Mercedes si espande in Ungheria e taglia in Germania: perché succede?
Un simbolo automotive tedesco come Mercedes si allontana dalla Germania, cercando nuove soluzioni in Ungheria: cosa sta accadendo
Un simbolo automotive tedesco come Mercedes si allontana dalla Germania, cercando nuove soluzioni in Ungheria: cosa sta accadendo
Mercedes, icona della Germania automotive nel mondo, cerca soluzioni in Ungheria, al contempo pensando di tagliare nel Paese tedesco. Questa l’anomala realtà con cui l’Unione Europea del Green Deal fa i conti, mentre a Berlino e dintorni si aspetta con preoccupazione l’autunno bollente fatto di proteste sindacali per la “mannaia” sugli addetti nella nazione teutonica. Ma facciamo un passo alla volta e iniziamo dallo Stato magiaro, sempre più protagonista del comparto, visto che fa da calamita anche per il colosso cinese BYD.
MERCEDES E UNGHERIA, MATRIMONIO CON TANTA ENERGIA
Mercedes espande la produzione in Ungheria, raddoppiando l’impianto di Kecskemét per la nuova Baby-G (la mitica Classe G). Questo piano industriale evidenzia la ricerca di una maggiore competitività economica in un momento storico caratterizzato da sfide epocali per la transizione ecologica e dalla pressione sui margini di profitto dei grandi costruttori.
Il cuore della questione è il costo dell’energia, visto che in Germania (e in Italia) l’industria automotive vive i rincari di luce e gas come un incubo: meno profitti, proprio mentre salgono le spese per passare all’elettrico voluto da Bruxelles. Viceversa, sotto questo profilo, Budapest è un’oasi felice, della quale anche varie aziende del Dragone desiderano godere.
UNA BARCA DI SOLDI IN TERRA MAGIARA
Il complesso industriale ungherese è protagonista di investimenti ingenti da parte di Mercedes, stimati attorno a un miliardo di euro, che hanno permesso di estendere la superficie complessiva dell’area produttiva da 200 a 440 ettari.
L’impianto si candida a diventare uno dei poli manifatturieri più grandi ed efficienti dell’intera rete della Stella a tre punte, con una capacità potenziale che può raggiungere 400.000 veicoli all’anno. Tra le novità più rilevanti assegnate a questa fabbrica spicca la produzione della tanto attesa variante compatta ed elettrica della leggendaria Classe G.
In parallelo, il sito continuerà a ospitare la produzione della GLB e della nuova Classe C elettrica, confermando una flessibilità operativa avanzata. Ne trae beneficio anche il Governo di Budapest, sotto innumerevoli punti di vista: si pensi all’occupazione e all’indotto.

I PLUS UNGHERESI
Secondo le stime finanziarie di Stoccarda, produrre nello stabilimento magiaro garantisce oneri inferiori fino al 70% rispetto ai livelli registrati nei siti tradizionali tedeschi. Questa differenza di costo offre un margine di manovra cruciale per ammortizzare gli investimenti necessari allo sviluppo della mobilità a zero emissioni.
Dall’altro lato, la fabbrica di Kecskemét, inaugurata nel 2012, gode del vantaggio di disporre di infrastrutture estremamente moderne. L’impianto è stato infatti scelto come banco di prova per la prima replica digitale completa di un intero capannone industriale, la cosiddetta Digital Factory Twin.
Ci riferiamo a uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che consente di simulare, pianificare e ottimizzare i processi produttivi prima della loro implementazione fisica, riducendo drasticamente i rischi e migliorando gli standard qualitativi.
A ciò si aggiunge una forte attenzione alla sostenibilità ambientale e all’indipendenza energetica, testimoniata dalla realizzazione di un vasto parco fotovoltaico adiacente e da reparti di verniciatura di ultima generazione capaci di abbattere significativamente i consumi energetici e le emissioni di anidride carbonica.
COM’È IL CIELO SOPRA BERLINO? GRIGIO
In Germania, la situazione appare decisamente più tesa. Tutte le previsioni politiche sul verde che avrebbe portato benefici si sono drammaticamente rivelate un flop,
Protagonisti oggi sono i piani di ristrutturazione, la ricerca incessante di efficienza, la delocalizzazione di modelli strategici. Che alimentano il malcontento dei sindacati dei metalmeccanici, come l’IG Metall, pronti a dare battaglia contro riduzioni della forza lavoro e contrazioni delle attività nei siti nazionali.
Secondo l’Handelsblatt, si parla di tagli. Anzitutto, gli addetti devono rinunciare ai bonus: una retromarcia difficilissima per chi è abituato al meglio. Ma necessaria, a quanto pare, per fronteggiare una crisi senza precedenti.
Le sigle denunciano con forza la scelta di penalizzare i lavoratori attraverso anche mediante le richieste aziendali di maggiore flessibilità oraria senza adeguate compensazioni salariali. Questa contrapposizione accentua il clima di tensione sociale, alimentando il timore di un progressivo indebolimento della base industriale tedesca a favore di geografie caratterizzate da costi di produzione inferiori.