Sicurezza stradale: addio a 97 milioni per finanziare il taglio delle accise

Sicurezza stradale: addio a 97 milioni per finanziare il taglio delle accise

I fondi destinati alla sicurezza stradale vengono drasticamente ridotti per coprire la proroga dello sconto sui carburanti. Giusto o sbagliato?

 

I fondi destinati alla sicurezza stradale vengono drasticamente ridotti per coprire la proroga dello sconto sui carburanti. Giusto o sbagliato?

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23 Aprile 2026 - 13:20

Meno accise uguale meno sicurezza stradale. Perché? La recente approvazione dei due decreti Carburanti ha scatenato polemiche per via delle coperture finanziarie individuate dal governo: per garantire la proroga dello sconto sulle accise di benzina e gasolio fino al primo maggio, l’esecutivo ha dovuto operare pesanti tagli ai bilanci di diversi ministeri. A farne le spese è stato in particolare il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, che vede sottrarsi 96,5 milioni di euro originariamente previsti per interventi fondamentali. Tale manovra solleva dubbi significativi sulla reale priorità attribuita alla manutenzione delle strade italiane e alla tutela degli utenti, in un momento in cui la sicurezza infrastrutturale necessiterebbe di maggiori investimenti. È quanto emerge dai chiarimenti espressi in Commissione Bilancio del Senato, come spiega oggi il Fatto Quotidiano.

IMPATTO SUI TRASPORTI E LA SICUREZZA STRADALE

Il rischio concreto è che la sicurezza stradale passi in secondo piano, subendo una frenata nei programmi di ammodernamento dei tratti più pericolosi. La mobilità richiede risorse costanti per rispondere alle necessità di un parco auto sempre più complesso e di infrastrutture che mostrano i segni dell’usura: privare il settore di una cifra così rilevante significa ridurre la capacità di intervento immediato in situazioni di criticità.

VERSO UN FUTURO DI INCERTEZZA INFRASTRUTTURALE

Il sacrificio richiesto ai ministeri per finanziare lo sconto sulle accise pone un interrogativo fondamentale sul futuro delle strade italiane. Se da un lato l’esigenza di offrire un sollievo immediato agli automobilisti appare comprensibile a causa dell’inflazione, dall’altro il costo in termini di mancati investimenti appare sproporzionato: la manutenzione stradale non può essere considerata una spesa accessoria, ma una necessità per garantire l’incolumità dei cittadini e l’efficienza della logistica nazionale. La riduzione di 96,5 milioni di euro per il dicastero dei Trasporti rischia di trasformarsi in un debito di sicurezza che il Paese potrebbe pagare a caro prezzo nei prossimi anni. È essenziale monitorare attentamente quali progetti verranno effettivamente cancellati o posticipati a causa di questa contrazione delle risorse disponibili.

Sicurezza stradale, addio a 97 milioni per finanziare il taglio delle accise

IL TAGLIO ALL’AMBIENTE E LA TUTELA DEL TERRITORIO

Anche il ministero dell’Ambiente è stato chiamato a contribuire con un taglio complessivo di 16,7 milioni di euro: di questa somma, ben 15,5 milioni di euro verranno sottratti alla missione riguardante lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio. Ulteriori risorse pari a 9,5 milioni di euro saranno sottratte agli interventi per la salvaguardia della fauna, della flora e della biodiversità. Queste decisioni evidenziano una difficoltà estrema nel conciliare le esigenze di breve periodo, come il contenimento dei costi del pieno, con la necessaria pianificazione ambientale di lungo termine.

LE CONSEGUENZE SU ALTRI SETTORI STRATEGICI

I decreti Carburanti hanno colpito trasversalmente l’intera architettura dei ministeri. Il dicastero del Lavoro dovrà fare i conti con un taglio di 16,7 milioni di euro, che impatterà negativamente sulle politiche attive e sulla formazione professionale. Anche il comparto della giustizia penale e civile subisce una decurtazione di 10,5 milioni di euro. Il ministero dell’Interno, dal canto suo, vedrà ridursi le risorse di 30 milioni di euro, che andranno a gravare sui flussi migratori e, preoccupantemente, sulla prevenzione del rischio e il soccorso pubblico. Per non parlare degli inaccettabili tagli alla sanità, privata di circa 80 milioni. Si tratta di una scelta politica difficile che mette in competizione la riduzione del prezzo alla pompa con la gestione di pilastri fondamentali della vita civile e della sicurezza pubblica.

DAVVERO NON CI SONO ALTRE SOLUZIONI?

La nazione è in difficoltà economica, con forti debiti da ripagare all’Unione Europea, e con i costi dell’energia che si impennano, per non parlare delle questioni attinenti a pensioni e sanità. Poi ci sono i sacrifici pesantissimi a favore dell’Ucraina, e le sanzioni alla Russia che ci impediscono di comprare il gas a basso costo. Ma forse sarebbe opportuno valutare, mai come ora, altre soluzioni, anziché andare a tagliare i bilanci di settori chiave. In particolare, ci permettiamo di avanzare qualche proposta.

  • Abbattimento dei costi della politica: fortissima riduzione degli stipendi dei parlamentari.
  • Contrasto alla forte evasione fiscale: implementare strumenti di intelligenza artificiale per l’incrocio massivo delle banche dati, mirato a recuperare una quota significativa del tax gap, in riferimento ai grandi evasori.
  • Efficientamento della PA: ridurre la burocrazia improduttiva attraverso una digitalizzazione reale, che permetta di risparmiare sui costi di gestione senza tagliare i servizi ai cittadini.
  • Investimenti a moltiplicatore elevato: privilegiare la spesa in settori (come infrastrutture tecnologiche o green economy) che generano una crescita del PIL superiore alla spesa iniziale, migliorando così il rapporto debito/PIL.
  • Revisione della spesa: estendere il criterio dei costi standard a tutti gli enti locali e alle aziende partecipate pubbliche. Questo permette di eliminare gli sprechi confrontando i costi di gestione di enti simili ed eliminando le inefficienze che portano a disparità di spesa sul territorio.
  • Razionalizzazione delle partecipate locali: ridurre drasticamente il numero di società partecipate dagli enti locali che operano in ambiti non strategici o che presentano bilanci in perdita cronica, favorendo aggregazioni per ottenere economie di scala.
  • Ottimizzazione della gestione del patrimonio immobiliare pubblico: censire e valorizzare gli immobili statali inutilizzati o sottoutilizzati, alienando quelli non necessari o riqualificandoli per ridurre i costi di affitto passivo che lo Stato paga a privati per ospitare uffici pubblici.

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