Il DieselGate non risparmia Lamborghini. Le ultime novità sul richiamo VW

VW Italia perquisita dalla GdF mentre la sede tedesca è tallonata dalla KBA. Le associazioni ai clienti: non firmate liberatorie sulle modifiche

16 ottobre 2015 - 16:36

E così la Guardia di Finanza è entrata nella sede di uno dei miti mondiali delle supercar, quella Lamborghini entrata nell'orbita del Gruppo Volkswagen dal 1998. In attesa di sapere quali documenti si sono cercati a Sant'Agata Bolognese, che non produce né impiega motori diesel, registriamo come la KBA, la motorizzazione tedesca, si sia fatta minacciosa in patria.

IL TORO È FERITO? – La notizia delle perquisizioni è stata ufficializzata in uno scarno comunicato di Volkswagen Italia, dal quale si apprende, fra l'altro, che “su ordine della Procura di Verona la Guardia di Finanza ha effettuato una perquisizione presso le sedi di Volkswagen Group Italia S.p.A., a Verona, e di Automobili Lamborghini S.p.A., nell'ambito delle verifiche relative ai motori Diesel del Gruppo Volkswagen”. Non si capisce bene cosa si possa cercare in Lamborghini, dato che del gasolio a S. Agata non c'è nemmeno l'odore, ma forse la spiegazione sta nel fatto che, se i sistemi informatici fossero unificati con la Casa madre, dati importanti sarebbero reperibili anche in Lamborghini. Rimane il dubbio come informazioni così inconfessabili possano essere resi evidenti in un network accessibile dai dipendenti, ma non c'è tempo di pensare perché un altro comunicato informa, a denti stretti, che: “L'Autorità Federale dei Trasporti tedesca (KBA) decide il richiamo per i veicoli equipaggiati con motore Diesel EA189. La Volkswagen accoglie la rapida decisione dell'Autorità Federale dei Trasporti tedesca (KBA) di implementare il piano scadenzato di misure presentato la settimana scorsa, ponendo in essere un richiamo”.

PROPOSTE ACCOLTE NON MOLTO BENE – La mossa di KBA (Kraftfahrt-Bundesamt) è probabilmente una delle notizie più importanti di questi giorni, dato che ha ordinato il richiamo di 2,4 milioni di automobili immatricolate in Germania. L'annuncio arriva dopo che l'Ente ha esaminato le proposte, che Volkswagen ha depositato la settimana scorsa, riguardo le modifiche per “sanare” le automobili dotate del software defeat device la cui scoperta ha fatto deflagrare il DieselGate e esposto VW al rischio di una mega multa (e anche di più). Più di un osservatore ha considerato come “particolare” la durezza di KBA verso il più grande costruttore tedesco (e del Mondo) e una delle spiegazioni possibili è una certa irritazione derivata sia dalla lentezza e opacità delle risposte date sia dalla sostanziale incertezza nella quale sono rimasti i consumatori. In questa intransigenza si può leggere anche la volontà di far sapere che KBA ha preso in mano le redini della situazione, proprio per tranquillizzare consumatori e opinione pubblica; dato che le auto “contagiate” sono comunque sicure, si può vedere anche una certa pressione politica in questo decisionismo della KBA. Il richiamo obbligatorio sarà, in ogni caso, ancor più costoso per il Gruppo tedesco, dato che i tempi dovranno essere più rapidi rispetto a quelli, che coprivano tutto il 2016, comunicati da VW. Questo richiamo è il più grande mai avvenuto in Germania da quando sono in vigore le nuove norme, emanate nel 1997, e ha surclassato gli 1,9 milioni di auto richiamate l'anno scorso da tutti i Marchi presenti nel Paese. Ritornando in Italia, segnaliamo come alcuni avvocati abbiano consigliato di non firmare rinuncie ad azioni legali o documenti non chiari in officina durante il richiamo; la prima mediazione legale in Italia dovrebbe svolgersi il 26 ottobre a Cuneo.

RECUPERARE IL DANNO – Volkswagen deve comunicare i dettagli tecnici dei suoi “rimedi” entro la metà di novembre e si sa già come KBA vorrà provare i veicoli richiamati per verificare l'efficacia delle soluzioni messe in atto. Come già anticipato nel post che comunicava come le Volkswagen nuove bloccate fossero 1300, si ha la conferma che per certi motori – il cui numero si aggira intorno a 3,6 milioni in Europa – si dovrà intervenire sostituendo particolari della meccanica. Il danno economico (le spese, fra richiami, sostituzioni, cause e sanzioni, si preannunciano astronomiche e il crollo in Borsa è quantificabile in circa 21 miliardi di euro ad oggi), per quanto ingentissimo, è solo uno de corni del dilemma dato che si accompagna ad un notevole appannamento dell'immagine del Gruppo. Anche di questo si è parlato nel corso di una recentissima riunione che ha visto il nuovo CEO Matthias Müller incontrare circa 400 dirigenti del Gruppo a Lipsia. Müller – non poteva essere altrimenti – ha mostrato ottimismo e ha detto loro come in 2/3 anni il marchio potrebbe “ritornare a splendere”, magari di luce elettrica? In effetti il DieselGate non cancellerà l'auto elettrica di VW, che anzi (come “suggerito” a fine settembre dal CEO di Tesla Elon Musk) potrebbe essere la chiave di volta per la sua redenzione, tant'è che godrebbe perfino di un nuovo pianale dedicato.

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