SERMI: perché è obbligatorio, come funziona e chi deve certificarsi?
La certificazione SERMI: requisiti, impatti per le officine, contesti in cui è da intendersi obbligatoria e i necessari strumenti diagnostici
La certificazione SERMI: requisiti, impatti per le officine, contesti in cui è da intendersi obbligatoria e i necessari strumenti diagnostici
L’incontro “SERMI: perché è obbligatorio, come funziona e chi deve certificarsi?” ha aperto la terza giornata dell’AFTERMARKET & SERMI FORUM, il ciclo di conferenze organizzato da SICURAUTO.it durante Autopromotec 2025 a Bologna per favorire il confronto e lo scambio di idee tra gli addetti ai lavori del mondo dell’autoriparazione e dell’Aftermarket. L’incontro ha rappresentato un’ottima occasione per capire davvero tutto sul mondo del SERMI e approfondire il tema chiave dell’accesso sicuro e standardizzato alle funzioni di sicurezza dei veicoli.
SERMI: PERCHÉ È IMPORTANTE E NON UN SEMPLICE BALZELLO
I due relatori Massimiliano Ferlini del Consorzio AssoRicambi e Manuel Turchetto di Launch Italy, in poco più di mezzora hanno descritto ogni aspetto normativo e operativo del SERMI, chiarendo requisiti, impatti per le officine, contesti in cui la certificazione è da intendersi obbligatoria nonché i necessari strumenti diagnostici. Il pubblico, composto per lo più da autoriparatori, ha seguito con grande attenzione le spiegazioni operative accompagnate pure da un video, dimostrando di avere voglia di aggiornarsi ed evolversi, con l’ambizione di trasformarsi in veri e propri imprenditori. Non a caso il claim per il progetto scelto dal direttore di SICURAUTO.it e moderatore del forum Claudio Cangialosi è “Imprenditore faber fortunae suae“, sulla scia del motto di Autopromotec “Homo faber fortunae suae”, proprio a sottolineare la centralità dell’imprenditore e la sua importante voglia di (in)formarsi per far crescere l’azienda e farla navigare nell’era del cambiamento e dell’innovazione.
Il direttore Cangialosi ha subito specificato che la certificazione SERMI non è un obbligo di legge in senso stretto per l’autoriparatore, ma lo diventa (di fatto) per chi vuole continuare a fare alcune operazioni – oggi sotto “login SERMI” – sui veicoli dei propri clienti, senza doversi più rivolgere alle officine autorizzate. Un grosso vantaggio per gli operatori dell’independent aftermarket – fortemente voluto dalle associazioni che li rappresentano in Europa – ma che se non colto in modo puntuale, potrà diventare un tentativo poco efficace di rendere l’accesso alle informazioni tecniche (RMI), e alle centraline delle auto, standardizzato.

FERLINI: COS’È IL SERMI E QUALI SONO I VANTAGGI DELLA CERTIFICAZIONE
Il primo relatore Massimiliano Ferlini, responsabile della rete nazionale Asso Service del Consorzio Asso Ricambi, ha illustrato in modo approfondito la natura, la funzione e le implicazioni della certificazione SERMI (Security Related Vehicle Repair and Maintenance Information), cercando di fare chiarezza su un tema ancora poco conosciuto ma destinato a impattare in maniera significativa il mondo dell’autoriparazione indipendente.
Il SERMI, ha ricordato Ferlini, nasce come attuazione concreta dell’art. 61 del Regolamento (UE) 2018/858, che obbliga i costruttori di veicoli a rendere accessibili le informazioni diagnostiche di bordo del veicolo (OBD) e le informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo (RMI) agli autoriparatori indipendenti (IO) e delle società di Servizi Remoti (RSS). Il SERMI è quindi lo schema di certificazione ispettivo proprietario per l’accesso anonimo, standardizzato e verificato alle informazioni e funzioni diagnostiche legate alla sicurezza del veicolo (come codifica delle chiavi, antifurto, immobilizer, ecc.) sui portali tecnici delle case costruttrici. Il via ufficiale in Italia è avvenuto il 1° febbraio 2025 e diverse officine e costruttori vi hanno già aderito.
Il relatore ha chiarito che la certificazione è necessaria per diverse figure: l’officina, i singoli operatori (meccanici, meccatronici), i fornitori di servizi remoti e i loro dipendenti, specificando che l’accesso del dipendente dell’officina alle informazioni RMI (Repair and Maintenance Information) è consentito esclusivamente se l’azienda di appartenenza risulta anch’essa certificata SERMI.
La certificazione SERMI serve per “ottenere il permesso” di eseguire funzioni diagnostiche relative alla sicurezza del veicolo (p.es. aggiungere chiavi o programmare centraline che condividono informazioni con l’immobilizer del veicolo). Su questo Manuel Turchetto ha spiegato – vedi sotto – che alla fine, in ambito operativo, il numero di centraline ed operazioni “sotto SERMI” sono molte di più.
L’intero processo di certificazione avviene online tramite i CAB (Conformity Assessment Body) accreditati, che per l’Italia sono Bureau Veritas, DEKRA, KIWA, RINA, allegando la documentazione richiesta. I CAB forniscono, in alcuni casi, l’assistenza necessaria per supportare gli operatori nell’invio dei documenti (autocertificazioni, casellario giudiziario, contratti di assunzione, etc) ed evitare che la richiesta venga respinta a causa di un errore o di una mancanza. Il certificato ha una validità di 60 mesi, durante i quali è prevista una ispezione senza preavviso per verificare la correttezza dei dati.
Ferlini ha sottolineato che il SERMI, sebbene possa essere percepito come un obbligo tecnico-burocratico di cui se ne poteva fare a meno, presenta in realtà diversi vantaggi: accesso semplificato e anonimo ai portali dei costruttori con un unico login, digitalizzazione delle autorizzazioni, garanzia di intervento da parte di operatori professionali e certificati e maggiore competitività dell’officina. Ha paragonato la certificazione a uno “scudetto” da esibire con orgoglio: un simbolo distintivo di qualità, legalità e competenza, in un mercato che punta sempre più verso l’eccellenza e la tracciabilità degli interventi.

TURCHETTO: VI SPIEGO COME USARE LA CERTIFICAZIONE SERMI
Ha poi preso la parola Manuel Turchetto, Dipartimento Tecnico e Sviluppo Launch Italy, che ha illustrato con un esempio pratico l’impatto della certificazione SERMI nel lavoro quotidiano delle officine, evidenziandone l’importanza per l’accesso ai sempre più richiesti servizi di remotizzazione (ossia quando il fornitore di servizi da remoto, come Launch Italy, esegue determinate operazioni su un veicolo per nome e per conto di un’officina). Solo nel 2024, l’oggettiva difficoltà dell’utilizzo dei sistemi Passthru ha fatto si che l’88% dei clienti dotati di strumentazione diagnostica Launch abbia richiesto almeno un servizio di remotizzazione.
Ma quindi cos’è cambiato negli ultimi mesi? È cambiato che con l’avvento del SERMI alcune funzioni relative all’immobilizer del veicolo o alla sua geolocalizzazione oggi non sono possibili se non previa esistenza di abilitazioni SERMI. Prima, ha spiegato Turchetto, se qualcuno gli avesse chiesto, ad esempio, la codificazione di una nuova chiave, poteva procedere senza problema alcuno. Adesso, invece, se dovesse provare ad avviare la procedura di codificazione della chiave, lo strumento originale lo bloccherebbe chiedendogli la delega e la certificazione SERMI dell’officina che ha richiesto l’operazione. Certificazione che è richiesta sia agli autoriparatori indipendenti che alle aziende che erogano servizi da remoto (Launch Italy è stata la prima azienda in Italia ad ottenere la certificazione) che dovranno – entrambe – tenere traccia di tutte le operazioni fatte utilizzando l’accesso SERMI (in un apposito registro da tenere in caso di controlli o necessità).

La certificazione SERMI consente quindi – come detto sopra – di ottenere il permesso di eseguire funzioni diagnostiche relative alla sicurezza del veicolo (p.es. aggiungere chiavi o programmare centraline che condividono informazioni di sicurezza), oltre che l’ordinazione di parti che dialogano con l’immobilizer del veicolo.
Dopo questa introduzione, Turchetto ha poi mostrato un video esplicativo di accesso al SERMI, descrivendo un caso concreto svoltosi nella sua azienda: la messa in servizio di un bloccasterzo (ESL) su una Jeep Renegade. L’intervento ha richiesto l’autorizzazione SERMI da parte dell’officina cliente attraverso l’app Digidentity (l’APP che viene usata per il login centralizzato SERMI, vedi questo approfondimento). Il processo è avvenuto in due fasi: prima l’officina ha creato e inviato la “delega SERMI”, poi l’operatore RSSe (l’operatore del fornitore di servizi da remoto) l’ha accettata per proseguire. È stata tracciata ogni operazione, registrando chi ha fatto cosa e per quale veicolo, garantendo così la massima trasparenza. La seguente slide mostra i passaggi principali da compiere mentre nel video a fondo pagina trovate l’intera procedura (la spiegazione parte dal minuto 22:30).
DOMANDA FINALE: PERCHE GLI AUTORIPARATORI DOVREBBERO CERTIFICARSI COL SERMI?
La conferenza si conclusa con una domanda finale di Claudio Cangialosi ai due relatori: perché un autoriparatore, spesso oberato da mille impegni e magari scettico verso quello che percepisce come un ulteriore balzello piovuto dall’alto, dovrebbe decidere di certificarsi SERMI? Massimiliano Ferlini ha risposto sottolineando che sì, il processo è effettivamente più complesso rispetto al passato e può sembrare macchinoso. Tuttavia, questa maggiore complessità è il prezzo da pagare per una standardizzazione europea dell’accesso alle informazioni tecniche e ai sistemi dei veicoli. Il SERMI nasce per tutelare e consolidare i diritti acquisiti dagli autoriparatori indipendenti negli anni, grazie anche all’azione delle associazioni di categoria a livello europeo. Senza un sistema standard e condiviso, queste conquiste rischierebbero di andare perdute.
Ferlini ha evidenziato anche l’importanza strategica del SERMI: con un’unica certificazione è possibile accedere a una vasta gamma di dati e funzionalità di moltissimi costruttori, aprendo nuove opportunità per le officine. Inoltre, ha lanciato un appello diretto alla responsabilità imprenditoriale degli autoriparatori: l’investimento richiesto, pari a circa 250-300 euro l’anno, è minimo se paragonato ai benefici potenziali. Se l’adesione al sistema SERMI dovesse rivelarsi bassa, l’Europa potrebbe rimettere tutto in discussione, vanificando gli sforzi fatti finora.
Anche Manuel Turchetto ha ribadito il valore pratico e immediato del SERMI, collegandolo alla continuità dei servizi: chi è abituato, ad esempio, a offrire la codifica delle chiavi ai propri clienti, senza la certificazione non potrà più farlo legalmente. In tal caso, il cliente sarà costretto a rivolgersi direttamente ai costruttori o ad altre officine certificate. Il SERMI, dunque, è una garanzia di professionalità e competitività, perché permette di mantenere e ampliare la propria offerta, allineandosi agli standard richiesti dai costruttori.
In sintesi, i relatori hanno chiarito che il SERMI non è un ostacolo, ma un investimento per il futuro delle officine indipendenti.
Se vuoi approfondire, guarda l’intera conferenza “SERMI: perché è obbligatorio, come funziona e chi deve certificarsi?“, andata in scena il 23 maggio 2025 durante la terza giornata dell’evento AFTERMARKET & SERMI FORUM.

