DieselGate: 1300 auto VW ferme in Italia. Nordio: “non faremo marcia indietro”

L'AD del Gruppo Volkswagen in audizione in Parlamento sullo scandalo non risparmia l'Antitrust ma conferma "2,5 miliardi di acquisti" in Italia

15 ottobre 2015 - 16:40

Il DieselGate riserva sempre nuove news e una delle più “calde”, ad ora, è il discorso che l'AD di Volkswagen Italia ha fatto di fronte a due commissioni parlamentari: gli investimenti nel Belpaese sembrano salvi. All'orizzonte c'è però anche un blitz dei Finanzieri, nella sede di Verona e non solo: cerchiamo di approfondire queste notizie-bomba.

DIFENDERSI ATTACCANDO – L'amministratore delegato di Volkswagen Group Italia, Massimo Nordio, è stato in audizione alle Commissioni Ambiente e Industria del Senato per riferire alle autorità sugli sviluppi e sulle ricadute per l'Italia della vicenda dei diesel “truccati”. Nordio ha ribadito che, fortunatamente – almeno per ora e citando una lettera che il presidente di Audi Rupert Stadler ha inviato a Matteo Renzi e ai ministri Padoan e Guidi – ''il Piano di investimenti del Gruppo in Italia è confermato e non c'è nessun ripensamento. Il valore annuale degli acquisti tocca i 2,5 miliardi ed essi riguardano circa 1.500 fornitori” e, in effetti, il gruppo VW ha un buon rapporto con la filiera dell'automotive italiana. Nordio, oltre a ricordare che il gruppo è in Italia da oltre 60 anni, ha anche lanciato una frecciatina all'Antitrust – secondo noi inopportuna – la cui istruttoria si basa ''su una comunicazione di dati di emissioni non reali”, giustificando l'appunto con il fatto che i dati falsati degli NOx riguardano solo gli USA, dato che in Italia essi non verrebbero richiesti. Se quanto riportato è esatto, l'AD non è bene informato, dato che per le Euro 5 e 6 gli NOx vengono misurati anche in Europa e, quindi, in Italia. Nordio ha anche riferito (confermando quanto emerso ieri dalle parole del capo di Volkswagen UK, Paul Willis) come il 1.600 abbia bisogno anche di modifiche meccaniche. Le vetture nuove “bloccate” in Italia sono poche, il totale è soltanto di circa 1.300, dato che la produzione è ormai soltanto Euro 6, e questo spiega anche l'attuale modestia dell'impatto sulle vendite causato dallo scandalo delle Euro 5.

LE FIAMME GIALLE SCOTTANO – Che il gruppo VW non sia in una buona situazione, al di là dei numeri e delle accuse alle Autorità di Controllo, viene testimoniato dalla quasi contemporaneità del piano che salva l'auto elettrica (sconfessando le scelte tecniche del passato, soprattutto per i diesel ed il controllo delle loro emissioni) e delle dimissioni del Numero Uno di Skoda, Winfried Vahland, che non solo non ricoprirà l'analogo ruolo in VW Nord America ma ha lasciato il Gruppo. Per l'altro fronte la cronaca racconta che la Guardia di Finanza, da stamattina, ha iniziato un blitz nella sede veronese di Volkswagen Italia, sulla spinta di un'imputazione per frode in commercio emessa dalla Procura; sul registro degli indagati ci sarebbero già dirigenti in posizione apicale quali Nordio e De Meo. Hanno un retrogusto quasi sacrilego le analoghe perquisizioni in casa Lamborghini ma sono atti dovuti, dato che la casa di Wolfsburg la controlla, come Italdesign Giugiaro e Ducati, attraverso Audi; per il periodo dal 2014 al 2018 erano previsti investimenti per oltre 900 milioni su queste piccole gemme, chissà se verranno confermati.

CONSUMATORI IN FESTA – Questa escalation è accentuata dalle notizie che anche la Cina vuole vederci chiaro, che negli USA si sta muovendo la Commissione Federale per il Commercio e la Banca Europea degli Investimenti vuole fare chiarezza sui fondi erogati a suo tempo al Gruppo VW per lo sviluppo di tecnologie verdi: ricordiamo come la BEI abbia erogato, per esempio, 220 milioni per la Nissan Leaf. Un comunicato del Codacons comunica poi “esultanza perché è  stata accolta la nostra istanza, nella quale chiedevamo perquisizioni a tappeto nelle sedi italiane di Volkswagen e nelle abitazioni private di dipendenti e manager, allo scopo di acquisire documentazione circa le emissioni falsificate”. In effetti l'annuncio della class action del Codacons è stato quasi contemporaneo a quello che quantificava l'autonomia finanziaria, per multe e richiami, di VW in 12 miliardi prima dei tagli aoccupazionali.

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