BYD: accordo con 85 fornitori italiani per la nuova fabbrica

BYD: accordo con 85 fornitori italiani per la nuova fabbrica

Accordo tra BYD e 85 fornitori italiani per il nuovo stabilimento in Ungheria, il primo in Europa. Oggi è una buona notizia, domani chissà...

 

Accordo tra BYD e 85 fornitori italiani per il nuovo stabilimento in Ungheria, il primo in Europa. Oggi è una buona notizia, domani chissà...

3 Novembre 2025 - 11:30

BYD fa la spesa in casa Fiat-Stellantis firmando accordi con 85 fornitori italiani per il suo nuovo stabilimento di Szeged in Ungheria, che aprirà prossimamente e sarà il primo del colosso cinese in Europa. Molti di questi fornitori sono parte del grande indotto torinese legato all’automotive che storicamente ha sempre lavorato con Fiat, ma l’ingresso in scena di BYD e di altri player cinesi sta mutando la geografia industriale del comparto. Con risvolti che alla lunga potrebbero rivelarsi anche negativi, considerando il rischio di delocalizzazione delle imprese.

L’ACCORDO DI BYD CON 85 FORNITORI ITALIANI

A svelare le intenzioni di BYD ci ha pensato direttamente Alfredo Altavilla, già top manager Fiat e oggi special advisor del marchio cinese per l’Europa, intervenendo a un convegno a Torino sul futuro di ‘Industria e Finanza’: “Abbiamo stretto accordi con 85 fornitori italiani per costruire le auto che nasceranno nel primo stabilimento europeo del gruppo, in Ungheria, aumentando di quattro volte in un sol colpo il volume di fornitori italiani. Un traguardo non scontato e un vero segnale di speranza, che abbiamo raggiunto grazie al summit con le aziende della filiera italiana organizzato lo scorso febbraio. I miei colleghi cinesi sono rimasti impressionati dalle capacità del territorio anche se, è bene ricordarlo, i costi dell’energia rendono queste bellissime imprese meno competitive di altre“.

FORNITORI ITALIANI LAVORERANNO CON BYD: RISCHIO DELOCALIZZAZIONE?

Ed è proprio qui che casca l’asino. Se per le imprese italiane legarsi a BYD significa ritrovare quelle commesse perdute a causa delle difficoltà di Stellantis, per quanto il CEO Filosa abbia promesso acquisti per 6 miliardi di euro dai fornitori locali, il grosso timore è che a medio-lungo termine possa cominciare una forte delocalizzazione perché in Ungheria, dove nascerà la fabbrica cinese, i costi sono inferiori e potrebbe rivelarsi complesso mantenere un ‘doppio canale’ di forniture senza avviare una produzione in loco. Insomma, il timore è che gli accordi con BYD celino una sorta di ‘patto col diavolo’ che preveda prima o poi il trasferimento delle imprese. Schema peraltro già visto con Stellantis, visto che il polo industriale di Kenitra in Marocco sta già attirando molte aziende nostrane.

Alfredo Altavilla BYD

ALTAVILLA (BYD) BOCCIA IL PIANO UE PER IL 2035

Altavilla non si è limitato ad annunciare l’accordo con 85 fornitori, ma dall’alto della sua esperienza nell’automotive ha anche disegnato la roadmap di un futuro in cui la Cina sarà sempre più centrale nel pianeta dell’auto: “L’Europa ha fatto la prima legge al mondo in cui si obbliga un consumatore a comprare una tecnologia, non era mai successo prima. Quando è nato il 5G, nessuno ha fatto una norma che esclude gli altri cellulari e così con la TV a 8k. Invece in Europa, a partire dal 2035, non si potranno più produrre né comprare auto a motore. E tutto questo, secondo me, per ridare una verginità ai costruttori tedeschi dopo lo scandalo del Dieselgate. Il risultato è che si passerà da 17 milioni di auto a 10 milioni prodotte in Europa nel giro di dieci anni, con riflessi inevitabili sull’occupazione. Per questa ragione sottolineo l’importante delle collaborazioni tra BYD e le aziende del territorio, tanto più che avremo in Italia, a Milano, il nostro centro design. E dopo le fabbriche in Ungheria e in Turchia apriremo un terzo sito in Europa“.

Commenta con la tua opinione

X