Nuovi limiti CO2 2020: molte Case a rischio sanzioni

La Comunità Europea ha fissato il limite per le emissioni nel 2020 a 95 g/km ma una previsione dà molte Case in ritardo. Ecco quali rischiano

13 luglio 2015 - 18:12

I limiti fissati dalla Commissione europea sono sempre più stringenti e, per quanto giustificati dalla necessità di ridurre le emissioni di gas serra, appaiono molto difficili da ottemperare. Vediamo di cosa si tratta, perché hanno delle contraddizioni e come creeranno problemi alle Case produttrici.

DIETA DRASTICA – Le automobili sono già molte (in Italia sono circa una ogni 2 persone, lattanti, minori di 18 anni e ultraottantenni compresi) e il loro numero è destinato ad aumentare ancora: dato che le emissioni di gas serra derivano in maniera non trascurabile proprio da loro – la UE stima emettano il 12% della CO2 totale – è quindi comprensibile come la Commissione Europea abbia deciso di limitarle sempre di più. Le Case sono chiamate a fare uno sforzo sempre maggiore che rischia però di non bastare, dato che forse ci si sta avvicinando ai limiti della tecnologia (leggi di quanto il prezzo delle auto da 95 g/km potrebbe salire). L'obiettivo del 2021 è quello dei 95 grammi di CO2 al chilometro, cosa che si traduce in un consumo medio di 4,1 litri per 100 km per i veicoli a benzina o di 3,6 litri per 100 km per i veicoli diesel. Per farsi un'idea teniamo conto che l'obiettivo per il 2015 – 130 g/km – è un miglioramento del 18% cento rispetto al 2007 mente quello quello per il 2021 è un taglio del 40% rispetto al 2007! Vediamo però meglio come questi limiti sono determinati e quali correttivi vengono introdotti. Le emissioni sono ponderate da una curva di valore limite (in realtà è una retta) che permette alle auto più pesanti di emettere in modo proporzionalmente maggiore rispetto a quelle più leggere (si tiene conto di come sia maggiore il dispendio energetico richiesto al mettere in movimento masse più grandi.

SIAMO AI LIMITI DELLA CURVA LIMITE? – In questo modo il costruttore può bilanciare le emissioni delle auto al di sopra della curva con quelle che sono sotto la curva. L'obiettivo al 2021 prevede anche un anno di, come dire, transizione, nel senso che nel 2020 il 95% delle nuove automobili dovrà rispettare la norma mentre nel 2021 la frazione sale al 100%. Esiste anche un meccanismo sanzionatorio: se l'emissione media della flotta di una Casa supera i limiti allora il costruttore dovrà pagare una sorta di multa per ogni auto immatricolata. Si tratta di cifre abbastanza alte: 5 euro per il primo grammo/km sopra il limite, 15 euro per il secondo, 25 euro per il terzo grammo e 95 euro per ogni grammo/km che ecceda il terzo. Dal 2019 la multa sarà di 95 euro al grammo, che scatterà dal primo grammo sopra il limite. Esistono anche meccanismi premianti: per esempio un costruttore può godere di un certificato di credito equivalente al risparmio delle emissioni fino a 7 grammi/km all'anno se la flotta ha veicoli equipaggiati con tecnologie innovative, verificate indipendentemente. Il super-credito incentiva la produzione di veicoli con emissioni al di sotto dei 50 g/km: ognuna di queste auto “valeva”, per esempio, 3,5 veicoli nel 2012 e nel 2013.

CHISSÀ SE CE LA FANNO – Il computo appare un po' rozzo perché non solo non “pesa” l'emissione della flotta con il numero dei pezzi venduti – chi ha in gamma una o due elettriche pure (leggi il rendimento effettivo delle auto) vedrà un buon abbassamento dei g/km anche se ne vende pochissime – ma stima le emissioni sulla base di cicli di omologazione assai poco realistici. In questo quadro si inseriscono le recenti notizie che dicono come diversi costruttori potrebbero arrivare “lunghi” all'appuntamento del 2021, con realtivo rischio di sanzioni. Fiat raggiungerebbe il target nel 2025, GM l'anno dopo mentre Honda e Hyundai soltanto nel 2017. I più bravi nel 2014 sono stati Nissan (ha abbassato le emissioni del 12,1%) mentre una diminuzione del 4,4% è bastata a PSA (leggi la prova della Peugeot 308) per avere la flotta più efficiente con 110,1 g/km. Ottima la prestazione di Mazda (leggi l'analisi dell'efficiente tecnologia SkyActiv), che ha diminuito la CO2 del 4,4% senza ibride o elettriche, e di Daimler, che ha registrato un – 3,9%. Orecchie d'asino per Ford e Hyundai, che hanno aumentato le emissioni dello 0,1 e 0,4% rispettivamente mentre i virtuosi in regola con i 95 g/km nel 2021 dovrebbero essere Daimler, Volvo, Nissan, PSA, Toyota e Renault.

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