Airbag difettosi: Takata abbandona il nitrato, ma il richiamo lievita a dismisura

L'ultimo incidente causato da un airbag Takata risale a 1 mese fa e l'NHTSA potrebbe allargare il richiamo a oltre 100 dei 25 milioni di auto iniziali

24 febbraio 2016 - 17:02

L'affaire Takata continua ad occupare i desk delle Redazioni, in un flusso di dati che sembra non dover finire più. Altre notizie sono infatti annunciate e implicano un'ulteriore “crescita” del più grande richiamo, nel settore dei prodotti consumer, della storia degli Stati Uniti.

IL TRISTE CONTEGGIO SI ALLUNGA – Il consuntivo ad oggi è già vertiginoso: le Case automobilistiche hanno già emesso richiami per circa 25 milioni di veicoli, accomunati dall'essere equipaggiati dagli airbag difettosi prodotti dal fornitore globale Takata. Questi airbag hanno già causato più di 100 feriti e 10 decessi, con l'ultimo, collegato al loro malfunzionamento, che si è verificato in South Carolina il mese scorso. La vittima si chiamava Joel Knight, 52 anni e originario della Georgia, e l'incidente è avvenuto quando il suo Ford Ranger del 2006 ha urtato una mucca: le conseguenze dell'urto non sarebbero state molto gravi ma l'airbag, lungi dal proteggere il guidatore, nell'aprirsi ha rotto il case metallico che lo conteneva. Come già accaduto altre volte, si è avuta così una vera e propria sventagliata di acuminate schegge metalliche che hanno ferito così gravemente al collo Knight da provocarne la morte.

NUMERI DA CAPOGIRO – La moglie di Joel Knight ha dichiarato: “Se Joel avesse saputo del richiamo avrebbe portato sicuramente il suo Ranger in officina: lui aveva avuto sempre cura del suo pickup. Ora un oggetto che doveva salvarlo l'ha ucciso”. Forse sarebbe bastata una visita al sito della NHTSA per mettersi in allarme: i Ranger degli anni 2004 – 2006 sono indicati nella lista dei veicoli soggetti al richiamo ma rimane il fatto che nessuno ha avvertito Joel Knight della potenziale pericolosità del suo veicolo; notiamo inoltre che i Ranger non hanno la dicitura “NEW” che indica un'aggiunta recente alla lista (questa evidenziazione contrassegna invece in blocco diverse auto del Gruppo Volkswagen anche se VW sostiene che il richiamo degli airbag Takata sia esagerato). L'ennesimo incidente ha forse catalizzato un'ulteriore azione dei regolatori federali, che stanno valutando l'opportunità di catalogare altre decine di milioni di airbag – la cifra oscilla fra 70 e 90 milioni – come pericolosi. Se questa notizia di Reuters fosse confermata, il totale dei richiami supererebbe i 105 milioni, un astronomico 40% del parco circolante degli States (leggi come l'enormità della questione si sia già abbattuta sull'AD di Takata). I numeri esatti sono difficili da individuare, in quanto alcuni veicoli possono avere a bordo più di un inflater potenzialmente difettoso, ma se i richiami aumentassero sostanzialmente essi potrebbero sopraffare non solo l'industria automobilistica ma anche gli stessi regolatori del Governo Federale. NHTSA, per esempio, stima che i richiami già definiti saranno ultimati nel 2019.

IL NITRATO D'AMMONIO SOTTO INCHIESTA – Non sempre è giusto indicare una difficoltà con il termine “problema” ma forse questo è il caso: se si dovesse stabilire che altre decine di milioni di automobili sono a rischio, questo implicherebbe che milioni di automobilisti guideranno auto potenzialmente letali per un altro decennio. Sembra che l'attenzione di NHTSA si stia concentrando sulla questione se tutti gli airbag che utilizzano nitrato d'ammonio come propellente debbano essere richiamati. Anche se i ricercatori non hanno trovato prove conclusive, essi pensano che quel propellente possa non essere sicuro e, già a novembre, Takata aveva accettato di eliminare gradualmente quella sostanza chimica dalla produzione futura. Gordon Trowbridge, portavoce di NHTSA, ha dichiarato: “Tutti i gonfiatori al nitrato di ammonio Takata sono oggetto della nostra indagine. In base al consent order di novembre, tutti gli inflater dovranno essere richiamati se non ci sono le prove che siano sicuri”. Un portavoce di Takata ha comunicato che la società coopererà con le autorità di regolamentazione ed i costruttori automobilistici: rimane il fatto che il “virus Takata” sta contagiando un po' tutti i costruttori e, per esempio, le sole automobili Mazda da controllare sono ormai 1,9 milioni.

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