Disastro annunciato targhe monopattini in sharing a Roma: furti continui
Le nuove regole sui monopattini a Roma scatenano il caos tra furti continui di targhe e sanzioni per utenti
Le nuove regole sui monopattini a Roma scatenano il caos tra furti continui di targhe e sanzioni per utenti
Partenza falsa per le targhe dei monopattini elettrici, obbligatorie dal 17 maggio 2026: a Roma siamo a livelli di incubo logistico e di sicurezza. I mezzi in sharing, pensati per agevolare gli spostamenti rapidi nel centro urbano, sono diventati il bersaglio preferito di vandali e malintenzionati. Comportamenti da incivili magari messi in atto da qualcuno che vuole infrangere le regole (passare col semaforo rosso per esempio) sulle tavolette a rotelle senza farsi beccare. Si registrano infatti furti continui di targhe adesive applicate sui veicoli della flotta della Città Eterna: il fenomeno sta mettendo in crisi le società di gestione del servizio e gli stessi utenti, che rischiano di subire sanzioni pesanti senza avere colpa. A seguire, pesanti problematiche di natura economica e burocratica per gli operatori.
TARGHE DEI MONOPATTINI ELETTRICI: CAOS ROMANO
Le cronache cittadine (vedi Roma Today) evidenziano come la vulnerabilità del sistema di identificazione sia il fulcro del problema. I contrassegni identificativi, stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, sono realizzati in materiale plastificato adesivo. Sebbene la norma preveda che siano non rimovibili, la realtà della strada dimostra il contrario: nelle zone centrali e nella movida di Roma, decine di veicoli vengono privati del proprio adesivo ogni notte. I gestori si trovano nell’impossibilità di monitorare ogni singolo mezzo in tempo reale. I clienti che avviano il noleggio tramite applicazione spesso non controllano la presenza dell’etichetta sul parafango posteriore, accorgendosi del danno solo al momento di un eventuale controllo stradale. La facilità con cui queste etichette ufficiali vengono rimosse evidenzia una totale mancanza di pianificazione da parte delle autorità competenti, le quali non hanno considerato la fragilità di un supporto adesivo esposto al pubblico su un mezzo stradale.
I LIMITI TECNICI DELLA CIRCOLARE SUL POSIZIONAMENTO
I problemi strutturali erano stati ampiamente previsti. Le indicazioni iniziali stabilivano criteri rigidi per l’installazione del contrassegno identificativo al fine di garantirne la massima visibilità: la normativa indicava il posizionamento ideale sul parafango posteriore in un apposito alloggiamento o, in alternativa, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo a un’altezza compresa tra 20 e 120 centimetri dal suolo. Tuttavia, come sottolineato dalle analisi tecniche sui limiti della circolare anti multa, le modalità di applicazione presentano criticità evidenti. Molti modelli in circolazione non dispongono di una superficie metallica o plastica adatta a garantire un’adesione permanente e duratura nel tempo.

TARGHINO NATO DEBOLE
I tagli antimanomissione presenti sulla superficie della targa avrebbero dovuto impedire il riutilizzo del contrassegno, ma l’effetto pratico è la distruzione del bollino, lasciando il veicolo anonimo e non in regola. La circolare esplicativa è intervenuta per chiarire i dubbi interpretativi e per evitare sanzioni ingiuste, ma non ha risolto il problema della fragilità del supporto di fronte agli atti di vandalismo ripetuti
RISCHI PER GLI UTENTI DELLO SHARING
La Polizia Locale di Roma ha intensificato i controlli stradali in tutta la città: chi circola a bordo di un mezzo privo del bollino identificativo rischia una sanzione di 100 euro. Le società di noleggio stanno cercando di correre ai ripari sostituendo i bollini mancanti nel minor tempo possibile, ma la burocrazia legata alla richiesta dei duplicati presso la Motorizzazione Civile rallenta sensibilmente le operazioni di ripristino. Il rischio concreto è una drastica riduzione dei veicoli disponibili nelle strade romane, provocando un danno economico rilevante per le aziende che hanno investito sul territorio e un disservizio per la collettività.
LE RICHIESTE DEI GESTORI PER SALVARE LA MICROMOBILITÀ
I rappresentanti delle aziende di sharing chiedono modifiche urgenti per fermare questa situazione insostenibile. Tra le proposte avanzate vi è la possibilità di integrare il codice identificativo direttamente nel telaio del mezzo o di stampare la sequenza alfanumerica su supporti metallici rigidi da fissare con bulloni di sicurezza antifurto. Senza un intervento correttivo, la riforma del Codice della Strada rischia di cancellare i benefici della mobilità elettrica a Roma, trasformando un’opportunità di sviluppo ecologico in un labirinto di sanzioni e ricorsi legali per migliaia di utenti innocenti. E il peggio deve arrivare, perché con l’obbligo dell’assicurazione – legato alla targa – i guai in caso di incidente possono essere notevoli, specie in presenza di lesioni fisiche. Che pasticcio.