in arresto cardiaco e non facciamo nulla per rianimarlo, può anche succedere che arrivi l’ambulanza e i soccorritori riescano a far ripartire il cuore ma con conseguenze permanenti sul sistema nervoso del ferito.

RIANIMAZIONE DI BASE: SENTIRE IL POLSO O IL BATTITO

Detto questo appare chiaro e fondamentale il nostro ruolo sul luogo dell’incidente. Se arriviamo per primi e ci troviamo in questa situazione solo noi possiamo tentare di garantire una certa ossigenazione delle cellule cerebrali del ferito, in attesa che arrivi il medico. Ricominciamo quindi da capo. Arriviamo sul luogo dell’incidente. Una persona è a terra. La chiamiamo e non ci risponde. Valutiamo la respirazione e ci accorgiamo che non respira. A questo punto chiamiamo il 118 e iniziamo le manovre rianimatorie.  Ora vi chiederete: ma come, non controlliamo se c’è un polso? La risposta è no. Valutare il polso carotideo è una manovra che richiede esperienza. Rischieremmo di sentire un polso che non c’è o non sentirne uno presente. Un infortunato che non respira è in arresto cardiaco e di li a poco il cuore si fermerà per mancanza di ossigeno. Partiamo quindi dal massaggio cardiaco. Eseguiamo 30 compressioni. Finite le compressioni passiamo alle ventilazioni. Ne eseguiamo due e quindi riprendiamo con il massaggio. Di seguito spieghiamo la tecnica per entrambe le manovre.

IL MASSAGGIO CARDIACO

Partiamo con alcuni cenni di anatomia. Il cuore è posizionato al centro del torace tra lo sterno, la colonna vertebrale e i due polmoni. Ha la forma di un cono con un asse obliquo rivolto verso l’avanti, il basso e la sinistra. Per circa due terzi si trova quindi a sinistra della linea mediana. Appoggia sul diaframma, struttura muscolare che separa la cavità toracica da quella addominale. Il massaggio cardiaco ha la funzione di comprimere il cuore tra lo sterno e il dorso del paziente in modo da svuotarlo e permettere al sangue di circolare nei vasi. Per eseguirlo correttamente è necessario conoscere le seguenti manovre che andrebbero provate più volte. La persona deve essere stesa in posizione supina su di una superficie rigida. Il massaggio praticato su di un materasso ha gran poca efficacia. Il torace deve essere libero da indumenti, del resto se abbiamo eseguito correttamente la sequenza lo abbiamo già scoperto per valutare la respirazione.

LA POSIZIONE DEL SOCCORRITORE

Ci inginocchiamo a lato del ferito. Per cercare il punto ove praticare le compressioni in passato si usavano varie tecniche. Attualmente la manovra consigliata, perché immediata, è la seguente: si posizionano le mani al centro del torace sulla parte centrale dello sterno all’altezza dei capezzoli. È importante non stare troppo in basso sulla punta perché in questo modo si possono procurare dei traumi addominali. È altrettanto importante non stare troppo in alto perché altrimenti il massaggio è inefficace. Se le mani non sono in centro al torace ma di lato sulle coste si rischiano anche delle fratture. Queste sono possibili anche quando le mani si trovano nella posizione corretta e non devono essere motivo di interruzione del massaggio stesso. Ricordiamo che ci troviamo di fronte a una persona in arresto cardiorespiratorio e ciò ha la priorità su tutto. Solo la parte inferiore del palmo della mano deve appoggiare sullo sterno. Le dita dell’altra mano posta sopra la prima devono essere incrociate.

BASIC LIFE SUPPORT: LE MANOVRE DA ESEGUIRE

Se comprimiamo il torace con l’intera mano andiamo a esercitare una pressione anche sulle costole con i rischi già spiegati sopra. Le braccia durante le compressioni devono essere tese e perpendicolari al torace del paziente. Se pieghiamo i gomiti non utilizziamo l’energia necessaria e perdiamo forza ed efficacia. Inoltre ci stancheremo precocemente. Un massaggio ben eseguito è molto faticoso. Il torace deve essere abbassato di circa 4-5 cm. Le mani non devono mai perdere il contatto, le compressioni devono essere il più fluide possibili e non dei colpi. Ogni volta che comprimiamo dobbiamo successivamente rilasciare per permettere al cuore di riempirsi di sangue. La durata delle compressioni è uguale a quella delle distensioni. La frequenza che dobbiamo mantenere è di circa 100 compressioni al minuto.

LA VENTILAZIONE

La ventilazione si può effettuare fondamentalmente con due tecniche: la respirazione bocca a bocca e quella bocca naso. Poiché la seconda si usa solitamente solo quando non sia possibile la prima, spiegheremo solo quest’ultima. Ci si inginocchia a lato del paziente vicino alla testa. La testa deve essere iperestesa come nella manovra di controllo del respiro. Per farlo dobbiamo appoggiare una mano sulla fronte e l’altra sotto il mento. Anche questo movimento va eseguito il più lentamente possibile. Con il pollice e l’indice della mano che abbiamo sulla fronte dobbiamo chiudere il naso del ferito mentre con l’altra mano cerchiamo di tenergli aperta la bocca o perlomeno di non esercitare una pressione sotto il mento. A questo punto dobbiamo insufflare l’aria. Prendiamo un respiro normale e soffiamo la nostra aria nella bocca dell’infortunato. Le nostre labbra devono essere appoggiate intorno alla bocca della persona. Subito ruotiamo la testa verso il torace per vedere se si muove, ovvero se l’aria esce. Eseguiamo una seconda ventilazione. La ventilazione è una manovra che può suscitare per ovvi motivi un rifiuto in chi la deve eseguire su di un estraneo. Vogliamo subito precisare che il personale laico non è tenuto per legge a eseguire tale tecnica se non se la sente. In tal caso può limitarsi al solo massaggio cardiaco da eseguire senza interruzioni mantenendo una frequenza di circa 100 compressioni al minuto. In ogni caso vorremmo anche tranquillizzare chi legge perché è davvero raro contrarre una malattia ventilando una persona. Esistono comunque in commercio i cosiddetti ‘face shield’ che sono dei piccoli teli plastificati con un filtro di carta al centro che si possono utilizzare per eseguire questa manovra.

LA RIANIMAZIONE A DUE SOCCORRITORI

Nel caso in cui non siamo soli ma è presente una seconda persona che è in grado di effettuare la rianimazione di base, possiamo agire nel seguente modo. Noi assumiamo il ruolo di leader e valutiamo l’infortunato sempre seguendo i passaggi spiegati sopra. Nel frattempo il secondo chiama il 118 e riferisce quello che noi valutiamo (ad esempio persona incosciente che non respira). A questo punto noi iniziamo con le compressioni mentre l’altro si prepara alla testa per iniziare con le ventilazioni, appena noi terminiamo il nostro ciclo (per questo motivo è sempre importante contare a voce alta) effettua due insufflazioni e riprendiamo quindi a massaggiare. Quando siamo stanchi chiediamo il cambio alla fine di un nostro ciclo: il secondo effettua due ventilazioni e quindi si sposta verso il torace, rimanendo sullo stesso lato, per iniziare le compressioni.

FINO A QUANDO CONTINUARE LA MANOVRA DI RIANIMAZIONE

– Fino all’arrivo del personale sanitario: noi non possiamo decidere quando la rianimazione non ha più un senso, solo un medico può diagnosticare la morte e decidere l’interruzione delle manovre;
– Fino all’esaurimento delle forze: il massaggio cardiaco è molto faticoso e potremmo trovarci nella condizione di non riuscire più ad andare avanti;
– Fino alla comparsa di qualche segno di vita: se osserviamo un movimento o un colpo di tosse controlliamo se c’è il respiro e in caso positivo interrompiamo la rianimazione, verifichiamo lo stato di coscienza e, se assente, mettiamo l’infortunato in posizione laterale di sicurezza. In tutti gli altri casi dobbiamo invece proseguire!

EMORRAGIE E STATO DI SHOCK

Affrontiamo ora le emorragie e lo stato di shock, entrambe se non adeguatamente trattate possono condurre all’incoscienza e all’arresto cardiorespiratorio. Lo stato di shock consiste in una alterazione dell’apparato cardiocircolatorio. Esistono diversi meccanismi attraverso cui si può realizzare, ma per quanto riguarda gli incidenti stradali due sono gli eventi principali: la perdita di sangue e i gravi traumi vertebromidollari. In entrambi i casi il risultato finale è una diminuzione della irrorazione sanguigna e quindi un insufficiente apporto di ossigeno alle cellule dei vari tessuti. Inizialmente tali fenomeni sono reversibili ma se i fattori che hanno determinato lo shock non vengono prontamente corretti si assiste a una progressione verso un danno irreversibile e quindi alla morte del paziente. È di fondamentale importanza riconoscere questa grave situazione e provvedere alle manovre adeguate.

IN CASO DI TRAUMI E PERDITA DI SANGUE

Se una persona subisce un trauma e inizia a perdere sangue, il sistema circolatorio si svuota. Il nostro organismo mette in atto una serie di meccanismi di difesa ‘restringendo i vasi’ e dirottando il sangue principalmente verso gli organi più importanti. La cute diventa fredda e pallida, il polso rapido e quando il compenso non è più sufficiente la pressione scende. Le lesioni attraverso cui l’infortunato può perdere sangue sono rappresentate dalle emorragie esterne (e quindi evidenti), da quelle interne e dalle fratture. In questi ultimi due casi la dinamica dell’incidente, il racconto di eventuali testimoni o le informazioni da parte del paziente ci possono aiutare a orientarci in tale direzione.
Come sempre le lesioni devono essere sospettate fino a prova contraria. Come prima cosa, quindi, dobbiamo valutare se ci sono delle emorragie evidenti e cercare di tamponarle con le manovre spiegate dopo. La protezione termica è di fondamentale importanza nello stato di shock e in generale in tutti gli infortuni. La perdita di calore può aggravare ulteriormente la situazione. Provvediamo allora a procurarci una coperta (esistono quelle pieghevoli sottilissime da poter mettere nel bagagliaio) o degli indumenti.

FAVORIRE LA CIRCOLAZIONE

Esiste una cosiddetta posizione antishock che prevede il sollevamento degli arti inferiori per favorire la circolazione verso gli organi vitali, ma può essere effettuata solo nel caso si abbia la certezza che non esistano lesioni in tale sede e alla colonna. In questa ultima evenienza, se il midollo spinale è stato lesionato si può instaurare uno stato di shock dovuto ad una perdita dei meccanismi di vasocostrizione spiegati sopra.
Ricapitolando, la gestione delle emorragie e la copertura termica sono i due nostri compiti principali. A tale proposito esiste in commercio un telino termico oro/argento di piccole dimensioni che possiamo conservare all’interno del nostro veicolo. Avvolgendo l’infortunato in questo telo con il lato oro verso l’esterno riduciamo la perdita di calore e il conseguente aggravamento dello stato di shock in attesa dei soccorsi. Il controllo delle funzioni vitali va effettuato contemporaneamente.

MANUALE DI PRIMO SOCCORSO: TUTTI I CAPITOLI

Approfondisci qui la Guida al Primo Soccorso:

1) Manuale di Primo soccorso (Home)
2) Cosa fare in caso di incidente stradale?
3) La chiamata al 118
4) Prime misure d’intervento
5) La messa in sicurezza della zona
6) La valutazione dell’infortunato
7) Tecniche di soccorso
8) Basic Life Support o rianimazione di base
9) I traumi possibili
10) Lo spostamento dell’infortunato e la rimozione del casco

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