BYD punta fabbriche auto in Europa e in Italia: trattativa con Stellantis?
BYD è in fase di negoziazione con Stellantis e altri produttori automobilistici europei per rilevare fabbriche sottoutilizzate nel Vecchio Continente
BYD è in fase di negoziazione con Stellantis e altri produttori automobilistici europei per rilevare fabbriche sottoutilizzate nel Vecchio Continente
Il Dragone è affamato di fabbriche auto europee sottoutilizzate: e siccome di stabilimenti così ce ne sono numerosi, ecco la notizia di Bloomberg secondo cui c’è una trattativa fra BYD e Stellantis. Con la Cina in veste di Paese conquistatore, proprio lì, in quello che era il cuore mondiale dei motori a benzina e diesel, e che oggi – con il Green Deal UE auto elettrica e col ban termico 2035 – viene “colonizzato” dalla superpotenza asiatica. L’Italia gioca un ruolo centrale: con la produzione nazionale ai minimi storici – evidenziata da un crollo del 24,5% nel 2025 – BYD vede nelle fabbriche italiane l’occasione perfetta per produrre localmente, aggirando così i dazi UE sulle importazioni dalla Cina.
BYD E STELLANTIS, CHE ACCADE
Il gigante orientale è in fase di negoziazione con Stellantis e altri produttori automobilistici europei per rilevare fabbriche che ormai producono poche auto nella regione: la fonte è il principale dirigente internazionale dell’azienda cinese. Il più grande venditore al mondo di veicoli elettrici sta effettivamente discutendo potenziali accordi per acquisire impianti in Paesi come l’Italia, ha dichiarato il vicepresidente esecutivo di Build Your Dreams, Stella Li, durante un’intervista.
LA STRATEGIA DEI CINESI
BYD predilige gestire gli impianti in modo indipendente piuttosto che attraverso joint venture. “Preferiamo gestire tutto da soli. Collaboriamo con ogni produttore per vendere batterie o su diversi aspetti. Ma non per la produzione“, ha affermato Li alla conferenza Future of the Car del Financial Times a Londra. Nessuna reazione per ora da Stellantis, che non commenta: ha ribadito in precedenti occasioni come intrattenga discussioni con una serie di operatori del settore (parte della normale attività aziendale). Il messaggio è chiaro: BYD cerca spazi in Paesi come l’Italia, dove la gloriosa tradizione dei motori a benzina e diesel sta lasciando il posto a linee di montaggio silenziose e, in molti casi, ferme. La strategia cinese è quella del “gestire in autonomia”: a differenza di Leapmotor, che ha accettato una joint venture con Stellantis, BYD vuole il controllo totale. Non cerca soci, cerca territori da convertire.

A TUTTA CINA
Le dichiarazioni di Li arrivano pochi giorni dopo che Stellantis e la cinese Leapmotor hanno annunciato un piano per avviare la produzione congiunta di auto in Europa. BYD sta beneficiando del rinnovato interesse per i veicoli elettrici a seguito dell’impennata dei prezzi del carburante dovuta ai conflitti in Medio Oriente: l’azienda si sta espandendo aggressivamente all’estero dopo la pressione derivante dalla guerra dei prezzi in Cina.
NO ALLE CATTEDRALI DELLA MECCANICA
L’industria automobilistica europea si trova oggi davanti a un paradosso storico: le cattedrali della meccanica, che per oltre un secolo hanno dominato il mercato mondiale con i motori a combustione interna, rischiano di diventare i gusci vuoti entro cui nascerà l’egemonia cinese. Pechino non è più solo un esportatore di merci, ma un acquirente di infrastrutture. E il colosso di Shenzhen punta direttamente al cuore produttivo del Vecchio Continente, dopo le fabbriche in Ungheria, preziose anche per non pagare – in modo lecito – i dazi sulle auto elettriche Made in China. Queste sono Made by China in UE: che beffa per Bruxelles.
LA COLONIZZAZIONE INDUSTRIALE
Questa “campagna d’Europa” assume i tratti di una colonizzazione industriale. Le fabbriche europee, nate per forgiare pistoni e alberi a gomiti, vengono ora corteggiate da chi detiene il monopolio delle batterie e delle terre rare. La trattativa Stellantis-BYD rappresenta il simbolo di questo passaggio di consegne. Stellantis si trova a gestire un’eredità pesante: decine di siti produttivi tra Francia e Italia che necessitano di volumi per sopravvivere. Se la produzione interna non basta, l’unica soluzione per evitare licenziamenti di massa sembra essere “affittare” o vendere queste mura al nemico-concorrente asiatico.
E DONGFENG?
Pare che un altro attore cinese sta muovendo i propri pezzi sulla scacchiera europea: Dongfeng Motor Group. Le ipotizzate trattative tra Stellantis e il Gruppo statale cinese per l’apertura di un sito produttivo nella Penisola si inseriscono in questo clima di forte tensione diplomatica e industriale. Fanno gola infrastrutture già collegate alle reti energetiche e logistiche, nonché la manodopera qualificata.
LE LEGITTIME BRAME SU UN GIOIELLO COME MASERATI
L’Executive Vice President di BYD, Stella Li, sempre durante la conferenza Financial Times Future of the Car, ha scosso il panorama automobilistico europeo, delineando una strategia che potrebbe cambiare il destino di uno dei simboli del Made in Italy: Maserati. Il top manager non ha usato giri di parole nel definire quello di Stellantis un brand “molto interessante”. Per il colosso cinese, il Tridente sarebbe un asset strategico. L’obiettivo è chiaro: utilizzare il prestigio storico di un gioiello iconico planetario per consolidare il posizionamento in Occidente, affiancandolo ai propri marchi di alta gamma come Yangwang e Denza. Le parole arrivano in un momento critico per il marchio italiano, reduce da un biennio (2024-2025) segnato da un pesante calo delle vendite.
CINESI SPETTACOLARI, UE SPETTATRICE
Queste manovre si inseriscono in un piano d’espansione globale estremamente aggressivo per il 2026, con BYD che punta a vendere 1,5 milioni di veicoli fuori dai confini cinesi. Ma l’ambizione non si ferma alle strade cittadine: il recente interesse mostrato per la Formula 1 e i contatti con Stefano Domenicali suggeriscono che il gruppo cinese sia a caccia di tecnologie ad alte prestazioni. In questo senso, Maserati rappresenterebbe il ponte perfetto tra l’eccellenza ingegneristica sportiva e il mercato elettrico di massa. Il tutto mentre l’Unione Europea osserva sbalordita e parla anacronisticamente di auto con contenuto Made in UE.