Autovelox, l’Unione Europea indaga sulla sanatoria: cosa non quadra
L'UE accende un faro sul decreto autovelox del nostro Paese. C'è un rischio: la situazione può regredire ad aprile 2024, quando la Cassazione stabilì la necessità dell’omologazione ai fini della validità dei verbali
L'UE accende un faro sul decreto autovelox del nostro Paese. C'è un rischio: la situazione può regredire ad aprile 2024, quando la Cassazione stabilì la necessità dell’omologazione ai fini della validità dei verbali
Colpo di scena autovelox in Italia: tornano i dubbi sulla legittimità degli strumenti e quindi delle multe. La recente sanatoria introdotta dal ministero delle Infrastrutture è infatti sotto la lente della Commissione UE, riferisce il Sole. Perché? Il punto di partenza è che il dicastero il 3 febbraio 2026 ha notificato a Bruxelles il decreto di omologazione; dopodiché l’8 giugno è stato pubblicato il testo definitivo. Problema: i due testi sono diversi. Questo comporta un rischio pesante: si potrebbe regredire alla situazione caotica di aprile 2024, quando la Cassazione confermò la necessità dell’omologazione ai fini della validità dei verbali. Come indicato dal Codice della Strada (articolo 142 comma 6), ribadito da numerose sentenze dei Giudici di Pace.
OMOLOGAZIONE AUTOVELOX: LE PUNTATE DELLA TELENOVELA
In estrema sintesi, fino a marzo 2024, le tesi erano due. Da una parte chi sosteneva la necessità dell’omologazione, lunga, complessa e costosa. Dall’altra chi reputa (in particolare i Comuni) che sia sufficiente l’approvazione dei dispositivi, procedura molto più facile ed economica, sulla scorta di una circolare ministeriale.
Ad aprile 2024, la Cassazione ribadisce la necessità dell’omologazione (distinta dalla semplice approvazione) ai fini della validità dei verbali, scatenando una nuova ondata di cancellazioni di multe da parte dei Giudici di Pace. La legge è superiore gerarchicamente alle circolari, pertanto vale la prima: il Codice della Strada.
Il 3 febbraio 2026 il ministero delle Infrastrutture notifica alla Commissione UE lo schema del decreto di omologazione ai sensi della direttiva UE 2015/1535 (con un elenco contenente 15 autovelox omologati).
L’8 giugno 2026 viene pubblicato il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, che però presenta una difformità sostanziale rispetto a quello inviato all’UE.

QUAL È IL PROBLEMA: I NUMERI
Ed eccoci a ieri. C’è una denuncia del 6 agosto 2026 contro il decreto, presentata alla direzione generale Grow (mercato interno, industria, imprenditoria e pmi) della Commissione UE.
Nel mirino l’Allegato B al decreto: elenca gli autovelox che ricevevano l’omologazione direttamente senza passare dall’iter stabilito dal decreto stesso, sulla base di decreti esecutivi.
La denuncia segnalava una difformità sostanziale dell’Allegato rispetto allo schema di decreto notificato alla Commissione ai sensi della direttiva UE 2015/1535.
Nel testo dato all’UE ci sono 15 autovelox direttamente omologati, mentre in Gazzetta Ufficiale italiana ne vengono indicati 25. Di qui il faro acceso dall’Esecutivo comunitario, che intende andare a fondo alla cosa. I servizi amministrativi della Commissione hanno già preso contatto con le autorità italiane.
LO SCENARIO: IL GIOCO DELL’OCA RICOMINCIA DA CAPO?
La possibile presunta violazione delle procedure di notifica europee rischia di vanificare la sanatoria ministeriale, riaprendo il caos sui verbali: senza un’omologazione conforme alle norme UE, l’efficacia delle sanzioni torna a essere fortemente incerta e vulnerabile ai ricorsi.
Se l’UE imponesse al ministero delle Infrastrutture italiano la modifica del testo, questo andrebbe inviato a Bruxelles, in attesa di un eventuale via libero. Una sorta di gioco dell’oca, ormai vivo dal 1993: è da 34 anni che il Codice della Strada impone l’omologazione degli autovelox tramite decreto specifico.