Rca, la commissione giustizia durissima contro il ddl concorrenza

La commissione giustizia fa a pezzi il ddl concorrenza. Figuraccia delle assicurazioni e del governo Renzi

13 luglio 2015 - 9:00

Seconda figuraccia delle assicurazioni e del governo Renzi. Nel gennaio 2014, la commissione giustizia bocciava l'articolo 8 del decreto Destinazione Italia, con le nuove regole della Rc auto (le stesse norme volute proprio dalle compagnie), poi stralciate e quindi cancellate. Adesso, la commissione giustizia stronca ancora le analoghe norme, sostanzialmente copiate e incollate dal governo Renzi dentro il disegno legge concorrenza. Per fare un favore alla lobby delle assicurazioni, che spingono tantissimo affinché quelle regole siano introdotte. Un bel paradosso: almeno per la Rca, il ddl concorrenza di norme a favore della concorrenza non ne ha proprio, ed è, al contrario, anti-concorrenziale e liberticida, ledendo addirittura i diritti dei danneggiati negli incidenti stradali. Cosa che neppure Antitrust (vedi qui) e Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, vedi qui) hanno evidenziato. Non ci credete? Allora sentite la commissione giustizia.

GRAVE LIMITAZIONE – Il disegno legge concorrenza prevede tra le diverse condizioni che, qualora accettate, diano luogo a uno sconto significativo del prezzo della polizza assicurativa la rinuncia alla cessione del credito (l'automobilista dovrà difendersi da sé, senza l'aiuto del carrozziere indipendente) e il risarcimento in forma specifica presso carrozzerie convenzionate (scavalcando le carrozzerie indipendenti e dando il mercato Rca in mano alle assicurazioni più ancora di quanto già non sia). Ecco la commissione, sulla cessione di credito cancellata: “Si rileva una grave limitazione delle facoltà contrattuali degli assicurati espressamente riconosciute dal codice civile, e si attribuisce, invece, maggiore forza contrattuale all'assicuratore. La disposizione non risulta, inoltre, sorretta da adeguata giustificazione sotto il profilo dell'efficacia del contenimento del fenomeno delle frodi assicurative, la cui origine non risiede nell'istituto della cessione del credito in sé considerato. A fronte della prevedibile inefficacia rispetto allo scopo perseguito, si determina invece sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, una compressione sproporzionata e discriminatoria delle facoltà contrattuali di una specifica categoria di creditori”. Ed eccola sul risarcimento in forma specifica: “L'assicurato-danneggiato, a fronte del previsto sconto sul premio di polizza, perderà il diritto al risarcimento integrale del danno al mezzo, essendo obbligato a ripararlo presso una carrozzeria convenzionata, in totale stravolgimento dei principi codicistici in materia. La disposizione attribuisce inoltre, di fatto, all'assicuratore il potere di decidere le condizioni di mercato dell'autoriparazione, con prevedibile riduzione degli standard qualitativi e di sicurezza delle riparazioni. Si creerebbe altresì il rischio di creare un percorso privilegiato verso le imprese fiduciarie dell'assicuratore, spingendo le imprese indipendenti fuori dal mercato e limitando fortemente la capacità contrattuale in tale settore. Per tali ragioni, la disposizione andrebbe soppressa”. Capito? Grave limitazione dei diritti dei danneggiati, e regole del ddl da sopprimere. Lo evidenzia la stessa commissione giustizia: questa è (incredibilmente per un Paese civile, aggiungiamo noi) ben la seconda volta che queste regole vengono stroncate.

SUI TESTIMONI E SULLE TRUFFE – Il ddl stabilisce che, in caso di sinistri con soli danni alle cose, l'identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell'incidente deve essere comunicata entro il termine di presentazione della denuncia di sinistro e deve risultare dalla richiesta di risarcimento presentata all'impresa di assicurazione. Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell'incidente, l'identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l'inammissibilità della prova testimoniale addotta. Questa norma, dice la commissione, “pone delicate questioni di bilanciamento degli interessi, poiché introduce una deroga alle vigenti norme in materia di acquisizione delle prove testimoniali, giustificata dalla condivisibile ratio di contenimento del fenomeno delle frodi. Qualora si ritenesse di fondamentale importanza per la finalità anti-frode della norma porre una anticipazione del termine di identificazione dei testimoni, questo termine non potrebbe essere quello previsto dalla disposizione in esame, ma potrebbe essere quello della richiesta di risarcimento presentata all'impresa di assicurazione oppure quello relativo all'invito alla stipula della negoziazione assistita”. Insomma, un'altra gravissima limitazione dei diritti del danneggiato.

LESIONI FISICHE, ROBA CHE SCOTTA – L'articolo 7 del ddl individua una nuova disciplina del danno non patrimoniale inserendola nel codice delle assicurazioni private. Già, peccato che, sostiene la commissione, la disciplina prevista riduce notevolmente l'ambito risarcitorio. I pregiudizi dinamico-relazionali (danno esistenziale) devono essere “rilevanti” accertati su base documentale, mentre le “sofferenze psicofisiche” possono venire liquidate soltanto laddove di “particolare intensità”. Poi la stangata: “Nella disposizione in esame sembra che si voglia fare riferimento, quale unica voce risarcibile a titolo di danno non patrimoniale, al solo danno biologico, escludendo quello morale. Si rileva poi che la personalizzazione del risarcimento è fatta su basi di partenza inferiori rispetto ai parametri milanesi, considerato che all'inglobazione del danno morale non corrisponde un consequenziale aumento di percentuale di valore”. Ultimo ma non ultimo, la commissione giustizia critica aspramente l'articolo 9: questo estende i casi nei quali, sussistendo elementi che siano sintomo di frode, si applica una specifica procedura che consente all'impresa di assicurazioni di non presentare offerta di risarcimento. Qualora l'impresa attivi tale procedura, rifiutandosi di formulare l'offerta di risarcimento, l'assicurato può proporre l'azione di risarcimento davanti al giudice solo dopo aver ricevuto le determinazioni conclusive dell'impresa o in mancanza allo spirare del termine di sessanta giorni di sospensione della procedura. “Tale ultima disposizione andrebbe soppressa”, perché lede i diritti dei danneggiati. Come si vede, alla sconfitta per gli automobilisti, per le vittime della strada, per i carrozzieri indipendenti, corrisponderebbe la vittoria delle assicurazioni. Che potrebbero mettere le mani del tutto sui risarcimenti per danni alle cose e per lesioni fisiche. Questo per far scendere le Rca. Coi risarcimenti in forte calo, coi sinistri che scendono a picco, col traffico che diminuisce per via della crisi, i margini per importanti e significativi ribassi delle Rca esistono da tempo. Alla fine, il governo Renzi, che vuole fare questo regalone alle compagnie, si dimostra vecchio come e più degli esecutivi precedenti, i quali avevano almeno il pudore di non appiccicarsi addosso l'etichetta di governo nuovo o di politica nuova. Un esecutivo dalla parte della lobby assicurativa, per ben due volte nel giro di pochi mesi: vivi complimenti al premier e ai ministeri competenti, quello dello Sviluppo economico in primis. Perché è lì che è nato quel ddl concorrenza, almeno per la Rca fatto a pezzi ancora e di più dalla commissione giustizia. Adesso, siamo curiosi di sentire il parere della commissione finanze. A margine, rammentiamo il parallelo con la Francia, spesso citata a sproposito da presunti esperti per un confronto con le frodi in Italia. Ebbene, proprio in Francia, è appena stata varata la legge Hamon, che è l'esatto opposto del ddl concorrenza nostrano: le regole francesi sono davvero a favore della concorrenza e della libertà. Perché in questo casi la Francia non viene nominata? Perché non si fa un paragone con l'Italia?

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