Tagli al personale, Volkswagen alza la posta: 50.000 entro il 2030

Tagli al personale, Volkswagen alza la posta: 50.000 entro il 2030

Il Gruppo Volkswagen accelera la ristrutturazione aziendale, annunciando una riduzione drastica dei dipendenti in Germania per affrontare dazi e concorrenza

 

Il Gruppo Volkswagen accelera la ristrutturazione aziendale, annunciando una riduzione drastica dei dipendenti in Germania per affrontare dazi e concorrenza

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12 Giugno 2026 - 11:09

Situazione sempre più pesante per il Gruppo Volkswagen. Come spiega la Reuters, il colosso di Wolfsburg ha annunciato un piano di riorganizzazione radicale che prevede la cancellazione di ben 50.000 posti di lavoro sul suolo tedesco entro il 2030. La decisione si è resa indispensabile in seguito a un crollo dell’utile operativo superiore al 50%, causato principalmente dalle crescenti pressioni commerciali in Oriente e dall’introduzione di pesanti dazi doganali nel mercato nordamericano. L’amministratore delegato Oliver Blume ha confermato che la società intende adeguare la capacità produttiva all’attuale domanda di mercato.

VOLKSWAGEN: IL PIANO DI RIDUZIONE IMMEDIATA DEL PERSONALE

Quindi, la sforbiciata è più forte rispetto alle 35.000 unità previste fino a ieri. L’accelerazione è già evidente nei programmi a breve termine pianificati dal vertice aziendale. Entro la fine del 2026 l’obiettivo è ridurre la forza lavoro di 19.000 unità nelle sole fabbriche della Germania, inclusi gli storici stabilimenti di Osnabrück e Sachsen. Questa prima fase di interventi rientra in un piano coordinato volto a ridimensionare l’organico complessivo senza intaccare la continuità industriale del marchio. I primi frutti di questa strategia si sono visti con una contrazione dei costi di fabbrica negli impianti tedeschi pari a oltre il 20% già registrata nel corso dell’anno precedente. Blume presenterà ufficialmente i dettagli operativi e finanziari di questa manovra durante la prossima assemblea generale degli azionisti, spiegando come il ridimensionamento sia l’unica strada percorribile per garantire la stabilità economica.

LA CRISI DEI VOLUMI

Per raggiungere il traguardo finale fissato per il 2030, il Gruppo automobilistico ha già formalizzato accordi di uscita vincolanti con i dipendenti. La manovra di alleggerimento strutturale coinvolgerà in modo trasversale diversi marchi della galassia, tra cui figurano Audi, Porsche e la sussidiaria dedicata allo sviluppo software Cariad. Alla base di un intervento così drastico, vi è un’errata stima dei volumi di vendita effettuata nel periodo precedente all’emergenza sanitaria. Insomma, il sogno dell’elettrico UE che faceva boom aumentando gli occupati s’è rivelato un incubo, proprio nella Germania ultra green che ha spinto a più non posso per il ban termico 2035. La rete produttiva era stata originariamente progettata per sostenere una produzione annua di 12 milioni di veicoli. Oggi i vertici considerano realistico un target di 9 milioni di unità all’anno, un dato in linea con la media registrata negli ultimi 5 anni che ha spinto i manager a eliminare milioni di esemplari di capacità produttiva tra Europa e Cina.

Tagli al personale, Volkswagen alza la posta: 50.000 entro il 2030

FATTORI GEOPOLITICI E CONCORRENZA ELETTRICA

Le ragioni della crisi finanziaria che ha colpito la società tedesca sono strettamente collegate ai mutamenti dello scenario politico ed economico internazionale. Un peso rilevante è da attribuire all’introduzione di un dazio doganale del 25% sulle importazioni di automobili applicato dagli Stati Uniti, una misura che ha ostacolato i piani di espansione commerciale in America del Nord. Contemporaneamente si è registrata una forte contrazione delle vendite in Cina, dove i produttori locali di veicoli elettrici hanno guadagnato ampie quote di mercato grazie a tariffe molto competitive. Persino un marchio di lusso come Porsche ha dovuto rivedere i propri piani industriali legati alla transizione ecologica a causa di una domanda inferiore rispetto alle aspettative originarie, subendo un calo drastico dei profitti commerciali nel comparto dei modelli a batteria.

I TRAGUARDI FINANZIARI

La strategia di ristrutturazione industriale ha lo scopo preciso di ristabilire una redditività solida nel lungo periodo. Nel corso dell’ultimo anno l’azienda ha registrato un risultato operativo di circa 8,9 miliardi di euro, con un margine sceso al 2,8% anche a causa di oneri straordinari una tantum. Le previsioni finanziarie indicano un ritorno sulle vendite tra il 4% e il 5,5% per l’anno in corso, con un flusso di cassa netto atteso per la divisione automobilistica compreso tra 3 e 6 miliardi di euro. L’ambizione dichiarata dal consiglio di amministrazione è quella di raggiungere un rendimento operativo compreso tra l’8% e il 10% entro il 2030, una meta considerata raggiungibile solo attraverso una rigorosa disciplina dei costi fissi e un drastico efficientamento della forza lavoro interna. Anche se all’orizzonte c’è la minaccia del costo sempre più alto del gas, un guaio per l’automotive, iper energivoro. A Berlino, forze politiche continuano a chiedere il ripristino totale delle importazioni di oro blu dalla Russia o una distensione energetica, anche se la linea ufficiale dell’Unione Europea va nella direzione opposta. Saranno dolori.

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