Crisi Volkswagen: ci sarebbe un piano per tagliare 100.000 posti in Germania

Crisi Volkswagen: ci sarebbe un piano per tagliare 100.000 posti in Germania

Il CEO di Volkswagen Oliver Blume valuterebbe il taglio di 100.000 posti in Germania e la chiusura di quattro stabilimenti

 

Il CEO di Volkswagen Oliver Blume valuterebbe il taglio di 100.000 posti in Germania e la chiusura di quattro stabilimenti

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26 Giugno 2026 - 14:28

Taglio di 100.000 posti di lavoro in Germania e chiusura strategica di quattro stabilimenti produttivi sul territorio nazionale: sarebbe questo il nuovo drammatico piano del Gruppo Volkswagen, il cui possibile fallimento è al centro del dibattito da tempo.

Numeri da incubo per il Gruppo, al centro di una tempesta industriale e finanziaria senza precedenti: secondo le più recenti indiscrezioni di Manager Magazin, l’amministratore delegato Oliver Blume starebbe pianificando la ristrutturazione più radicale e profonda nella storia del colosso automobilistico di Wolfsburg.

MEGA TAGLI VOLKSWAGEN BEN OLTRE IL PREVENTIVATO

Le dimensioni della manovra delineata col direttore finanziario Arno Antlitz superano di gran lunga ogni precedente stima o accordo siglato con le parti sociali. Finora, i programmi di efficientamento concordati con le rappresentanze sindacali prevedevano una riduzione progressiva di circa 50.000 unità (sforbiciata a sua volta maggiore di quella indicata ancora prima).

Il nuovo schema punterebbe a raddoppiare quella cifra, andando a colpire in modo massiccio la forza lavoro tedesca. Attualmente, il Gruppo impiega complessivamente 602.659 persone a livello mondiale, di cui ben 284.032 si trovano all’interno dei confini della Germania.

POKER DI FABBRICHE DA MANDARE KO

Andrebbero KO anche quattro stabilimenti finora considerati strategici o comunque al riparo da dismissioni ufficiali nel breve termine. Le voci indicano la volontà di cessare le attività produttive nei siti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden: già finiti al centro di speculazioni e tensioni sindacali. Più lo storico stabilimento Audi di Neckarsulm.

Secondo la strategia definita dai vertici, la chiusura dei cancelli avverrebbe in coincidenza col naturale esaurimento del ciclo di vita dei modelli attualmente assemblati in tali strutture, che risente anche della concorrenza spietata della Cina.

Crisi Volkswagen, ci sarebbe un piano per tagliare 100.000 posti in Germania

AUSTERITY TOTALE

La manovra prevede inoltre un severissimo piano di austerity sul fronte degli investimenti. L’intenzione è quella di ridurre il budget destinato allo sviluppo e alle infrastrutture del 15%, fissando il tetto a 130 miliardi di euro per i prossimi cinque anni.

Parallelamente, il management mira a ridurre i costi generali di 11 miliardi di euro entro la fine del decennio in corso. Questa massiccia contrazione delle spese si accompagnerà a una profonda trasformazione societaria, per concedere una maggiore autonomia ai singoli marchi del portafoglio (tra cui lo stesso marchio Volkswagen), gettando le basi per potenziali e future valorizzazioni tramite quotazioni autonome sui mercati finanziari.

NO COMMENT

Il colosso germanico non commenta la “bomba” mediatica. Se fosse vera, si scatenerebbe la “guerra” contro il Consiglio di fabbrica aziendale e il potente sindacato metallurgico IG Metall. Con resistenza su ogni fronte. La situazione è molto intricata.

I rappresentanti dei lavoratori occupano infatti la metà dei seggi all’interno del Consiglio di sorveglianza Volkswagen. Il Land della Bassa Sassonia detiene due consiglieri e dispone di un potere di veto sulle decisioni strategiche e sulle riorganizzazioni della forza lavoro, una posizione storicamente allineata alle tutele e alle richieste dei sindacati.

DAL SORRISO ELETTRICO ALLA SCOSSA DI TERREMOTO

È preistoria l’obiettivo dichiarato da VW di sfondare con le elettriche, in linea con la politica del centrosinistra in Germania, che imponeva le scelte anche all’interno dell’Unione Europea: vedi il Green Deal e il ban termico post Dieselgate 2015. All’epoca, era un fiorire di previsioni rosee con stime su occupazione e immatricolazioni, a beneficio dell’indotto; oggi, è l’apocalisse automotive, nonostante le continue pressioni delle lobby ultra verdi.

Come al solito, sarà tutto da vedere l’effetto domino sui fornitori, che già vivono una crisi spaventosa con continui tagli di personale, a braccetto coi profit warning delle Case. Sullo sfondo, di lontano, Pechino osserva con estrema attenzione l’evolversi della situazione sul campo tedesco, senza muovere un dito: è stata l’Europa a fare tutto da sé, con la cancellazione del termico a favore delle macchine a corrente.

Da valutare anche se la superpotenza asiatica possa impossessarsi, con un bonifico istantaneo, di fabbriche e conoscenze tecnologiche europee, divenendo ancora più dominante.

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