Guida autonoma: pronto il kit da 999 dollari, ma la sicurezza la testano i clienti

Comma.ai lancia il kit di guida autonoma Beta che si può installare anche a casa. Urge un freno ai test di affidabilità sulla pelle dei clienti

15 settembre 2016 - 12:49

La microelettronica oggi fa miracoli: se è possibile avere processori octa-core in uno smarphone, perché non pensare alla guida autonoma in kit? Detto-fatto: la startup Comma.ai, fondata dal dinamico George “Geohot” Hotz, ha annunciato che il suo kit Comma One sarà disponibile a fine anno per 999 dollari più 24 dollari di canone mensile. Si tratta di un impianto aftermarket pensato per alcuni modelli Honda e Acura e che usa i sensori già presenti sulle auto; esso sarà installabile direttamente dai proprietari. Unica (e grande pecca): il sistema è in Beta testing e la sperimentazione sarà fatta dagli acquirenti.

COMPONENTI OFF-THE-SHELF L'espressione è traducibile con prêt-à-porter, nel campo della moda, e “fuori dallo scaffale” in senso esteso, per significare che si tratta di elementi standard, da comprare in negozi “normali”. Hotz ha fatto esattamente questo, usando componenti comuni per assemblare un kit per la guida autonoma che, grazie al prezzo di un migliaio di dollari e al montaggio come retrofit, sarà accessibile alle masse. In realtà Hotz è il primo a dire che si tratta di un sistema le cui funzionalità sono simili al sistema Autopilot di Tesla (leggi del recente aggiornamento dell'Autopilot che rimane ancora in versione Beta), e sarà in grado di completare un percorso, dall'inizio alla fine, senza che il guidatore debba toccare pedali e volante.

ROBOT A SCUOLA GUIDA Le similitudini con il software Tesla non si fermano però qui, dato che”Geohot” ha sottolineato che il conducente dovrà essere pronto a intervenire nel caso di imprevisti (sono le stesse raccomandazioni che dà Tesla riguardo all'Autopilot, nucleo della sua difesa dopo il primo incidente mortale dovuto alla guida autonoma) tenendo a mente che l'esperienza sarà simile a quella di sorvegliare un giovane guidatore che sta studiando per la patente. Durante il TechCrunch Disrupt a San Francisco, Hotz ha speso qualche parola per commentare l'incidente mortale che ha coinvolto la Model S, dicendo che “40.000 persone muoiono in un anno a causa della disattenzione. L'incidente fatale non è il caso speciale di un'auto a guida autonoma assassina, è il caso ordinario di un guidatore che non prestava attenzione alla strada. Era disattento e, purtroppo, è accaduta una tragedia mentre era su una Tesla ma poteva succedere con qualunque altra automobile. Credo che la risposta di Tesla sia stata appropriata”.

A QUANDO LE REGOLE? Solidale con Tesla, Hotz ha sparato a zero contro Mobileye, un'azienda che collabora con decine di costruttori (leggi di come Mobileye ha smentito Elon Musk e gelato il futuro con Tesla), affermando che: “Pensare che Mobileye possa creare il software del futuro è un errore”. Il Comma One aggiunge ai radar di certi modelli Honda e Acura (devono avere il Lane-Keeping Assist) due videocamere puntate sulla strada ed un display di controllo rivolto all'interno. George Hotz ha inoltre comunicato che i proprietari delle Honda/Acura compatibili con il Comma One e che risiedono nella zona di San Francisco sono ammessi al Beta testing e possono partecipare inviandogli un'email. È proprio questo il nocciolo della questione: perché rilasciare al è pubblico la versione beta di un software che può causare danni, morti e feriti come se fosse la app di un cellulare? Si tratta di persone comuni su strade pubbliche, non di collaudatori esperti che girano in circuito o su strade chiuse al traffico. Cosa penserebbero gli altri automobilisti, i ciclisti e i pedoni se sapessero che un'auto robot in fase sperimentale che circola a pochi metri da loro? È possibile che le sperimentazioni fatte dalla Case con centinai di veicoli e miliardi di km di esperienza siano equivalenti alle intuizioni di un giovane, per quanto talentuoso (ha hackerato iPhone e Playstation da ragazzino) informatico? Esistono software aperti per la guida autonoma (leggi dell'architettura open source proposta da Elektrobit) ma si rivolgono a sviluppatori professionali, non certo all'uomo della strada. NHTSA e i vari Governi hanno fissato norme per le sperimentazioni (leggi delle proposte molto libere del Michigan) ma esse non valgono per il kit di Comma.ai? Gli Enti per la sicurezza stradale dovrebbero non solo regolamentare strettamente le sperimentazioni ma estendere l'obbligo di una certificazione anche agli attuali ADAS, che a volte, lo sappiamo, fanno cilecca.

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