ACEA: “auto Plug-in strategiche per la transizione elettrica nell’UE”
L’ACEA chiede più pragmatismo, incentivi concreti e neutralità tecnologica per evitare di frenare la rivoluzione elettrica in Europa
L’ACEA chiede più pragmatismo, incentivi concreti e neutralità tecnologica per evitare di frenare la rivoluzione elettrica in Europa
L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi: neutralità climatica al 2050 e stop ai motori termici entro il 2035. Ma secondo l’ACEA (Associazione dei costruttori europei di automobili), il percorso non è all’altezza delle sfide. Senza una strategia più realistica e coordinata, l’Europa rischia di perdere la corsa alla mobilità del futuro. L’Associazione lo ha messo nero su bianco in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen auspicando un’apertura per i prossimi dialoghi del 12 settembre.
INVESTIMENTI RECORD, MA CONDIZIONI SFAVOREVOLI IN EUROPA
Le case automobilistiche hanno messo sul piatto investimenti di oltre 250 miliardi di euro entro il 2030 e già lanciato centinaia di modelli elettrici. Tuttavia, la transizione resta frenata da ostacoli concreti: costi energetici più alti rispetto ai competitor, scarsa disponibilità di infrastrutture di ricarica, dipendenza quasi totale dall’Asia per le batterie e barriere commerciali penalizzanti, come il 15% di dazi sulle esportazioni verso gli USA.
Nonostante i progressi in alcuni Paesi, la quota di mercato dei veicoli elettrici è ancora troppo bassa:
- 15% per le auto;
- 9% per i furgoni;
- 3,5% per i camion;
Per spingere davvero i consumatori, secondo la missiva dell’ACEA, servono incentivi più consistenti e di lungo periodo: tariffe energetiche ridotte, sussidi all’acquisto, agevolazioni fiscali e accesso preferenziale alle aree urbane.

LA NEUTRALITÀ TECNOLOGICA COME CHIAVE DI SUCCESSO
Per l’ACEA, la decarbonizzazione non deve significare un unico modello elettrico a batteria. Al contrario, la transizione dovrebbe includere anche ibridi plug-in, motori termici di nuova generazione, idrogeno e carburanti alternativi. Una strategia più flessibile permetterebbe all’Europa di restare competitiva, mantenere posti di lavoro più qualificati e garantire un ruolo centrale nelle catene globali del valore.
Ma guardare solo ai nuovi veicoli non basta: occorre intervenire sul parco auto esistente sempre più vecchio, accelerando il ricambio e incentivando la rottamazione. Lo stesso vale per furgoni, camion e autobus, che necessitano di misure dedicate e modelli di business sostenibili già prima del 2027.
L’APPELLO ALLA COMMISSIONE EUROPEA
Il prossimo Dialogo Strategico di settembre sarà l’occasione cruciale per correggere la rotta, secondo le intenzioni dell’Associazione. Per i costruttori, la transizione verde deve basarsi su pragmatismo, incentivi e competitività industriale. Altrimenti, l’Europa rischia di trasformare un settore chiave in un tallone d’Achille economico e occupazionale.