Guerra prezzi auto in Cina: neanche il Governo riesce a fermarla

Guerra prezzi auto in Cina: neanche il Governo riesce a fermarla

La guerra dei prezzi delle auto in Cina continua, nonostante gli sforzi del Governo locale per limitarla. Sovrapproduzione e competizione sono la nuova sfida di Pechino

 

La guerra dei prezzi delle auto in Cina continua, nonostante gli sforzi del Governo locale per limitarla. Sovrapproduzione e competizione sono la nuova sfida di Pechino

2 Settembre 2025 - 14:45

La Cina, leader mondiale nel mercato delle auto elettriche con quasi 8 milioni di immatricolazioni nel 2024, è alle prese da mesi con una ‘guerra dei prezzi‘ che sta erodendo i margini dei produttori e destabilizzando il settore. E nonostante gli sforzi del Governo cinese, noto per il suo approccio autoritario e poco incline ai compromessi, la competizione al ribasso continua a imperversare. Lo scorso giugno le autorità di Pechino hanno invitato i costruttori a una maggiore ‘autoregolazione’ per evitare pratiche opache sui prezzi delle auto, ma risultati concreti non si sono ancora visti. La combinazione di sovrapproduzione, competizione globale e ambizioni di espansione internazionale rende il problema sempre più complesso, sfuggendo persino al controllo di un sistema politico centralizzato.

GUERRA DEI PREZZI IN CINA: UN MERCATO SOTTO PRESSIONE

La guerra dei prezzi è alimentata da un eccesso di offerta in un mercato saturo, con oltre 160 marchi automobilistici attivi in Cina. Giganti come BYD, Geely e Chery competono ferocemente, offrendo sconti aggressivi per conquistare quote di mercato. A luglio 2025, sette delle prime venti case automobilistiche cinesi hanno addirittura aumentato gli sconti, ignorando l’appello del Governo a una ‘concorrenza sostenibile’. Questo scenario ha messo in crisi i piccoli produttori, con molti di essi sull’orlo del fallimento. Secondo la società di consulenza finanziaria AlixPartners, solo 15 dei 129 marchi attuali di veicoli elettrici e ibridi plug-in saranno finanziariamente sostenibili entro il 2030, evidenziando un ‘darwinismo industriale’ che sembra sfuggire al rigido controllo statale. La pressione non riguarda solo il mercato interno: l’export verso l’Europa e altri mercati cresce, ma i dazi imposti dall’UE complicano ulteriormente la situazione.

GUERRA DEI PREZZI: GLI SFORZI INEFFICACI DI PECHINO

Come dicevamo, lo scorso giugno il ministero dell’Industria, l’autorità antitrust e l’agenzia di pianificazione economica hanno convocato i principali produttori per chiedere una tregua nella guerra dei prezzi. Tuttavia, l’incontro si è concluso senza misure vincolanti, limitandosi a un invito alla moderazione: un approccio morbido quanto mai insolito per un Governo che tradizionalmente impone regole ferree. E così le case automobilistiche, invece di allinearsi, hanno continuato a proporre promozioni, come finanziamenti a tasso zero o upgrade gratuiti, per aggirare le restrizioni. Inoltre, il sostegno statale al settore, che ha spinto l’elettrificazione con sussidi per decine di miliardi di dollari, sembra aver creato un paradosso: la crescita incentivata dal Governo ha generato una bolla che ora Pechino fatica a gestire, temendo un crollo simile a quello del settore immobiliare con Evergrande.

Auto fabbrica Cina

FUTURO INCERTO PER IL MERCATO AUTO CINESE

La guerra dei prezzi non accenna dunque a fermarsi, nonostante le pressioni governative, e il settore automobilistico cinese si trova a un bivio. Da un lato, i grandi marchi come BYD continuano a espandersi all’estero, con successi notevoli in Europa (il sorpasso a Tesla è ormai questione di tempo). Dall’altro, la competizione interna sta sacrificando i piccoli operatori, con un rischio di consolidamento che potrebbe rafforzare i ‘campioni nazionali’ ma destabilizzare l’ecosistema economico. La capacità di Pechino di imporre una normalizzazione sembra limitata, un fatto sorprendente per un Governo noto per il suo controllo capillare. Il futuro del mercato automobilistico cinese dipenderà dalla capacità di bilanciare competizione interna e ambizioni globali, ma per ora la guerra dei prezzi continua a sfidare ogni tentativo di contenimento.

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