USA, Biden stanga le auto elettriche cinesi con dazi del 102,5%

USA, Biden stanga le auto elettriche cinesi con dazi del 102,5%

Negli USA Biden stanga le auto elettriche cinesi alzando i dazi dal 27,5% al 102,5%. Sulla decisione pesa probabilmente la campagna elettorale per le presidenziali

14 Maggio 2024 - 15:30

Non è solo l’Europa a voler porre un freno all’invasione, se così possiamo chiamarla, di auto cinesi: negli USA il presidente Joe Biden, anche per fini elettorali, ha ufficialmente alzato i dazi doganali sull’importazione di auto elettriche prodotte in Cina dal 27,5% al 102,5%. Oltre che aumentare il (proprio) consenso elettorale, l’obiettivo di Biden è quello di  stroncare sul nascere una potenziale ‘invasione’ che finora non è ancora avvenuta, visto che nel primo trimestre di quest’anno Geely è stata l’unica casa cinese a esportare con il proprio marchio negli Stati Uniti, dove ha venduto soltanto 2.217 veicoli. Altre 60.000 vetture cinesi sono arrivate nel Paese ma sotto brand americani, soprattutto Buick.

USA: DAZI SULLE AUTO CINESI DAL 27,5% AL 102,5%

Secondo la Casa Bianca, l’incremento “proteggerà i costruttori americani dalle pratiche commerciali sleali della Cina” e consentirà di sostenere le strategie volte a garantire che il “futuro dell’industria automobilistica si realizzi negli USA grazie a lavoratori americani“. Washington è preoccupata dei rischi delle esportazioni cinesi, cresciute del 70% tra il 2022 e il 2023 grazie ad ampi sussidi e a pratiche “non di mercato, che comportano rischi sostanziali di sovracapacità produttiva“. La stangata difenderà “gli investimenti e i posti di lavoro dalle importazioni cinesi a prezzi ingiusti“. I dazi doganali sull’import di auto elettriche prodotte in Cina passano fin da subito dal 27,5% al 102,5% (in realtà dal 25% al 100%, più l’ulteriore tariffa del 2,5% imposta dalla US Customs and Border Protection sul prezzo di vendita di merci importate di qualsiasi tipologia e provenienza).

Attenzione: i nuovi dazi anti-Cina colpiscono non solo le vetture fatte e finite ma anche i loro componenti chiave. Salgono infatti dal 7,5% al 25% i dazi sulle batterie agli ioni di litio per le auto (dal 2026 per le altre tipologie di veicoli) e sui componenti per gli accumulatori. Nel 2026 passeranno poi da zero al 25% le tariffe doganali sulla grafite naturale e sui magneti permanenti, mentre già quest’anno saranno incrementate le imposizioni sugli altri minerali critici. Analoghi incrementi riguardano l’acciaio e l’alluminio e le gru portuali, mentre per i semiconduttori e i moduli per pannelli solari si passa dal 25% al 50%.

DAZI USA SU AUTO CINESI: MOSSA PIÙ SIMBOLICA CHE SOSTANZIALE

Secondo Biden, con queste restrizioni saranno colpiti circa 18 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina (nel pacchetto ci sono anche dispositivi medici come siringhe, aghi, respiratori, mascherine, guanti medici e chirurgici in gomma). Tutto sommato poco più di una goccia nell’oceano, tenendo conto che nel 2023 l’import cinese negli USA ha superato i 448 miliardi di dollari. Sotto quest’aspetto, le nuove tariffe doganali volute da Biden sembrano più un provvedimento simbolico per compiacere l’elettorato in vista delle presidenziali di novembre, e per non lasciare al rivale Trump l’esclusiva delle politiche anti-Pechino che fanno molta presa sugli elettori americani.

USA Biden

INTANTO L’EXPORT DI AUTO CINESI SALE DEL 38%

Intanto, mentre Biden gioca le sue carte, l’export cinese di automobili è balzato a livelli record ad aprile 2024:  secondo la China Passenger Car Association, le spedizioni estere di auto sono salite del 38%, per un totale di 417.000 unità, in linea con il forte slancio del 39% del mese precedente. Al momento l’aumento dei dazi in Europa e negli Stati Uniti non fa paura perché il Paese sta esplorando con successo nuovi mercati, come Sud America, Australia e Sud-Est asiatico. Di contro le vendite interne sono scese del 5,8% annuo a causa della forte concorrenza sui prezzi tra i produttori e della cautela dei consumatori sulla spesa in un periodo di ripresa economica ancora incerta.

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