PSA rivuole i soldi da GM: rischia pesanti multe dopo l'acquisto Opel

Accordo-trappola per PSA: la gamma Opel emette così tanto che il Gruppo è a rischio multa. I francesi rivogliono molti soldi

30 novembre 2017 - 17:26

Consumare ed emettere di meno e salvare portafoglio e reputazione: l'imperativo per le Case tradizionali (cioè per quei marchi che non sono Tesla e simili) sembra essere questo. Ci sono anche gli automobilisti, che sembrano disaffezionarsi rispetto ai motori diesel (leggi che dopo 8 anni le auto a benzina nuove superano le diesel in Europa) perché non soltanto si sentono truffati dal dieselgate ma temono che la legislazione e i blocchi del traffico penalizzino le auto a gasolio più delle altre. In questo quadro si inserisce la “scoperta” che PSA ha fatto dopo l'acquisizione di Opel: la gamma del recente acquisto è così a rischio-multa che il Gruppo francese vorrebbe indietro quasi la metà della cifra sborsata a luglio.

BRUTTA SORPRESA La notizia che Reuters ha dato in esclusiva è una vera “bomba”: fonti interne a PSA avrebbero rivelato che il Gruppo francese vorrebbe restituita circa la metà dei soldi che ha speso per l'acquisizione di Opel (leggi i dettagli dell'acquisto di Opel da parte di PSA). La bellicosa intenzione sarebbe nata dopo che PSA ha scoperto quanta CO2 emetta la gamma Opel e quanto alto sia, quindi, il il rischio di incorrere in salate multe da parte della UE.

La notizia non è completamente inaspettata, dato che all'inizio di questo mese PSA aveva dichiarato che avrebbe dovuto “spostare” i modelli Opel sulle proprie piattaforme, che sono più efficienti, più rapidamente del previsto per ridurre le emissioni di anidride carbonica in vista del graduale abbassamento dei limiti previsto per il 2020/2021.

ABBIAMO FORNITO TUTTI I DATI Volendo fare della dietrologia potremmo inserire nella questione anche il fatto che PSA pianificasse già a settembre la versione elettrica delle 208, DS3 e 2008, forse proprio per abbassare le emissioni della gamma. Questo, unito alle parole amare del CEO Tavares dopo aver visitato gli stabilimenti Opel per la loro scarsa efficienza, faceva percepire una certa delusione dopo la stipula di un accordo che ha comunque dato vita al secondo gruppo europeo. Il Gruppo francese, secondo persone che hanno familiarità con la questione, avrebbe comunicato a GM che pensa di aver diritto a più di mezzo miliardo di euro e intende iniziare un'azione legale perché ritiene di esser stata ingannata sulla strategia delle emissioni di Opel. Secca, e scontata, la replica di GM per bocca del suo portavoce David Caldwell: “Non siamo a conoscenza di alcuna richiesta presentata da PSA per quanto riguarda i futuri obiettivi di CO2 e non possiamo speculare su questioni che non sono state sollevate con noi. PSA ha effettuato un accurato processo di due diligence, portato a termine anche da suoi dipendenti e da molti esperti e avvocati e noi abbiamo dato loro informazioni sostanziali.” Le Case europee sono alle prese con un bel pasticcio: nel 2020 le loro gamme dovranno emettere non più di 95 grammi di CO2/chilometro (leggi il dettaglio di queste norme e il fatto che molti Costruttori sono a rischio sanzioni). Ma il calo dei diesel sta complicando il loro compito, dal momento che i consumatori sembrano spostare i loro acquisti verso auto a benzina meno efficienti in termini di consumo e quindi di emissioni.

ELETTRICA A DOPPIO TAGLIO Il CEO Tavares ha detto ai giornalisti, il 9 novembre durante la presentato un piano di risanamento fortemente rivisto, che “già poche settimane dopo la chiusura dell'accordo ci siamo resi conto che la società avrebbe sbattuto contro un muro per le emissioni di CO2. Abbiamo messo i nostri team al lavoro per ricostruire le strategie di prodotto e tecnologia perché il mancato rispetto delle regole UE può generare multe così ingenti da minacciare l'esistenza stessa dell'Azienda”.

Sappiamo che le emissioni di un Costruttore si possono compensare, con le auto che emettono di meno a “salvare” quelle meno virtuose, e in effetti il piano di Opel per rientrare nei limiti della CO2 si basava su vendite significative dell'elettrica Ampera-e, le versione europea della Chevrolet Bolt di GM (ma che generava circa 10 mila euro di perdite per ogni auto venduta. Una fonte ha confidato che: “la loro soluzione tecnica era economicamente non redditizia e avrebbe portato a enormi perdite e quindi la prima cosa che penseresti di fare è abbandonare quella linea di prodotto ma così facendo le emissioni della flotta esploderebbero”. Le eccessive richieste dell'Ampera-e Opel in Norvegia hanno costretto la Casa a introdurre le liste d'attesa (il resto dell'Europa rischiava di non riceverne neanche una) e per limitare le perdite il prezzo europeo è lievitato di ben 5.700 euro: se la vendo ci perdo ma non posso non venderla.

LA CO2 NON MANCA La difficoltà della situazione è esemplificata nelle cifre di PA Consulting, elaborate un anno fa: prima della vendita a PSA, Opel avrebbe mancato l'obiettivo delle emissioni di CO2 di 3,7 grammi/km ma eliminando l'Ampera-e, le cui vendite erano state pronosticate arrivare a 20 mila unità l'anno, il disavanzo sarebbe salito a 6 grammi/km; i calcoli rifatti oggi, secondo una fonte di PSA, indicano uno sforamento di più di 10 grammi.

Del resto il CEO di GM Mary Barra, presentando con Tavares presente l'accordo circa 5 mesi prima del closing, aveva detto la verità in una voce dal sen fuggita: “l'aumento dei costi di regolamentazione e di conformità” è stato il motivo-chiave per scaricare Opel e Vauxhall. Ha rincarato la dose Thomas Goettle, Head of Automotive di PA Consulting: “Abbiamo segnalato per anni che Opel/Vauxhall avrebbe avuto seri problemi nel raggiungere gli obiettivi delle emissioni di CO2. Opel ha 5/7anni di ritardo con la sua gamma di motori. In effetti non abbiamo visto grandi investimenti da parte di GM perché Opel sviluppasse auto ibride plug-in o elettriche”. Forse il gigante americano aveva già deciso da tempo di volersi disfare di Opel?

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