Incidenti stradali Europa: calano i morti nel 2025, ma obiettivo UE 2030 resta un miraggio Incidente auto moto

Incidenti stradali Europa: calano i morti nel 2025, ma obiettivo UE 2030 resta un miraggio

Calano gli incidenti in UE, ma il ritmo della discesa non è ancora sufficiente per centrare il traguardo del dimezzamento dei morti entro il 2030

 

Calano gli incidenti in UE, ma il ritmo della discesa non è ancora sufficiente per centrare il traguardo del dimezzamento dei morti entro il 2030

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24 Marzo 2026 - 14:40

Secondo i dati preliminari pubblicati dalla Commissione Europea, nel 2025 le vittime di incidenti stradali nell’UE (19.400) sono diminuite del 3% rispetto all’anno precedente, con l’Italia a -4%. Tuttavia, il ritmo attuale è insufficiente per raggiungere il traguardo “Vision Zero”: il dimezzamento dei morti e dei feriti gravi fra il 2019 (anno pre Covid) e il 2030 appare una sfida quasi impossibile da vincere.

INCIDENTI: EUROPA SPACCATA IN DUE

La riduzione è il risultato di dinamiche estremamente diverse tra i vari Stati membri. Mentre alcuni Paesi del Nord Europa, come Svezia e Danimarca, continuano a mantenere i tassi di mortalità più bassi al mondo (vicini ai 20 morti per milione di abitanti), l’Est Europa e alcune zone del Sud mostrano ancora criticità strutturali. In cima alla classifica della sicurezza troviamo ancora una volta i Paesi scandinavi, mentre nazioni come Romania e Bulgaria, pur facendo registrare timidi miglioramenti, presentano tassi di mortalità che superano i 70 decessi per milione di abitanti.

IL CASO ITALIA

L’Italia (-4% di vittime, come anticipato dal report parziale ACI-Istat) è un caso a sé. Restano critici i dati relativi ai centri urbani e alle strade extraurbane secondarie. In particolare, la vulnerabilità degli utenti “deboli” – in primis pedoni ma anche ciclisti e utilizzatori di monopattini – rappresenta il tallone d’Achille del sistema viario italiano, come noto da anni. La sicurezza nelle città non sembra tenere il passo con quella dei grandi assi di comunicazione.

Incidenti stradali in Europa 2025

OBIETTIVO 2030: PERCHÉ IL TRAGUARDO È A RISCHIO

La Commissione Europea si è posta l’ambizioso obiettivo di ridurre del 50% il numero di morti e feriti gravi entro il 2030. A oggi, i progressi medi annui si attestano ben al di sotto della soglia necessaria per centrare il target (guarda grafico in alto). Per riuscirci, servirebbe un calo costante di almeno il 7-10% ogni anno, una cifra lontana dal -3% registrato nell’ultimo esercizio. Secondo l’UE, urgono un’accelerazione decisa negli investimenti sulle infrastrutture e una riforma profonda della mobilità urbana. Il problema non è solo il numero di morti, ma anche l’elevato numero di feriti gravi che riportano disabilità permanenti, con costi sociali ed economici che gravano pesantemente sui sistemi sanitari nazionali.

LE CAUSE DEGLI INCIDENTI: DISTRAZIONE E VELOCITÀ AL PRIMO POSTO

Nonostante le auto siano sempre più sicure, il fattore umano rimane la causa principale di oltre il 90% dei sinistri. La distrazione legata all’uso dello smartphone alla guida è diventata la “nuova epidemia” delle strade europee. Seguono l’eccesso di velocità e la guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti. Mentre la tecnologia dei veicoli corre (frenata automatica d’emergenza, mantenimento della corsia, monitoraggio della stanchezza), lo stato delle infrastrutture in molti Paesi UE appare stagnante. Strade mal illuminate, segnaletica obsoleta e assenza di barriere protettive per i motociclisti sono fattori che contribuiscono a mantenere alto il numero di vittime.

L’Europa sta spingendo per la digitalizzazione delle strade (C-ITS), ovvero sistemi che permettono ai veicoli di comunicare tra loro e con l’infrastruttura stessa per prevenire collisioni agli incroci o segnalare pericoli dietro curve cieche. Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie richiede investimenti miliardari che non tutti i Paesi sono pronti a sostenere con la stessa rapidità.

QUESTIONE GIOVANI: CAUTELA

L’UE evidenzia un dato: “Una crescente preoccupazione è rappresentata dalla percentuale sproporzionatamente elevata di giovani (18-24 anni) e anziani (di età superiore ai 65 anni) morti per incidenti stradali, in particolare tra le persone in bicicletta“. Anche a livello nazionale, sono spesso i giovani a finire nel mirino. Infatti, la riforma del Codice della Strada di dicembre 2024 ha, ancora una volta, cambiato le regole sui neopatentati. Come stanno le cose?

Dal punto di vista statistico, come ci insegnano le compagnie di assicurazione, indubbiamente i ragazzi hanno precise responsabilità. Tuttavia, i guidatori esperti e quelli più maturi non possono tirarsi fuori dalla questione, essendo essi stessi parte del problema.

  • Primo: non danno il buon esempio ai giovani (figli, nipoti o conoscenti che siano).
  • Secondo: non sono in grado di trasmettere la cultura della sicurezza ai ragazzi. Vedi in proposito l’uso scorretto dello smartphone al volante, il mancato utilizzo dei seggiolini, la guida dopo aver bevuto alcol in abbondanza.

Il percorso verso una messa in sicurezza delle strade in Italia e in Europa era e resta pieno di ostacoli.

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