Spettro diesel: 2,307 euro al litro dal 2 maggio 2026 senza taglio accise

Spettro diesel: 2,307 euro al litro dal 2 maggio 2026 senza taglio accise

Sono dolori per chi ha un'auto diesel: gasolio a prezzi stellari con la guerra in Iran, se il Governo non prolungherà il taglio delle accise

 

Sono dolori per chi ha un'auto diesel: gasolio a prezzi stellari con la guerra in Iran, se il Governo non prolungherà il taglio delle accise

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24 Aprile 2026 - 17:00

Triste record europeo italiano in vista: diesel a 2,307 euro al litro dal 2 maggio 2026. Questo accadrà se il taglio accise non verrà prolungato una seconda volta con un terzo decreto Carburanti, dice il Sole 24 Ore. Senza un intervento del governo Meloni, gli automobilisti che hanno una macchina a gasolio dovranno fare i conti con un rincaro immediato dovuto al ripristino dell’imposizione fiscale piena. Viste le quotazioni del petrolio che restano elevate, il rischio concreto è di superare soglie psicologiche critiche, rendendo il gasolio particolarmente oneroso rispetto al resto del continente e mettendo sotto pressione il bilancio familiare medio italiano.

SCENARIO CRITICO ALLA POMPA

Il settore dei trasporti e i consumatori italiani guardano con preoccupazione al calendario. La misura che ha garantito uno sconto di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio termina ufficialmente il 1° maggio. Se il Consiglio dei ministri non dovesse varare una proroga nelle prossime ore, dal 2 maggio il ritorno dell’accisa piena si tradurrebbe in un aumento secco e immediato alla colonnina. La criticità principale risiede nella natura stessa del provvedimento fiscale, che agisce istantaneamente sui listini applicati dalle compagnie petrolifere. A questo si aggiunge la volatilità del mercato energetico, con le quotazioni del Brent che stazionano sopra i 105 dollari al barile, alimentando timori per una tenuta dei prezzi già fragile.

PREVISIONI SUI PREZZI

Qualora venisse confermata la fine dello sconto, le stime basate sugli attuali livelli di mercato delineano uno scenario allarmante. La benzina potrebbe toccare quota 1,981 euro al litro, mentre il gasolio rischierebbe di sfondare il muro dei 2,307 euro al litro. Questo valore porterebbe il nostro Paese a detenere uno dei primati meno invidiati in Europa. Mentre la media comunitaria si attesta intorno a 1,890 euro al litro per la benzina, il diesel in Italia diventerebbe sensibilmente più costoso rispetto agli altri Stati membri. L’eccezione di nazioni come Malta, che mantiene prezzi fissi tramite interventi di calmierazione politica, evidenzia il divario crescente tra le strategie di gestione dei carburanti in Europa.

Spettro diesel a 2,307 euro al litro dal 2 maggio 2026 senza taglio delle accise

LE DIFFICOLTÀ DEL GOVERNO

Il dilemma che l’esecutivo si trova a fronteggiare è di natura finanziaria. Solo per coprire i 45 giorni di riduzione delle accise tra marzo e aprile, l’esecutivo ha impegnato un miliardo di euro. Reperire risorse simili in tempi brevi risulta complicato, soprattutto alla luce delle necessità di finanziare il nuovo Piano casa e il decreto volto a contrastare il lavoro povero. La priorità politica è orientata verso misure più selettive e mirate, seguendo i suggerimenti arrivati da istituzioni internazionali come il Fondo monetario. Si cerca di superare la fase degli interventi a pioggia per privilegiare aiuti focalizzati sulle fasce più vulnerabili della popolazione: d’altronde, le risorse sono scarsissime, e serve tagliare altrove per cercare l’ammontare sufficiente. È una coperta corta, senza via d’uscita.

BRUXELLES METTE PALETTI MOLTI RIGIDI

Parallelamente alla questione dei costi, il governo ha intrapreso un dialogo serrato con le istituzioni europee: l’obiettivo è ottenere una maggiore flessibilità nell’applicazione dei vincoli del Patto di Stabilità, proprio per consentire margini di spesa che al momento non sono disponibili. Nonostante la fermezza mostrata in sede di negoziazione, non sono ancora arrivate aperture concrete da parte di Bruxelles, che resta ancorata al rigore sui conti pubblici.

Il nodo centrale rimane la ricerca di un equilibrio tra la necessità di proteggere il potere d’acquisto dei cittadini dai rincari energetici e l’obbligo di mantenere i conti statali in ordine, evitando di compromettere la stabilità finanziaria nazionale in un momento di estrema delicatezza per l’economia dell’intera area. Il tutto mentre ci sono il peso gravosissimo del prestito UE all’Ucraina da 90 miliardi (siamo a oltre 200 miliardi da inizio guerra contro la Russia) e la rinuncia all’energia di Mosca, a bassissimo prezzo e di elevatissima qualità.

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