Guida autonoma VW – Bosch: tutto azzerato?
Stando alla Bild, Volkswagen intende azzerare il progetto congiunto con Bosch sulla guida autonoma. I problemi? Software fallimentari, ritardi accumulati e investimenti miliardari in un periodo di crisi nera
Stando alla Bild, Volkswagen intende azzerare il progetto congiunto con Bosch sulla guida autonoma. I problemi? Software fallimentari, ritardi accumulati e investimenti miliardari in un periodo di crisi nera
Il terremoto che scuote l’industria automobilistica tedesca parte da una clamorosa indiscrezione della Bild, destinata a ridefinire gli equilibri tecnologici del Vecchio Continente: Wolfsburg vuole azzerare il progetto sulla guida autonoma di Volkswagen (sezione Cariad) e Bosch. Ecco la dichiarazione di Bosch e Cariad: “Per principio, rivediamo regolarmente la nostra partnership di sviluppo e valutiamo continuamente se essa sia in linea con i nostri obiettivi strategici e tecnologici, nonché con gli attuali sviluppi del mercato“.
Quella che doveva essere l’alleanza definitiva per contrastare il dominio di Tesla e dei colossi tecnologici cinesi è ufficialmente naufragata. Una decisione drastica, che certifica il fallimento di una strategia costata anni di lavoro e miliardi di euro di investimenti, lasciando l’asse di teutonico a mani vuote nella corsa verso i veicoli del futuro.
GUIDA AUTONOMA: L’ACCORDO FRA VOLKSWAGEN E BOSCH ERA DEL 2022
L’accordo, siglato in pompa magna all’inizio del 2022, era nato con un obiettivo ambizioso: unire le competenze del primo costruttore automobilistico europeo con quelle del più grande fornitore di componentistica al mondo. All’epoca, la crisi VW non era ancora esplosa in modo così eclatante come oggi.
I team di ingegneri avrebbero dovuto sviluppare software e sistemi standardizzati per la guida assistita di Livello 2 ( Hands-free) e Livello 3 (altamente automatizzata), da implementare inizialmente sui modelli a marchio Volkswagen e, successivamente, da rivendere sul mercato ad altri costruttori.
Lo scopo industriale era chiaro: creare una piattaforma europea sovrana per non dipendere dai chip americani o dalle architetture software asiatiche.
TROPPE FALLE
I nodi sono venuti al pettine sul fronte dell’integrazione software. Le architetture elettroniche sviluppate dai due partner si sono dimostrate costantemente instabili, affette da bug sistemici e incapaci di raggiungere gli standard di sicurezza necessari per l’omologazione su strada.
I ritardi sulla tabella di marcia si sono accumulati mese dopo mese, allontanando la finestra di lancio commerciale dei primi modelli equipaggiati con la nuova tecnologia, inizialmente prevista tra il 2025 e il 2026.

TROPPI INVESTIMENTI
La frustrazione all’interno dei vertici di Wolfsburg è cresciuta parallelamente ai costi. Volkswagen, già impegnata in un severo piano di ristrutturazione interna e di riduzione dei costi fissi per salvaguardare la redditività dei suoi impianti storici, non ha più tollerato i continui rinvii di un progetto considerato vitale.
L’efficienza del software è diventata il vero tallone d’Achille del gruppo tedesco, una ferita aperta sin dai tempi del lancio della famiglia ID. e mai del tutto rimarginata, nonostante la creazione della divisione interna Cariad, anch’essa travolta da rimpasti manageriali e cambi di rotta strategici.
MAPPA DA RIDISEGNARE
Il reset totale dei programmi con Bosch costringe ora Volkswagen a ridisegnare completamente la propria mappa delle competenze tecnologiche. La via dell’isolamento e dello sviluppo proprietario “in-house” non sembra più percorribile, visti i tempi stringenti imposti dal mercato.
È altamente probabile che il costruttore scelga di accelerare e ampliare le partnership già avviate all’esterno dei confini europei. Gli occhi degli analisti sono puntati sulle collaborazioni con l’americana Rivian e con la startup cinese XPeng, accordi nati inizialmente per specifiche piattaforme elettriche ma che potrebbero diventare il nuovo fulcro per l’approvvigionamento dei sistemi operativi e di assistenza alla guida avanzati.
COSA FA BOSCH
Il gigante di Stoccarda perde il partner di riferimento per la validazione su larga scala delle sue tecnologie di guida autonoma, un settore in cui ha investito quote massicce di capitale e risorse umane.
La fine della cooperazione evidenzia la complessità estrema della transizione digitale dell’auto: la transizione dall’hardware meccanico al codice puro si sta dimostrando un percorso a ostacoli persino per chi ha inventato i più diffusi sistemi di sicurezza attiva del ventesimo secolo.
SORCI VERDI PER LA GERMANIA GREEN
Il verdetto della Bild fotografa una crisi profonda per l’intero sistema Germania green, che ha imposto all’UE l’auto elettrica col ban termico 2035. Mentre la Silicon Valley affina i robotaxi e la Cina integra ecosistemi digitali ultra-rapidi a bordo dei propri veicoli elettrici di ultima generazione, i campioni dell’automotive tedesco si trovano costretti a ricominciare da capo, certificando che nel software i tempi della manifattura tradizionale non funzionano più.