Guida autonoma: arriva l'architettura open source che non ha segreti

I veicoli autonomi saranno open source, Robinos ci prova e mette il software a disposizione degli sviluppatori

30 giugno 2016 - 18:56

La Grande Corsa alla guida autonoma è in pieno svolgimento e impegna a livello globale moltissime Aziende, dai Costruttori ai giganti dell'Hi Tech elettronica fino ai fornitori di componenti. Ma è proprio dalla costola di un fornitore, Elektrobit, che arriva una proposta che potrebbe rovesciare il tavolo dell'autonomous drive: il software EB robinos per la guida autonoma open source!

A TUTTO OPEN La popolarità dei software e dei sistemi operativi open source è sotto gli occhi di tutti: Android equipaggia infatti miliardi di dispositivi (smartphone, tablet ma anche TV, decoder e così via). Da non sottovalutare anche i milioni di server e PC che usano Linux nelle sue varie distro, numeri certamente minori ma altrettanto importanti in quanto appartenenti a macchine più potenti se non professionali. L'open source non è certamente sconosciuto al mondo automotive e qui facciamo due esempi per tutti: Tesla che liberalizza i brevetti dell'auto elettrica e Ford che vende i suoi brevetti ad un prezzo “politico”. La notizia che arriva in questi giorni non è quindi una première ma è ghiotta lo stesso, dato che riguarda il caldissimo tema della guida autonoma. La tedesca Elektrobit, attiva da 25 anni nel settore delle applicazioni per l'automotive, ha infatti annunciato il rilascio di EB robinos, un'architettura software distribuita sotto licenza Creative Commons e dedicata alla guida autonoma.

LA COMMUNITY CI GUIDA? EB robinos diventerà uno standard per le autonomous car? Soltanto il tempo ce lo potrà dire ma la proposta è sicuramente interessante e arriva da un marchio che appartiene al grandissimo componentista Continental AG, un gigante da 190 mila impiegati distribuiti in 25 Paesi. Elektrobit propone robinos Open, con architettura aperta, e EB robinos, la versione marchiata con il suo nome e dotata di moduli software già pronti per elaborare l'input del sensore (Grid Fusion) e prendere decisioni di controllo del veicolo (Path Planning). Sono disponibili altri prodotti, come EB tresos, una soluzione software sviluppata per interfacciarsi con il supercomputer per auto NVIDIA Drive PX2, o EB Assist Car Data Recorder, un “registratore” che permette di visualizzare i dati di EB Robinos e controllare le registrazioni e il playback dei dati stessi a bordo di veicoli test. Bjorn Geisler, Head of driver assistance di Elektrobit, spiega così la “necessità” di robinos: “le case automobilistiche cercano di reinventare la ruota con i loro progetti di auto autonome: ognuna di loro costruisce la propria architettura software e vuole mantenerla segreta. Open robinos accelererà lo sviluppo della guida autonoma”.

PERCHÉ SPENDERE? Geisler ha detto che Elektrobit entro la fine dell'anno renderà disponibili per EB robinos un set di blocchi di codice completi per implementare varie funzioni; l'azienda ha già testato il software nel mondo reale, accumulando più di 1.500 miglia percorsi sulle autostrade: un dato che sembra testimoniare uno stato ancora acerbo in confronto ai milioni di miglia percorsi (anche con qualche incidente colposo) dalla Google Car. Se davvero EB robinos diventasse una sorta di standard, d'altra parte, l'esperienza delle case che lo utilizzerebbero potrebbe far accumulare rapidamente molta “esperienza” a questo outsider.

L'architettura di Robinos prevede diversi “layer” logico-fisici: uno per i sensori, predisposto per interfacciarsi con GPS, radar, laser, ultrasuoni e videocamere, uno riservato ai decision maker e lo strato di controllo del veicolo (longitudinale, laterale e della traiettoria); essi “poggiano” su un sistema di controllo degli errori e della sicurezza. Robinos può integrarsi con gli ADAS, siano essi basati su una ECU (Electronic Control Unit) unica sia con quelli che contano su più ECU; il produttore lo definisce poi come in grado di implementare sistemi di livello 5 nella classificazione SAE per la guida autonoma: è il massimo e indica un'automobile totalmente autonoma. Sembra proprio che la guida autonoma stia scatenando tutti, dai singoli programmatori-hacker (leggi del kit per la guida autonoma da 1.000 dollari) passando per i dispositivi aftermarket (leggi come funzionano in una prova comparata) fino alle aziende plurimiliardarie. Cosa deve pensare l'Uomo della Strada? Suggeriamo due spunti: una certa standardizzazione sarebbe indubbiamente utile, considerando anche che le infrastrutture, assolutamente vitali per i veicoli autonomi, sarebbero le stesse a prescindere da chi/cosa le percorre. E poi, sarà possibile che l'esperienza di anni possa essere surrogata dall'inventiva di pochi? La guida autonoma presuppone, da parte dei veicoli, un apprendimento profondo e capacità decisionali e perfino “etiche” che non non sembrano raggiungibili in breve tempo.

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