Monopattini elettrici: davvero targa e assicurazione sono la soluzione?
I monopattini elettrici sono al centro di una rivoluzione normativa, ma occhio all'equivoco sicurezza: in realtà, le nuove regole non bastano
I monopattini elettrici sono al centro di una rivoluzione normativa, ma occhio all'equivoco sicurezza: in realtà, le nuove regole non bastano
Sicurezza e monopattini elettrici: anche dopo le nuove regole, i dubbi restano, fa notare su LinkedIn Fabio Sciascia (Senior Claims Specialist). Per legge infatti dal 17 maggio scorso serve la targa, mentre il 16 luglio prossimo scatterà l’obbligo di assicurazione per le tavolette a rotelle. Tuttavia, da liquidatore di compagnia, Sciascia osserva come una nuova norma nasca quando il fenomeno è già esploso e quando i sinistri hanno già evidenziato le criticità.
TARGA DEI MONOPATTINI, DOVE STA IL PROBLEMA
“La targa sui monopattini può certamente migliorare tracciabilità e identificazione. Ma chi gestisce i danni sa che i nodi più complessi spesso sono altri”, evidenzia il professionista. Il problema non è solo identificare, ma prevenire: “Quando un sinistro arriva sulla scrivania del liquidatore, il danno è già accaduto. La domanda vera è: stiamo investendo abbastanza in educazione stradale?”. La seconda questione è che c’è il costo della mobilità: “Ogni incidente genera un impatto molto più ampio del semplice danno materiale: gestione sanitaria, tempi di liquidazione”, spese assicurative, contenziosi, assenze dal lavoro.
NO ALL’EQUIVOCO “PIÙ NORME UGUALE MENO INCIDENTI”
Un terzo tema caldo è che molte infrastrutture urbane sono nate per auto, pedoni e biciclette, mentre i monopattini sono arrivati dopo, aggiunge Sciascia. Pertanto, più norme non significa automaticamente più sicurezza. “Nel settore assicurativo vediamo spesso un fenomeno: aumentano regole e obblighi, ma se mancano controlli e cultura del rischio, i comportamenti restano invariati”. Attenzione infine alla falsa percezione di sicurezza: “Una targa può dare l’idea di un sistema più controllato, ma non elimina guida distratta, velocità inadeguata o comportamenti imprudenti“.

PRIMA IL BUON SENSO
La sovrapposizione di decreti e restrizioni rischia di generare un cortocircuito burocratico. Alcuni utenti della strada potrebbero tendere a credere che l’adempimento formale, come il pagamento di una polizza o l’applicazione di un adesivo, sia sufficiente a garantire l’incolumità propria e altrui. La realtà dei fatti dimostra il contrario: violazioni, disattenzioni, corsie ciclabili spesso promiscue e scarsa manutenzione del manto stradale rappresentano insidie che nessuna targa può neutralizzare, soprattutto se il conducente viaggia oltre i limiti consentiti dal buon senso.
LE MILLE INFRAZIONI CON POCHE MULTE
D’altronde, al di là di targa e assicurazioni obbligatorie, già da anni ci sono regole che vengono calpestate nel settore della micromobilità urbana. In particolare, a livello teorico, il Codice della Strada vieta la circolazione dei monopattini sui marciapiedi, contromano nella maggior parte delle strade, con due o più persone. Proibisce di passare col semaforo rosso e di avere comportamenti pericolosi come sfiorare i pedoni: infrazione odiosa specie se si tratta di disabili, bimbi, donne incinte, anziani, persone con difficoltà a deambulare. Per non parlare dell’obbligo di luci di notte, spesso non rispettato. Mille infrazioni che, solo molto di rado, vengono sanzionate. Quindi i marciapiedi, lo spazio protetto per eccellenza dei soggetti vulnerabili, si trasformano frequentemente in piste di scorrimento rapido, dove l’effetto sorpresa aumenta esponenzialmente la probabilità di investimenti e traumi gravi.
UNA DISTRAZIONE DOPO L’ALTRA
Ci sarebbe anche il casco obbligatorio per tutti. E i conducenti devono sempre procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due. Inoltre, i guidatori devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio sempre con entrambe le mani: vietato viaggiare con lo smartphone in mano. Comportamento che distrae in modo pesante, col monopattinista che diventa una “mina stradale“. Rispondere a un messaggio, consultare le mappe o registrare un video mentre si stringe la manopola con una sola mano riduce drasticamente i tempi di reazione in caso di frenata d’emergenza. Le ruote di piccolo diametro dei monopattini non perdonano le minime asperità del terreno; basta una piccola buca o un tombino sconnesso per perdere l’equilibrio e cadere rovinosamente a terra, coinvolgendo i veicoli che seguono.