VW rischia mega multa: centraline modificate per raggirare leggi anti-smog

Le centraline di mezzo milione di auto sarebbero state "flashate" con un software per alterare le emissioni dei motori 2.0 TDI negli USA

21 settembre 2015 - 15:37

La notizia è di quelle grosse: il colosso Volkswagen rischia molto, moltissimo – in termini finanziari e d'immagine – perché è stato accusato di aver inserito, nella gestione dei motori, del software sviluppato ad hoc per aggirare i regolamenti ambientali. Sull'onda della notizia il titolo perde pesantemente a Francoforte con un crollo che, alle 15:05, aveva il devastante valore del – 19,41%; il Ministero dell'Ambiente tedesco ha inoltre annunciato che aprirà un'inchiesta anche in Germania.

IL SOFTWARE FANTASMA – La vicenda sta assumendo i contorni di un vero e proprio scandalo, anche perché l'aver violato norme federali in materia ambientale potrebbe avere conseguenze anche penali per i vertici aziendali. Andiamo con ordine, iniziando dalle accuse che vengono contestate al gruppo Volkswagen, la più rilevante delle quali può riassumersi nelle parole “defeat device”. Il dispositivo (device) in questione è la centralina di controllo dei motori 2.0 turbodiesel, da sempre una delle motorizzazioni principali del gruppo tedesco. In 482.000 vetture – si tratta di Beetle, Golf, Jetta, Passat e Audi A3 – si è riscontrato come la gestione motore disponga di due software, uno dei quali funziona normalmente nell'uso quotidiano (è quello di defeat). L'altro, che è poi quello che ha scatenato il procedimento, è normalmente “dormiente” e si attiva soltanto durante il ciclo di omologazione. Questo “passaggio di consegne” fra software è possibile perché i test per le emissioni, per essere confrontabili e ripetibili, sono condotti “using five standardized driving patterns or test cycles”, come è possibile leggere dal sito dell'EPA, l'Environmental Protection Agency attiva negli USA.

SICURAUTO LO DENUNCIA DA SEMPRE – La probabile multa da 18 miliardi di dollari che fa scricchiolare le mura dell'impero di Wolfsburg non è “uno scandalo reale” perchè ha scoperchiato un pentolone enorme in cui sguazzano tutti i Costruttori, che da anni, come ha denunciato più volte SicurAUTO, adottano trucchi per dichiarare ai clienti consumi di carburante ideali che non si verificheranno mai. Il nocciolo del problema è nel ciclo di omologazione NEDC – New European Driving Cycle utilizzato per testare il veicolo in condizioni di guida surreali (scopri come si ottengono i consumi auto ufficiali). Durante questi test, infatti, tutte le Case sfruttano delle zone grigie di tolleranza (vedi quali sono i trucchi per abbassare i consumi auto) che messe insieme fanno guadagnare, con il ciclo di prova inadatto, fino al 25% di carburante. L'ha dimostrato anche Altroconsumo in un test di laboratorio ottenendo le prove con cui ha lanciato la class action per portare Fiat e Volkswagen in tribunale per i consumi auto eccesivi della Panda 1.2 denzina e della Golf 1.6 TDI. Oltretutto lascia perplesso anche l'interesse delle istituzioni europee ed italiane (Francia e Italia, in particolare) al problema dei consumi taroccati solo dopo il mea culpa Volkswagen su un caso che però è esploso negli Stati Uniti. Come se fino a qualche giorno fa tutte le auto vendute nel Vecchio Continente erano in regola con le direttive europee antinquinamento, mentre sappiamo che non è affatto così da anni. Non parliamo poi dei richiami (di modelli europei che però scattano solo in America o con incredibile ritardo in Europa, vedi Ferrari e Maserati o gli scooter Kymco, che si spezzavano a metà, ritenuti pericolosi solo dalla Grecia). Insomma, sarebbe il caso che le autorità europee comincino ad utilizzare quei poteri che non usano da 30 anni come in America su sicurezza, richiami e inquinamento.

RICONOSCERE IL TEST E “REGOLARSI” DI CONSEGUENZA – In pratica i test prevedono che il veicolo esegua, sul banco dinamometrico a rulli, sequenze standard di accelerazioni, frenate e tratti a velocità costante le cui combinazioni, stabilita e regolamentata a priori, permette di riconoscerle come percorsi simulati. In questo modo il software “dedicato” (usiamo questo eufemismo) prende il controllo e attua una strategia di pilotaggio del motore che rende molto pulite le sue emissioni. È chiaro come le auto di produzione funzionino sempre con la mappa “normale”, per emissioni di ossidi di Azoto (gli NOx) che si sono stimate essere fino a 40 volte quelli rilevate durante i cicli di prova. Le auto coinvolte sono state prodotte dal 2008 al 2015 e, stanti le attuali leggi federali, la sanzione comminata dall'EPA potrebbe arrivare a 37.500 $ per automobile, una multa che potrebbe costare al Gruppo Volkswagen l'astronomica cifra di 18 miliardi di dollari, una “scoppola” difficile da digerire anche per il megagruppo tedesco, che è uno dei costruttori più “ricchi” del pianeta.

TIMORI PER IL GRUPPO – Anche l'immagine, uno dei beni intangibili più preziosi per un'azienda, rischia molto: il suo board è infatti passibile persino di condanne penali, un evento che sarebbe micidiale per il Gruppo VW, che ha da poco spiazzato Toyota sul tetto del mondo. Pesante tegola anche per il CEO Martin Winterkorn, affermatosi dopo una lunga lotta con il venerando Ferdinand Piech e fresco della dichiarazione di voler stravolgere Volkswagen entro il 2020. Winterkorn si è detto «profondamente dispiaciuto» e ha affermato che la società farà tutto quel che occorre riparare il danno provocato. Oltre al rischio, per il board, di incorrere in condanne penali, il gruppo si dovrà sobbarcare impegnativi richiami e class-action degli automobilisti che hanno guidato un'auto più inquinante del dichiarato e che, dopo il recall, si troveranno con una vettura meno prestante rispetto ai dati di targa. Questo “vizietto” non è nuovo: anche Hyundai-Kia e Toyota sono state condannate per questo negli USA mentre in Italia Fiat e VW sono state citate in tribunale. Qualche analista pensa che le difficoltà a rispettare realmente le emissioni possano fare il gioco di Marchionne, che invita altri gruppi a unirsi a FCA anche per fronteggiare meglio le sfide di regolamenti ambientali sempre più stringenti.

1 commento

Daniele
16:56, 21 settembre 2015

Aaaaahhhhhhhhhhhh come mi sarebbe piaciuto vedere la faccia della Merkel nel momento in cui ha appreso la notizia.

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