Taglio accise diesel: con lo sconto dimezzato, batosta per gli automobilisti
L'esecutivo proroga lo sconto fiscale sui carburanti fino al 6 giugno 2026, ma dimezza il taglio delle accise sul diesel
L'esecutivo proroga lo sconto fiscale sui carburanti fino al 6 giugno 2026, ma dimezza il taglio delle accise sul diesel
Il Governo Meloni allunga il taglio delle accise, ma dimezza la sforbiciata per le tasse sul diesel: per chi ha una macchina a gasolio, sono dolori. Quindi 5 centesimi al litro per la benzina (6,1 IVA inclusa) e 10 centesimi al litro per il diesel (12,2 IVA inclusa). Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il quarto decreto carburanti che estende il taglio temporaneo delle accise dal 23 maggio fino al 6 giugno 2026, con lo sconto fiscale sulla componente diesel che crolla da 20 a soli 10 centesimi al litro. Questa scelta serve a reperire risorse fresche per finanziare le coperture destinate al settore dell’autotrasporto. Per gli automobilisti che possiedono una vettura a gasolio si preannuncia un periodo molto difficile, con un immediato aumento dei costi per ogni singolo rifornimento alla pompa.
TAGLIO ACCISE DIMEZZATO PER IL DIESEL, CHE VOLA A 2 EURO
L’impatto di questo provvedimento si farà sentire da subito sulle tasche dei consumatori italiani che utilizzano veicoli alimentati a gasolio: il listino alla pompa schizza subito attorno a 2 euro al litro. Grosso modo, un pieno costa 6 euro in più. L’Italia sale al 6° posto tra i Paesi col prezzo medio del diesel più elevato, dietro a Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio. La decisione ha sollevato forti polemiche da parte delle associazioni dei consumatori, le quali denunciano come questa rimodulazione vada a colpire in modo selettivo una specifica categoria di utenti della strada, aggravando una situazione economica già complessa a causa delle tensioni energetiche internazionali. Se da un lato questa manovra salva il comparto produttivo e logistico scongiurando il blocco totale delle merci, dall’altro trasferisce l’intero costo economico sui privati cittadini: i proprietari di utilitarie o berline diesel diventano così i principali finanziatori degli aiuti concessi ai grandi autoveicoli industriali, subendo un rincaro forzato del carburante.
IL CONTESTO ENERGETICO E IL NEGOZIATO CON L’UNIONE EUROPEA
La nuova normativa si inserisce in un quadro di forti oscillazioni dei mercati petroliferi, fortemente influenzati dalla crisi in corso in Iran e in Medio Oriente. Il Governo ha ribadito la necessità di monitorare l’evoluzione dei prezzi internazionali prima di varare interventi strutturali a lungo termine. Punta a portare la discussione sul caro energia all’interno del prossimo vertice del G7 per chiedere un’azione coordinata a livello comunitario. Fino al 6 giugno 2026 la situazione rimarrà bloccata su queste posizioni, dopodiché l’esecutivo dovrà decidere se rinnovare ulteriormente la misura o se procedere a una cancellazione definitiva degli sconti fiscali. La Guardia di Finanza e il Garante per la sorveglianza dei prezzi manterranno un livello di vigilanza molto alto sui distributori autostradali e urbani per evitare speculazioni e aumenti ingiustificati che superino i 10 centesimi previsti dal decreto.

AUTOTRASPORTO: NIENTE SCIOPERO
Sempre nel decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, recante “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi e di sostegno alle attività economiche per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio, ci sono buone nuove per gli autotrasportatori: un credito d’imposta per 300 milioni di euro, la compensazione del rimborso accise trimestrale portata a 30 giorni e la possibilità di dilazionare il pagamento delle imposte. Le associazioni di categoria – soddisfatte dell’accordo raggiunto – hanno sospeso il fermo nazionale, inizialmente previsto dal 25 al 29 maggio.
LE RISORSE DA DOVE ARRIVANO?
Si ripropone il tema delle risorse per il taglio, che costa allo Stato un miliardo di euro al mese: 251 milioni si ottengono decurtando ulteriormente il fondo automotive creato nel 2022 per sostenere la riconversione del settore. Quindi il sussidio ai combustibili fossili viene pagato con le risorse che avrebbero dovuto contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti inquinanti, riporta il Fatto. Poi, 65 milioni per il 2026 e 80 per il 2027 vengono sottratti al Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa. Ulteriori 80 milioni sono tolti al tesoretto previsto dall’ultima legge di Bilancio per finanziare “interventi normativi in materia di mobilità”.