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Volkswagen, allarme sindacati: tagli potrebbero salire a 140 mila
Volkswagen valuta fino a 140.000 esuberi: il CEO Oliver Blume affronta le maestranze a Wolfsburg per presentare il piano di ristrutturazione
Volkswagen valuta fino a 140.000 esuberi: il CEO Oliver Blume affronta le maestranze a Wolfsburg per presentare il piano di ristrutturazione
No 30 mila e neppure 50 mila o 100 mila, ma addirittura 140 mila: questi i tagli Volkswagen paventati dai rappresentanti dei lavoratori. L’allarme giunge proprio mentre la dirigenza si prepara a presentare ufficialmente i propri piani ai dipendenti in una serie di infuocate assemblee di stabilimento. L’amministratore delegato del Gruppo, Oliver Blume, e il responsabile del marchio VW, Thomas Schäfer, intendono illustrare i dettagli del piano di efficientamento a partire da oggi, incontrando le maestranze presso lo storico impianto di Wolfsburg. L’evento rappresenta solo la prima tappa di un tour di assemblee che toccherà nei prossimi giorni diversi stabilimenti del gruppo in Germania, dove la tensione tra vertici aziendali e rappresentanze sindacali è ormai ai massimi storici, dice Bloomberg.
VOLKSWAGEN: TAGLI INCUBO
L’aumento della stima dei potenziali esuberi evidenzia la portata straordinaria della riorganizzazione richiesta dal gruppo per migliorare la redditività e far fronte ai costi operativi in eccesso. La dirigenza mira a ridurre la capacità produttiva in Europa e a semplificare le strutture aziendali, scontrandosi tuttavia con la ferma opposizione del consiglio di fabbrica e dei sindacati, pronti a dare battaglia per tutelare l’occupazione negli impianti tedeschi.
SCURE VW PER SOPRAVVIVERE
La dirigenza punta a una decisa contrazione delle uscite – ritenute superiori del 30% rispetto ai principali competitor – e a una contrazione della capacità produttiva globale. L’obiettivo dichiarato dai vertici comprende il taglio di circa 500 mila vetture all’anno dalla sovracapacità degli impianti europei, oltre a una netta semplificazione della gamma di prodotti e dei livelli dirigenziali. Alla ricerca del forte profitto perduto.

VW: COSA È ANDATO STORTO DAL GREEN DEAL
All’inizio VW ha creduto nell’auto elettrica e nel Green Deal UE 2019, ma poi si sono dovuti fare i conti con la drammatica realtà. I cinesi sono troppo forti con le loro BEV, una superiorità schiacciante nell’Unione Europea, con effetti devastanti.
Da decenni poi il mercato della Cina stessa, principale polmone finanziario di Wolfsburg, ha subìto un repentino ridimensionamento a causa della pressione commerciale dei costruttori locali di veicoli elettrici.
Gli impianti tedeschi scontrano il peso di elevati costi energetici, salariali e strutturali. I ritardi nello sviluppo delle architetture informatiche di nuova generazione e le incertezze sulla domanda complessiva di EV in Europa hanno rallentato i piani di crescita previsti.
LO SCONTRO ALL’INTERNO DI VW
Di fronte a prospettive così radicali, la reazione delle organizzazioni dei lavoratori è di chiusura totale. Il presidente del consiglio aziendale Daniela Cavallo e i vertici di IG Metall contestano la linea di Blume, accusando il management di voler scaricare sulle maestranze i costosi errori strategici commessi negli anni scorsi. I sindacati hanno già fatto sapere di essere pronti a mobilitare i lavoratori con scioperi e proteste ad oltranza se non verranno ritirate le ipotesi di dismissione degli impianti e i tagli selvaggi all’occupazione.
Il percorso di Oliver Blume si preannuncia tuttavia irto di ostacoli anche per la particolare struttura di governance che caratterizza Volkswagen AG. Nel Consiglio di Sorveglianza, la componente sindacale controlla la metà dei seggi, mentre lo Stato della Bassa Sassonia detiene una quota azionaria determinante con diritto di veto sulle decisioni di chiusura delle fabbriche.
Sul fronte opposto, la holding di controllo Porsche SE spinge per un’immediata razionalizzazione della spesa volta a preservare la redditività e il dividendo degli azionisti. Le assemblee di Wolfsburg segnano dunque l’inizio di una trattativa decisiva per il futuro del modello industriale tedesco.