Taglio accise, proroga di maggio a rischio: “Costa 1 miliardo al mese” pompa benzina

Taglio accise, proroga di maggio a rischio: “Costa 1 miliardo al mese”

Nuova proroga del taglio delle accise dopo il 1° maggio? Per il ministro Pichetto è difficile, considerando che finora la misura è già costata 1 miliardo

 

Nuova proroga del taglio delle accise dopo il 1° maggio? Per il ministro Pichetto è difficile, considerando che finora la misura è già costata 1 miliardo

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13 Aprile 2026 - 11:45

La questione delle accise sui carburanti resta al centro del dibattito politico ed economico italiano, trasformandosi in una patata bollente per l’esecutivo. Da un lato, c’è la pressione dei cittadini e delle imprese che chiedono un abbassamento dei prezzi alla pompa; dall’altro, la ferrea necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici in un momento di estrema fragilità finanziaria. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha espresso chiaramente i suoi dubbi, sottolineando come ogni intervento di proroga del taglio (quello attuale vale fino al 1° maggio) rischi di trasformarsi in una manovra a debito insostenibile.

TAGLIO ACCISE: IL NODO DEL DEFICIT

Secondo il ministro, prorogare i tagli indiscriminati significherebbe di fatto tassare tutti i cittadini in modo indiretto, poiché il buco di bilancio creato dovrebbe poi essere ripianato attraverso altre forme di prelievo fiscale o con l’aumento del debito pubblico. In un contesto in cui l’Italia deve rispettare gli obiettivi di rientro concordati con l’Europa, sforare il 1% o il 2% di deficit per finanziare il carburante viene visto come un azzardo pericoloso. Pichetto ribadisce che agire a debito non è una soluzione strutturale, ma solo un palliativo temporaneo che espone il Paese a rischi speculativi sui mercati finanziari. Il governo deve dunque navigare a vista, cercando di bilanciare il consenso elettorale con la responsabilità contabile, evitando di promettere agevolazioni che le casse dello Stato non possono permettersi nel lungo periodo. Pichetto ha ricordato infatti che i due provvedimenti per tagliare le accise sono costati all’incirca 1 miliardo di euro.

L’OCCIDENTE E LE RICHIESTE DELL’OCSE

A complicare ulteriormente il quadro per il governo italiano è intervenuto il monito dell’OCSE. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che ha chiesto esplicitamente di eliminare i tagli delle tasse sui carburanti fossili. L’organizzazione internazionale preme affinché gli Stati membri cessino i sussidi ai combustibili inquinanti, spingendo invece verso una transizione ecologica più decisa e rapida. Secondo l’OOCS, mantenere i prezzi artificialmente bassi attraverso la riduzione della pressione fiscale danneggia l’ambiente e distorce anche le dinamiche del mercato energetico. Ignorare questi suggerimenti potrebbe tradursi in sanzioni o, peggio, in un isolamento politico in sede di definizione delle politiche Green Deal europee. La sfida è quindi trovare una via di mezzo che permetta di non affossare l’economia reale senza però tradire gli impegni presi sul fronte della sostenibilità.

Accise o non accise sui carburanti: il dilemma del ministro Pichetto Fratin

LE RICADUTE SUL PREZZO ALLA POMPA

Tuttavia, senza un intervento correttivo sulle accise, i prezzi di benzina e gasolio sono destinati a rimanere elevati, influenzati dalle quotazioni internazionali del greggio e dalle tensioni geopolitiche. Le associazioni dei consumatori denunciano da tempo che l’Italia detiene uno dei record europei per la tassazione sui carburanti, con una quota di imposte che supera spesso il 50% del prezzo totale. In questo scenario, il governo sembra intenzionato a firmare un’ulteriore proroga anche dopo il 1° maggio solo in caso di emergenza estrema, ovvero se il prezzo dovesse superare soglie psicologiche critiche come i 2 euro al litro. La strategia attuale è quella della prudenza estrema, monitorando l’andamento del Brent ma tenendo i cordoni della borsa ben stretti per evitare di bruciare miliardi di euro in pochi mesi di agevolazioni fiscali.

IN MEZZO ALLA TEMPESTA

Se il governo non dovesse confermare gli aiuti, il rischio è quello di un effetto domino che colpirebbe la distribuzione alimentare e industriale in tutto il territorio nazionale. Gli autotrasportatori chiedono da tempo una riforma strutturale delle accise mobili, che permetta di abbassare automaticamente le tasse quando il prezzo industriale del carburante sale oltre una certa soglia. Ma anche questa proposta si scontra con la necessità del ministero dell’Economia di avere entrate certe e prevedibili per coprire la spesa pubblica. Il dilemma resta dunque irrisolto: favorire la competitività delle imprese o garantire la stabilità dei conti pubblici.

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