Multe più salate: le sanzioni stradali che costano di più
Le multe più salate che possono colpire gli automobilisti: casi incredibili e numeri da capogiro in Italia e nel mondo
Le multe più salate che possono colpire gli automobilisti: casi incredibili e numeri da capogiro in Italia e nel mondo
Una folle corsa a quasi 300 km/h e, come per magia nera, ci si ritrova con una sanzione monstre: 1,1 milioni di euro da versare per aver pigiato troppo sull’acceleratore. Oppure pagare 121.000 euro per aver superato di poco il limite. Sono situazioni che, nei numeri, sembrano appartenere alla finzione, ma che invece sono cronaca e monito. Quali sono davvero le multe stradali più salate del pianeta e quali possibilità ci sono che si concretizzano sulle strade italiane? Nelle prossime righe esporremo le multe record di tutto il mondo tra leggi, cifre, esempi da capogiro e strumenti dissuasivi non privi di controversie.
MULTE SALATE: CASI CELEBRI NEL MONDO
Basta scorrere le notizie sul web da fonti affidabili come il The Guardian per incappare nei primati pressoché inarrivabili di alcuni automobilisti. Dalla Svizzera al nord Europa, la corsa alle sanzioni più costose è ormai globale e guidata, spesso, dalla volontà di scoraggiare la tentazione del piede pesante con esempi eclatanti.
Svizzera: 1,1 milioni di euro
Si ritiene che la Svizzera, dove si applica un sistema di sanzioni basato sulla gravità dell’infrazione e sul reddito del trasgressore, abbia imposto la multa più alta di sempre: 3.600 franchi svizzeri al giorno per 300 giorni, ovvero circa 1,1 milioni di euro, a un automobilista svedese sorpreso a guidare a 290 km/h tra Berna e Losanna.
Finlandia: 121.000 euro
Più a nord, le cronache riportano altri casi che sembrano dare linfa al concetto di deterrenza. Nel 2023 un manager della Nokia è stato multato di 121.000 euro per aver superato di 30 km/h il limite consentito in Finlandia, altro Paese dove le multe vengono calcolate in percentuale sul reddito del trasgressore. Sempre in Finlandia, nel 2002 un alto dirigente della stessa Nokia venne multato di 116.000 euro dopo essere stato sorpreso a guidare la sua Harley-Davidson a 75 km/h in una zona in cui il limite era di 50 km/h.
MULTE MASSIME PREVISTE DAL CODICE DELLA STRADA ITALIANO
L’Italia non resta indietro quanto a rigore per le infrazioni più gravi. Le norme del CdS garantiscono una risposta severa soprattutto quando si parla di comportamenti criminali alla guida, come l’assunzione di alcol e/o stupefacenti o l’organizzazione di gare clandestine. In questi casi, i numeri cambiano volto: la sanzione amministrativa raggiunge vette che sfiorano quelle dei casi esteri più eclatanti.
Gare clandestine: da 25.000 a 100.000 euro
Secondo il Codice della strada, organizzare una gara clandestina può costare da 25.000 a 100.000 euro, rendendo questa sanzione tra le multe più salate in Italia. La stessa pena si applica a chiunque prenda parte alla competizione non autorizzata, mentre chi scommette paga da 5.000 a 25.000 euro. L’articolo 9-bis del CdS rappresenta un vero e proprio spartiacque nella storia delle sanzioni, capace di equiparare, in termini punitivi, l’organizzazione di corse illegali alle fattispecie penali di maggiore allarme sociale.
Aggravanti
L’art. 9-bis specifica pure le aggravanti, tra cui il sequestro del mezzo e la possibilità di ulteriori guai (penali) se sono coinvolti minori o se ci scappa il morto. Altre norme molto severe includono gli articoli 142 (eccesso di velocità), 146 (semaforo rosso), 186 (guida in stato di ebbrezza) e 187 (sostanze stupefacenti), a completare un quadro repressivo tra i più rigidi d’Europa. I riferimenti testuali garantiscono, sul piano giuridico, certezza e trasparenza della sanzione: ogni infrazione ha un proprio codice e importo che evita ambiguità e disparità di trattamento.

ECCESSO DI VELOCITÀ: SOGLIE IMPORTI E SANZIONI ACCESSORIE
Il cuore delle multe stradali più costose italiane batte spesso sull’acceleratore. Secondo dati forniti dalla Polizia di Stato, circa un terzo delle infrazioni riguarda l’eccesso di velocità.
Soglie: <10, 10-40, 40-60, >60 km/h
La legge distingue con solerzia: basta superare il limite di meno di 10 km/h per “guadagnarsi” una multa da 42 a 173 euro. Procedendo tra 10 e 40 km/h oltre il massimo consentito, la sanzione sale e può toccare i 694 euro: scaglioni che, solitamente, riflettono la pericolosità crescente delle condotte. Tra 40 e 60 km/h oltre il limite, la stangata è pesante: da 543 a 2.170 euro più sospensione della patente da uno a tre mesi. E se la lancetta schizza sopra i 60 km/h, si entra nella fascia massima: da 845 a 3.382 euro, patente sospesa da sei a dodici mesi, e, come non bastasse, decurtazione di 10 punti dalla patente di guida.
Sospensione patente e decurtazione punti
Alle cifre si sommano le cosiddette sanzioni accessorie. Oltre la multa, lo spettro della sospensione del titolo di guida è spesso più temuto dell’onere economico: restare a piedi per mesi può significare ripercussioni lavorative e sociali concrete. La decurtazione punti – per fare un esempio: -10 punti nell’eccesso superiore a 60 km/h – completa il trittico punitivo, inducendo molti automobilisti a riflettere due volte prima di pigiare sull’acceleratore.
ALTRE MULTE MULTO COSTOSE
Non di soli limiti di velocità vive il Codice della strada. Numerose altre violazioni sono state ritoccate verso l’alto per intercettare l’allarme sociale e la necessità di maggiore tutela per le categorie più fragili o per le condizioni di sicurezza collettiva.
Guida in stato di ebbrezza e sotto stupefacenti
L’alcool, anziché distendere i nervi dopo una giornata intensa, rischia di alleggerire estremamente il portafoglio. Le sanzioni per chi guida con un tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 g/l prevedono multe da 543 a 2.170 euro e sospensione patente da tre a sei mesi (art. 186 Codice della strada). Da 0,8 a 1,5 g/l, il salto: ammenda tra 800 e 3.200 euro più possibile arresto fino a sei mesi; oltre 1,5 g/l, si arriva fino a 6.000 euro e a dodici mesi di arresto potenziale. La situazione non cambia per chi si mette al volante dopo aver assunto stupefacenti: la multa oscilla tra 1.500 e 6.000 euro, con la concreta prospettiva di finire dietro le sbarre per un periodo tra sei mesi e un anno (art. 187 CdS).
Revisione scaduta, contromano, divieto di sosta e semaforo rosso
Appuntamenti mancati con l’officina possono costare cari: la revisione omessa si paga con una somma fra 173 e 694 euro, ma se il controllo viene reiteratamente evitato, il conto sale fino a 7.993 euro, con possibile raddoppio per recidiva. Scelte ancora più pericolose – come imboccare contromano un’autostrada – espongono a multe più salate: da 2.046 a 8.186 euro, cifra che può arrivare a 11.000 euro di notte. Licenza sospesa e sanzioni commutabili in sanzioni penali completano il quadro. Banali “dimenticanze” quotidiane, come l’odiosa sosta nei posti riservati ai disabili (da 165 a 660 euro, con decurtazione fino a 6 punti) o il pericolosissimo passaggio col rosso (da 167 a 665 euro, -2 punti), chiudono l’elenco delle infrazioni che – pur comuni – rischiano di lasciare il segno, anche economico.
MULTE PROPORZIONALI AL REDDITO: DOVE E PERCHÉ
Sotto il manto del principio di eguaglianza, alcune realtà europee hanno scelto di modellare le pene sulle reali possibilità finanziarie dei trasgressori. Una prospettiva che, nei casi estremi, genera sanzioni da capogiro, specie per chi dispone di guadagni a cinque o sei zeri.
Paesi che le applicano: Finlandia, Svizzera, Norvegia
Il caso più celebre è quello della Finlandia, dove il sistema “giorni-multa” lega l’importo al reddito dichiarato. Anche in Svizzera e Norvegia una violazione commessa da un facoltoso imprenditore può fruttare all’erario pubblico cifre da capogiro. In questi Paesi, la sanzione serve da vero e proprio equalizzatore sociale.
Impatto: sanzioni molto più alte per soggetti benestanti
La funzione deterrente esce potenziata da tali sistemi: se chi guadagna cifre considerevoli rischia somme che azzerano ogni tentazione, emerge tuttavia qualche perplessità sull’esasperazione punitiva. Le multe stradali più costose – nei casi scandinavi – sono ormai riservate a chi dichiara redditi fuori scala, ma la risposta delle autorità è unanime: chi può di più, paghi di più, a beneficio della sicurezza sulle strade.
Dibattito sull’equità delle multe basate sul reddito
Ma restano ombre e quesiti. Se il principio della proporzionalità al reddito convince molti giuristi, non mancano le voci critiche: i detrattori parlano di “giustizia selettiva” e temono storture che possano alterare l’uniformità sanzionatoria su cui si regge il diritto moderno. Il confronto sull’equità resta vivo, persino in Parlamento europeo, sospeso tra la necessità di colpire con efficacia e l’obbligo di non cedere a tentazioni vessatorie. Al di là delle cifre record e delle classifiche, una domanda continua a serpeggiare: fino a che punto la stangata economica può legittimamente sostituirsi all’educazione e alla prevenzione?