Takata fa mea culpa sugli airbag difettosi: USA implacabili, Europa scandalosa

Gli airbag killer finiscono in tribunale: Takata ammette le colpe, gli USA vogliono l'estradizione per 3 suoi manager. l'Europa non dà segni di vita

28 febbraio 2017 - 16:07

C'è un altro scandalo planetario che sembra non finire mai come il dieselgate: l'avrete capito, si tratta degli airbag Takata, i salvavita che si potevano trasformare in subdoli killer. La vicenda, dopo decine di milioni di richiami, molte vittime, dissesti finanziari e persino accuse di omissione nella presentazione di documenti (leggi di Autoliv che accusa Takata dopo lo scandalo degli airbag) riesce a cambiare ancora registro. Non soltanto Takata accetta l'accusa di frode, e relativa sanzione miliardaria, ma il sospetto arriva a lambire le Case. Il tutto nel silenzio assordante dell'Europa.

AMMETTO LE MIE COLPE La notizia è molto recente e riferisce di Takata che ammette di aver commesso il reato di frode in relazione ai suoi airbag difettosi. Ricorderete infatti che il propellente dei gonfiatori inseriti negli airbag incriminati era il nitrato d'ammonio, un composto suscettibile di alterazione se esposto a condizioni di alta temperatura e umidità (leggi che Takata abbandona il nitrato d'ammonio ma il richiamo lievita ancora). La carica poteva così esplodere con troppa intensità, rompendo il contenitore e proiettando schegge così pericolose da aver provocato almeno 16 vittime e molti feriti. Takata ha accettato di pagare una sanzione di 1 miliardo di dollari (850 milioni di indennizzo alle Case, 125 milioni per le vittime e 25 milioni al governo USA) ma il governo si è “accontentato”.

COSA FA L'EUROPA? La sanzione comminata, in base alle leggi USA, poteva arrivare anche a 1,5 miliardi di dollari ma il giudice del caso, George Caram Steeh, ha detto che un importo così ingente avrebbe probabilmente fatto chiudere l'Azienda. Ha poi aggiunto: “se la distruzione di Takata sarebbe probabilmente un risultato equo, questo non aiuterebbe a risarcire le vittime”. Nella sua dichiarazione di colpevolezza Takata ha ammesso di aver nascosto che milioni dei suoi inflator potevano esplodere con troppa forza e il suo Direttore finanziario Yoichiro Nomura, parlando a nome della Società, ha detto che è stato un comportamento “del tutto inaccettabile”.

Queste condanne esemplari non sono rare negli USA che sembrano non guardare in faccia a nessuno: Takata è giapponese, certo, Volkswagen è tedesca ma il Governo e gli Enti USA non hanno certo risparmiato le aziende americane (leggi dell'ennesima sanzione a GM per lo scandalo dei blocchetti di avviamento). Come rilevato dal sempre attento Maurizio Caprino del Sole 24 Ore la giustizia americana vuole persino l'estradizione di 3 manager di Takata (accusati di aver falsificato rapporti delle prove sugli airbag) mentre l'Europa e l'Italia sembrano silenti, come nel caso dell'ABS difettoso delle Matiz sul quale la casa è intervenuta con colpevole ritardo.

I SOSPETTI SULLE CASE Ricorderete le (blande) pressioni esercitate dalla Commissione Europea perché Volkswagen indennizzi anche i clienti europei e le accuse a diversi Stati, accusati di “proteggere” i Costruttori nazionali? (leggi come l'Europa punirà i Paesi che chiudono gli occhi sui test) Forse lo scandalo Takata darà un'altra occasione per verificare l'imparzialità delle Istituzioni americane: il giudice Steeh ha respinto le richieste degli avvocati delle vittime di ritardare la sentenza, una domanda inoltrata perché temevano che questo avrebbe avvantaggiato la difesa delle Case, che sarebbero apparse come ingannate da Takata.

Il giudice ha ribattuto che se gli OEM sono colpevoli questo sarebbe emerso durante il dibattimento e in effetti ciò potrebbe accadere perché i querelanti hanno portato in tribunale documenti che proverebbero come Honda, Toyota, Nissan, BMW e anche l'americanissima Ford fossero a conoscenza della pericolosità degli airbag Takata prima di installarli in milioni di veicoli. Sembra che nel 2009, dopo una rottura, uno di questi OEM abbia descritto il problema come “uno nel quale un dispositivo di protezione dei passeggeri è stato trasformato in un'arma per uccidere”. Jalopnik riporta che i documenti dimostrerebbero che Ford ha scelto gli inflater Takata nonostante le obiezioni del suo esperto, che li sconsigliava perché basati sul nitrato d'ammonio, considerato instabile e sensibile all'umidità. Ford avrebbe quindi approvato l'uso di inflater Takata anche se sapeva che essi non erano conformi alle specifiche USCAR (un consorzio per ricerca, sviluppo e standardizzazione fondato da Ford, FCA e GM). Già nel 2000 USCAR aveva indicato requisiti specifici per i gonfiatori contenenti nitrato di ammonio proprio per la loro rischiosità. Sembra anche che, conscia dei rischi, la Casa già nel 2005 avesse fatto pressione perché Takata aggiungesse un agente essiccante al propellente ma che avesse comunque continuato ad installare componenti privi dell'agente stesso. Evidenze analoghe sembrano esserci anche per Honda, che alla fine del 2009 aveva già contezza di 14 rotture sul campo ( 2 anni dopo erano salite a 27): cosa accadrà ora?

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