I dazi UE sulle BEV cinesi hanno avuto l’effetto opposto: ecco perché

I dazi UE sulle BEV cinesi hanno avuto l’effetto opposto: ecco perché

I dazi UE sulle BEV cinesi avrebbero dovuto favorire le case auto europee ma dopo un anno scopriamo che la Cina ha quasi raddoppiato le vendite in Europa

 

I dazi UE sulle BEV cinesi avrebbero dovuto favorire le case auto europee ma dopo un anno scopriamo che la Cina ha quasi raddoppiato le vendite in Europa

10 Dicembre 2025 - 13:30

A poco più di un anno dalla decisione definitiva della Commissione UE di imporre dazi punitivi sull’import di auto elettriche cinesi, introdotti per proteggere la quota di mercato dei marchi europei, le case automobilistiche della Cina hanno aumentato le loro vendite complessive in Europa del +93%. A totale dimostrazione che se l’obiettivo era fermare l’avanzata delle aziende del Dragone, si è ottenuto l’effetto opposto. I dazi, fino al 35% in aggiunta a un’imposta già esistente del 10%, erano stati introdotti in via provvisoria a luglio 2024 per poi entrare formalmente in vigore a novembre dello stesso anno. Probabilmente proprio a causa dell’incertezza sui dazi, nel 2024 le vendite di auto cinesi in Europa erano cresciute solo del +13%. Ma quest’anno le case auto di quelle parti, tra cui BYD e MG, hanno furbescamente cambiato strategia puntando soprattutto sulla vendita di auto ibride plug-in e a motore termico, che sono soggette solo al dazio del 10%, arrivando a raddoppiare la quota di mercato rispetto all’anno precedente (7% a ottobre 2025).

DAZI UE NON FUNZIONANO PERCHÉ MAL CONCEPITI

Secondo le stime di Dataforce, le vendite di auto cinesi in Europa (UE + UK + EFTA) dovrebbero superare le 700.000 unità entro la fine del 2025, in fortissimo aumento rispetto alle 408.000 del 2024. “La decisione dell’Unione Europea di prendere di mira una tecnologia specifica nell’imporre dazi aggiuntivi per le case auto cinesi è stata mal concepita”, ha detto Philippe Houchois, managing director della banca d’affari Jefferies, in un’intervista ad Automotive News Europe. “I marchi cinesi possono tollerare facilmente il dazio standard del 10% sulle auto ICE e plug-in hybrid perché i costi di produzione in Cina sono inferiori del 20-30% rispetto a quelli in Europa. E in molti casi possono persino assorbire i dazi extra sui veicoli elettrici perché in Europa ottengono margini più elevati rispetto al loro mercato interno“.

Inoltre sembra che per il momento i dazi UE non abbiano granché incentivato le case automobilistiche cinesi a produrre in Europa al fine di evitare le tariffe aggiuntive (ricordiamo infatti che i dazi non sono sulle auto cinesi tout court, ma solo su quelle “prodotte in Cina”). Si prevede infatti che meno di 20.000 auto di marchi cinesi saranno assemblate quest’anno nel nostro continente.

COME LE CASE AUTO CINESI HANNO FACILMENTE AGGIRATO I DAZI UE

Da quando l’UE ha imposto dazi extra, effettivi da novembre 2024, sui veicoli elettrici importati dalla Cina, le case cinesi hanno rapidamente cambiato rotta dato che le BEV hanno rappresentato solo il 34% delle vendite cinesi in Europa da gennaio a ottobre di quest’anno, rispetto al 44% dell’anno scorso. “Invece di cercare di proteggere la propria industria e catena di approvvigionamento nel suo complesso, come aveva fatto l’amministrazione Biden negli Stati Uniti introducendo un dazio del 100% su tutti i veicoli provenienti dalla Cina, l’UE ha optato per una punizione selettiva, concentrandosi solo sui veicoli elettrici e imponendo dazi diversi a ogni casa automobilistica”, ha ricordato Houchois criticando le scelte della Commissione.

Dazi UE sulle BEV cinesi

DAZI UE NON SONO NEMMENO SERVITI AD AUMENTARE LA PRODUZIONE CINESE IN EUROPA

“Questa scelta ha lasciato aperto un grande varco specialmente per i full-hybrid e i plug-in provenienti dalla Cina”, ha aggiunto Houchois, “con la conseguenza che circa due terzi dei modelli cinesi venduti in Europa fino a ottobre 2025 hanno dovuto affrontare solo il dazio standard del 10%”. L’analista di Jefferies non prevede che questa situazione possa cambiare a breve, soprattutto considerando la brutale guerra dei prezzi sul mercato interno che ha spinto molte case auto cinesi a cercare profitti nei mercati internazionali. Proprio per questo i produttori cinesi sono piuttosto riluttanti ad aggiungere nuova capacità produttiva in Europa, dato che la sovraccapacità della produzione interna (che alcune stime calcolano addirittura in oltre 50 milioni di unità all’anno) incoraggia decisamente l’export rispetto all’apertura di nuove fabbriche fuori dalla Cina.

Inoltre, le case auto cinesi in Europa non dispongono della rete di fornitori locali economici su cui contano in patria. Per queste ragioni, con l’eccezione di BYD, che prevede di avviare nei prossimi mesi la produzione in Ungheria in un nuovo stabilimento con capacità di 150.000 unità (e a tale scopo ha già raggiunto accordi con molti fornitori italiani e in particolare piemontesi), Philippe Houchois non si aspetta che altre case auto cinesi avviino a breve la produzione in Europa per grossi volumi: “Solo se l’UE imponesse dazi extra sostanziali indipendentemente dal tipo di propulsore (aumentando per esempio la soglia minima di componenti Made in Europe), i produttori cinesi sarebbero costretti ad aprire impianti in Europa“, ha concluso.

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