Porsche, crisi senza fine: altri 5.000 esuberi, ma potrebbero non bastare

Porsche, crisi senza fine: altri 5.000 esuberi, ma potrebbero non bastare

Il consiglio di sorveglianza di Porsche ha approvato il piano del CEO Michael Leiters per ulteriori 5.000 esuberi in Germania: saranno sufficienti? Chissà

 

Il consiglio di sorveglianza di Porsche ha approvato il piano del CEO Michael Leiters per ulteriori 5.000 esuberi in Germania: saranno sufficienti? Chissà

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23 Luglio 2026 - 12:30

La maledizione dell’auto elettrica UE colpisce ancora più duramente Porsche: altri 5.000 tagli in Germania. Per arrivare a 8.900 posti di lavoro in meno su 23.000 addetti. Questa la decisione del consiglio di sorveglianza, che ha approvato il piano del CEO Michael Leiters. La cura dimagrante è abbastanza severa? Parrebbe di no: il programma di contenimento dei costi non sarà comunque sufficiente a consentire all’azienda di recuperare competitività, dice il capo della Casa tedesca (fonte Reuters).

TURNOVER PORSCHE: CAMBIA POCO

Per Zuffenhausen e la nazione teutonica, si tratta di un incubo senza fine. È vero che non si tratterà di veri e propri licenziamenti, ma di cosiddetto turnover naturale, assieme a pensionamenti anticipati e uscite volontarie. Ma la “mannaia” fa male allo stesso modo.

Prese di mira le aree amministrative e della ricerca. Tra i siti più bersagliati, il centro di sviluppo di Weissach nei pressi di Stoccarda, dove lavorano circa 7.500 persone. In ogni caso, le garanzie occupazionali sono state prolungate al 2035.

FRA CINA E VUOTO DI GAMMA

Il guaio è dato anzitutto dalla Cina: troppo forti i prodotti orientali sia nel Paese del Dragone sia in Europa. Molti progetti di auto elettriche sono stati sospesi momentaneamente o fermati per sempre, anche per lo strapotere BEV di Pechino, con irraggiungibili vette tecnologiche. Vedi i SUV di segmento E e la nuova Panamera elettrica.

È che l’acquirente di supercar desidera sognare con un motore tale da accendere la passione, e un cambio per cercare sempre la spinta massima: non è il caso dell’elettrico. Come ben sa anche Lamborghini, fra gli altri.

Porsche, crisi senza fine altri 5.000 esuberi, ma potrebbero non bastare

ALTRA ERA GEOLOGICA

Sembra trascorsa un’era geologica da quando Porsche e in generale i Gruppi tedeschi spopolano sul globo terracqueo grazie a macchine a benzina, di una bellezza rara. Col fascino superlativo del rombo del propulsore, simbolo di forza teutonica. Pesa inoltre l’addio recente a Macan termica e alle 718 Cayman e Boxster.

In più, i dazi USA anti auto UE hanno acuito le tensioni: calando il numero di targhe negli States, da sempre innamorati dei bolidi germanici, le cose sono peggiorate.

CHE ACCADRÀ L’8 OTTOBRE 2026

Si resta in attesa di un aggiornamento strategico, che verrà comunicato l’8 ottobre 2026. Fra la retromarcia verso l’endotermico e la pressione UE affinché siano cancellate le vetture a benzina e diesel nel 2035, Porsche è stretta nella morsa micidiale.

Con gli azionisti che – come in qualsiasi Casa – puntano al ritorno ai soliti guadagni enormi del passato: i margini, a lungo uno dei business più redditizi del Gruppo Volkswagen, sono crollati negli ultimi anni da percentuali a due cifre a solo l’1,1% dello scorso anno.

L’amministratore delegato Leiters è stato incaricato di risanare la filiale di auto sportive del colosso di Wolfsburg. I precedenti 3.900 esuberi erano già stati concordati sotto il predecessore, Oliver Blume, che oggi ricopre unicamente la carica di amministratore delegato di VW.

Lo stesso Blume ha il compito di realizzare una ristrutturazione radicale a livello di galassia di marchi, avendo avvertito che 100.000 posti di lavoro potrebbero essere tagliati in tutto l’agglomerato.

INDOTTO IN GERMANIA, CHE DISASTRO

Un’emorragia occupazionale che non si limita alle linee di montaggio di Zuffenhausen o Weissach, ma travolge l’intera filiera della subfornitura. La crisi profonda delle Case tedesche invia onde d’urto devastanti a cascata su centinaia di piccole e medie imprese della componentistica in Germania e in Europa, strette tra la contrazione dei volumi produttivi, gli investimenti record bruciati sulle piattaforme elettriche e la necessità di riconvertire impianti nati per valorizzare l’eccellenza della meccanica tradizionale.

Il fronte sindacale chiede con forza alla dirigenza di abbandonare logiche di ristrutturazione unilaterale, pretendendo chiarezza sui piani industriali a lungo termine e una strategia di rilancio che tuteli il know-how tecnologico tedesco senza scaricare unicamente sulla forza lavoro il peso degli errori strategici compiuti nella transizione elettrica.

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