Crolla la fiducia nel diesel, dopo 8 anni le auto a benzina tornano in testa

Diesel in crisi e i benzina li superano dopo 8 anni. Il dieselgate e i "bandi" annunciati dalle città minano una fiducia consolidata

2 ottobre 2017 - 16:09

Il clima sta cambiando intorno ai motori diesel: la perturbazione dieselgate ha infatti provocato lo tsumani delle sanzioni, creato gli uragani annunciati dei divieti e catalizzato l'adozione dei nuovi test sulle emissioni. Sappiamo infatti che le nuove omologazioni saranno effettuati con cicli ben più realistici che prevedono anche misure su strada e prove al banco più vicine alla realtà (leggi che dal 1° settembre scattano i nuovi testi di omologazione). Le notizie lette e le misure annunciate sembrano aver generato una certa disaffezione nei consumatori, cosa che ha provocato l'inimmaginabile, ossia il sorpasso dei benzina sui diesel nei primi 6 mesi del 2017.

PAROLA DI COSTRUTTORE Il dato proviene dall'ACEA, l'organizzazione dei costruttori europei, ed è quindi emanato da chi vive la questione in prima persona: nell'Europa dei 15 le vendite dei veicoli a benzina, nei primi 6 mesi dell'anno, hanno superato quelle dei diesel per la prima volta dal 2009. I dati parlano chiaro: la quota di mercato dei diesel è scesa dal 50,2% del primo semestre del 2016 al 46,3% (parliamo delle immatricolazioni) nello stesso periodo del 2017 mentre gli stessi dati per i benzina sono 45,8% contro 48,5% del 2017. I numeri assoluti parlano di un calo di 152.323 unità nelle immatricolazioni delle diesel e di un aumento di 328.615 automobili per quelle a benzina. Sappiamo che il mercato è comunque positivo anno su anno e questo è dovuto sia ad un incremento delle unità a benzina, che da solo avrebbe più che compensato il calo delle diesel, sia ad un rimarchevole balzo dei veicoli ad alimentazione “alternativa”.

Questo aggregato passa infatti dalle 289.739 unità del primo semestre 2016 alle 392.954 del 2017: un aumento di 103.215 veicoli derivante da + 4.384 unità alimentate a gas (LPG/NGV/E85 nel grafico), + 73.044 veicoli ibridi (+ 58%, HEV) e + 25.787 veicoli elettrici (+ 37%, ECV).

EMISSIONI E CONSUMI PREOCCUPANO I numeri dei veicoli alternativi sono ancora piccoli: dopo questi incrementi arriviamo infatti a quote di mercato dell'1,3% per le auto a gas e quelle elettriche mentre le ibride sono al 2,6%. Se l'incremento percentuale complessivo è notevole (siamo al + 36%), le cifre sono ancora minuscole: parliamo infatti di 392.954 alternativi su un mercato totale di 7,5 milioni di veicoli. L'ACEA lancia l'allarme, evidenziando il fatto che questo shift verso i motori a benzina, che consumano ed emettono più CO2 rispetto ai diesel, porrà ulteriori sfide (leggi: difficoltà) per riuscire a soddisfare i futuri obiettivi di riduzione dell'anidride carbonica. Il segretario generale dell'ACEA, Erik Jonnaert, ha infatti dichiarato che “i politici devono essere consapevoli del fatto che uno spostamento improvviso dai veicoli diesel a quelli a benzina porterà ad un aumento delle emissioni di CO2”. (leggi lo studio secondo il quale i diesel emettono più CO2 dei benzina nell'arco della loro vita). Jonnaert ha anche invitato i governi ad agire per stimolare le vetture “alternative” per mantenere la fattibilità di questi obiettivi.

Il ragionamento di Jonnaert prosegue: “Bisogna fare di più per incoraggiare i consumatori ad acquistare veicoli a motore alternativi, ad esempio istituendo i giusti incentivi e distribuendo infrastrutture di ricarica in tutta l Unione Europea”.

ACCERCHIATI DAI DIVIETI La posizione delle Case non è molto tranquilla: i consumatori, indispettiti e/o insospettiti dal dieselgate e dai successivi comportamenti dei Costruttori, sembrano voltare le spalle alle automobili diesel. Gli efficientissimi motori a gasolio sono importanti nella strategia di riduzione delle emissioni delle Case ma se il loro contributo diminuisce il fardello passa sulle elettriche e sulle ibride (il supporto degli economici e puliti benzina senza candele come gli HCCI di Mazda arriverà fra diversi anni) ed è quindi logica la richiesta di agevolazioni per aumentarne la diffusione, anche se ad oggi i modelli disponibili sono pochi e, in media, costosi. L'usato diesel si deprezza, causando “buchi” pesanti negli stock dei venditori e delle reti, e le misure restrittive si moltiplicano, demotivando ancor di più gli automobilisti. Sappiamo infatti che la Norvegia ha come orizzonte per lo stop ai motori a combustione il 2025, l'India il 2030 e l'Olanda il 2025 o giù di lì. In Italia la proposta parla del 2040, un anno evocato anche dalla Cina per evitare l'apocalisse dell'aria: anche se rimane tutta da dimostrare la fattibilità di queste date, i blocchi cittadini (leggi dell'assurdo stop di Torino agli diesel Euro 6) sono già qui e minano ulteriormente l'appetibilità dei diesel.

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