Stabilimento Stellantis di Melfi
Stellantis, Melfi hub del premium non piace a tutti: “Rischio volumi bassi”
L'impianto Stellantis di Melfi si prepara a diventare il polo chiave nella produzione di vetture premium, ma per molti non è la soluzione
L'impianto Stellantis di Melfi si prepara a diventare il polo chiave nella produzione di vetture premium, ma per molti non è la soluzione
L’incontro avvenuto ieri a Roma tra il responsabile Europa di Stellantis, Emanuele Cappellano, e le principali organizzazioni sindacali, ha chiarito il futuro dello stabilimento di Melfi, destinato a diventare un hub del premium e del luxury con la produzione di auto del segmento medio-alto e di lusso. Per il sito lucano si tratta di un segnale sicuramente importante dopo aver quasi dimezzato la capacità produttiva nel 2025 (-47,2% sull’anno prima, peraltro già pessimo), tuttavia a fronte di alcuni commenti positivi si registrano le reazioni assai poco entusiaste della FIOM-CGIL, il principale sindacato dei metalmeccanici, secondo cui almeno tre modelli su cinque previsti a Melfi rischiano di avere volumi bassissimi, non rappresentando quindi una soluzione certa per il rilancio dello stabilimento.
IL FUTURO DELLO STABILIMENTO DI MELFI
Come è noto, le prospettive di ripresa della fabbrica Stellantis di Melfi sono legate soprattutto ai nuovi modelli sviluppati sulla piattaforma STLA Medium. La nuova Jeep Compass è in produzione già dallo scorso autunno con motorizzazioni MHEV e BEV, mentre da giugno è previsto l’avvio produttivo del Suv premium DS7, che andrà ad affiancare la DS8 e la nuova Lancia Gamma. Ma la vera svolta potrebbe arrivare con l’assegnazione di un quinto modello: un nuovo C-SUV multi-energia previsto per il 2028 in sostituzione dell’Alfa Romeo Tonale (oggi prodotta a Pomigliano) ma con un’impostazione stilistica e tecnologica più matura e ambizioni di mercato non solo europee.
Del resto bisogna fare in fretta, visto che sul fronte dell’occupazione l’attuale Contratto di Solidarietà per i lavoratori dell’impianto lucano scadrà il prossimo 26 giugno, con timore che in assenza di certezze sui volumi produttivi e sulle tempistiche di avvio dei nuovi modelli, l’attuale utilizzo degli ammortizzatori sociali possa trasformarsi in una situazione strutturale con relative ricadute occupazionali, oltre quelle già previste: ricordiamo infatti che nelle scorse settimane proprio a Melfi è stato raggiunto un accordo che contempla l’uscita incentivata di altri 425 lavoratori dopo i 500 dell’anno scorso.
LE REAZIONI DEI SINDACATI
Come anticipavamo, le reazioni dei rappresentanti dei lavoratori all’annuncio di voler trasformare Melfi in un hub del premium e del luxury sono contrastanti. La UILM-UIL ha “accolto positivamente” le conferme arrivate dall’incontro di Roma, trattandosi di un “segnale importante che rafforza le prospettive industriali del sito lucano e conferma la strategicità dello stabilimento nel piano produttivo del Gruppo“. Allo stesso tempo, però, il sindacato invita a mantenere alta l’attenzione sull’indotto, che continua a vivere una fase di forte difficoltà e che deve essere parte integrante del percorso di rilancio dell’intero settore automotive: “La salvaguardia dell’occupazione non può riguardare soltanto gli stabilimenti diretti, ma deve estendersi alle tante aziende e ai migliaia di lavoratori che compongono la filiera produttiva del territorio“.
Tiepida la FIT-CISL, secondo cui dall’incontro con Cappellano sono arrivati passi in avanti e conferme importanti per lo stabilimento di Melfi: “La conferma dei quattro modelli già assegnati e l’arrivo entro il 2028 del nuovo C-SUV Alfa Romeo rappresentano un segnale positivo“. Tuttavia viene ribadito che le assegnazioni produttive da sole non bastano: “Per garantire il futuro di Melfi e dell’intero comparto automotive lucano occorrono volumi produttivi adeguati, tempi certi di realizzazione dei programmi annunciati e ricadute concrete sull’occupazione“.

NON BASTA ASSEGNARE LE PRODUZIONI, BISOGNA GARANTIRE I VOLUMI
Tema, quello dei volumi produttivi adeguati, che preoccupa la FIOM-CGIL, non a caso molto critica sul programma di Stellantis per Melfi: “Per quanto concerne i volumi, bisognerà puntare solo sulla Jeep Compass e sulla nuova Alfa, peraltro prevista solo nel 2028, in quanto gli altri tre modelli, due DS e una Lancia, presumibilmente avranno volumi bassissimi“. Il sindacato invita pertanto l’azienda a trovare soluzioni che garantiscano volumi sufficienti a saturare tutti gli stabilimenti e quindi l’occupazione.
Preoccupazione anche tra gli operai: alcuni lavoratori del sito lucano ascoltati dal portale Basilicata24.it temono che con le auto premium e di lusso “Melfi farà la fine di Cassino“, l’impianto laziale in crisi nera che Stellantis, a quanto pare, sta cercando di mollare ai cinesi. “A noi servono auto che facciano volumi per permetterci di lavorare e sopravvivere“, dicono gli operai, “ma l’auto che dovrebbe fare da traino è la nuova Compass che costa oltre 40.000 euro, e quindi chissà quante ne venderanno“. Destinate a non fare grossi numeri neanche quelle del marchio DS, mentre la nuova Gamma e la futura Alfa Romeo sono al momento un’incognita: “Non ci vuole un mago per capire che con queste auto non arriveremo mai a saturare le produzioni a Melfi: non lavoreremo tutti, anzi, lavoreremo sempre meno, staremo di più in Cassa integrazione, ci saranno altri licenziamenti“.
Che nostalgia quando da Melfi uscivano modelli popolarissimi e vendutissimi come la Punto, la Grande Punto e, più recentemente, la Renegade: quelli sì che permettevano a tutti di lavorare…