Filiera automotive contro l’UE: “Mentre a Bruxelles discutono noi veniamo espugnati”
L'Anfia lancia l’allarme: Bruxelles non è abbastanza rapida sulle regole auto, mentre la concorrenza cinese avanza e l’industria europea perde terreno
L'Anfia lancia l’allarme: Bruxelles non è abbastanza rapida sulle regole auto, mentre la concorrenza cinese avanza e l’industria europea perde terreno
Mentre a Bruxelles discutono, dice l’Anfia, noi veniamo espugnati: è la sintesi dell’intervento di Roberto Vavassori (presidente dell’Associazione nazionale filiera industria automobilistica) al Tavolo Automotive di ieri presso il ministero delle Imprese. Azzeccata la citazione della locuzione latina “Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata“, visto che, ormai da anni, l’Unione Europea parlamenta su possibili riforme delle regole auto, con riferimento al ban termico 2035.
In teoria, l’obiettivo sarebbe salvare in fretta l’industria automotive e l’indotto UE; nei fatti, la lentezza del Vecchio Continente è un assist per il Dragone, veloce e reattivo, che “invade” le nazioni con le sue macchine elettriche e ibride plug-in.
UN (ENNESIMO) GRIDO D’ALLARME DELL’ANFIA
Le parole di Vavassori sono un grido d’allarme che sottolinea l’urgenza di un intervento strutturale per evitare il collasso di una colonna portante dell’economia europea. Non è certo la prima volta che l’Anfia si esprime in questi termini, considerando come i guai per l’auto UE persistono da almeno un lustro.
Il parallelo storico tracciato è nitido: come l’indugio dei Romani nel soccorrere la città alleata decretò la fine di Sagunto sotto le mura cartaginesi, così l’immobilismo decisionale di Bruxelles rischia di consegnare l’industria automobilistica continentale a un destino di marginalizzazione. A beneficio di Pechino.
NO AL DOGMA ELETTRICO
La transizione energetica è stata gestita con una rigidità dogmatica (si punta sul tutto elettrico) che ha ignorato le tempistiche di adattamento del sistema industriale. Mentre le sedi decisionali europee sono teatro di negoziazioni prolungate e compromessi dilatori, la filiera automotive sta subendo un logoramento strutturale che si traduce in perdita di competitività, chiusure e deindustrializzazione.
Per Anfia, il punto focale è la necessità di passare dal tempo della discussione al tempo dell’azione. L’automotive non è un comparto che può attendere i ritmi della politica tradizionale.
La richiesta di una revisione dei target di emissioni di CO2 non nasce da un rifiuto del progresso ambientale, ma dalla pragmatica consapevolezza che i parametri fissati risultano oggi, in assenza di un ecosistema pronto e di mercati ricettivi, insostenibili per le imprese.
La revisione pragmatica e tecnologicamente neutrale degli standard di CO₂ per auto e veicoli commerciali leggeri è la garanzia per la reale riuscita della transizione europea verso la mobilità a zero emissioni nette. E non il contrario, dice la filiera.
D’altronde, se si discute della revisione del Regolamento, allora le previsioni UE formulate nel 2019 non si sono pienamente avverate. E le ragioni non dipendono dall’impegno della filiera automotive nella transizione. La quota di mercato dei veicoli elettrici continua a crescere, aggiunge l’Associazione, ma a ritmi diversi da quelli stimati dalle istituzioni europee.

QUALE SOLUZIONE PER CASE E INDOTTO
L’Anfia invoca un Industrial Accelerator Act UE per trasformare questa fase critica in un’opportunità di rilancio, dotando il settore degli strumenti necessari per competere globalmente su basi paritarie.
A livello nazionale, la situazione richiede una sincronia immediata tra la visione strategica e l’operatività. Serve l’attivazione tempestiva di misure di sostegno che agiscano su entrambi i fronti del mercato: l’offerta e la domanda.
Supportare la filiera significa non solo incentivare l’acquisto di veicoli a basse emissioni, ma garantire la sopravvivenza dei tessuti produttivi che compongono l’indotto, spesso piccole e medie imprese che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy.
In conclusione, il richiamo di Vavassori è un monito contro la paralisi da analisi. La filiera automotive è un asset strategico troppo prezioso per essere sacrificato sull’altare dell’indecisione.
Se l’Europa vuole mantenere la propria sovranità industriale e la propria leadership tecnologica, deve abbandonare le logiche del dibattito fine a se stesso per abbracciare politiche industriali concrete, coraggiose e, soprattutto, immediate.
La storia, come insegna la vicenda di Sagunto, non attende chi si perde in lunghe consultazioni: è tempo di agire prima che il danno diventi definitivo, a beneficio della Cina.