Autovelox omologati: querela contro decreto Salvini. Esistono le prove tecniche?
Depositato un esposto alla Procura di Roma contro il decreto Salvini, in cui si contesta la validità delle omologazioni degli autovelox
Depositato un esposto alla Procura di Roma contro il decreto Salvini, in cui si contesta la validità delle omologazioni degli autovelox
Estate bollente anche in tema di autovelox, come da nostra previsione. Dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto del ministero delle Infrastrutture dell’8 giugno 2026 – valido dal 12 luglio -, si attiva Altvelox: l’associazione nazionale utenti della strada ha presentato una denuncia-esposto alla Procura di Roma (depositata e ratificata ai Carabinieri di Castelfranco Veneto) nei confronti sia del titolare del dicastero Matteo Salvini sia dei dirigenti firmatari.
Ossia Fausto Fedele (capo della Direzione generale per la sicurezza stradale e l’autotrasporto e firmatario della nota MIT del 30 gennaio 2026); Valentino Iurato (direttore della divisione 2 e firmatario della richiesta di ritiro della notifica europea del 23 marzo 2025, della successiva nota del 30 gennaio 2026 e del riscontro parziale all’accesso); e Gianfrancesco Romeo (direttore generale del ministero delle Imprese e firmatario del riscontro del 26 giugno 2026).
Nel mirino, gli atti sulla formazione dell’articolo 6 e dell’Allegato B, che equiparano dispositivi muniti di semplice approvazione a sistemi omologati. Tutto ruota attorno a una domanda: esistono le prove tecniche che quei misuratori della velocità siano omologati? Di qui la denuncia-querela.
OMOLOGAZIONE D’UFFICIO DEGLI AUTOVELOX: QUAL È IL PROBLEMA
La denuncia non attribuisce responsabilità già accertate. Sottopone all’autorità giudiziaria atti, riscontri, omissioni documentali e contraddizioni che richiedono una verifica sulla formazione, sull’istruttoria e sugli effetti del decreto.
L’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada impone infatti che i velox siano omologati. Lo ha ribadito più volte la Cassazione. Servirebbe quindi prima un decreto per definire le procedure di omologazione; poi sarebbe necessaria l’omologa degli strumenti. Operazione lunga e costosa. Per adesso, siamo fermi all’approvazione: procedura molto più semplice, rapida ed economica.
Altvelox – che aveva chiesto in passato diversi accessi agli atti al ministero delle Infrastrutture e quello delle Imprese – non ha avuto riscontri documentali esaustivi.
Zero rapporti tecnici, certificazioni di taratura, verifiche metrologiche e comparazioni sui singoli prototipi che dovrebbero sottostare alla dichiarazione di conformità richiamata dal decreto.
La denuncia-querela solleva dubbi sulla legittimità procedurale dell’operazione, ipotizzando che la presunta conformità non sia supportata da una reale istruttoria tecnica.
COSA C’ENTRA ACCREDIA
Un elemento che alimenta i dubbi dell’associazione deriva da una comunicazione ufficiale di Accredia, l’ente nazionale di accreditamento, datata 13 luglio 2026.
Che ha precisato di non aver mai accreditato il Laboratorio di taratura del Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi del MIT: nessuna struttura ministeriale risulta accreditata per eseguire tarature sotto accreditamento per i dispositivi di rilevamento della velocità in questione.
“Sebbene tale circostanza non invalidi autonomamente il potere amministrativo di emanare un decreto, essa sposta l’attenzione sulla necessità di individuare quali laboratori esterni abbiano effettivamente condotto le prove, con quali metodi e sotto quale regime di accreditamento“, dice l’associazione.

DUBBI SULL’ATTIVITÀ ISTRUTTORIA
L’esposto – trasmesso per competenza anche alla Corte dei Conti e all’Autorità nazionale anticorruzione – chiede di accertare se l’attività istruttoria sia stata realmente espletata. Il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini, ha ribadito che l’intento è uno solo: ottenere trasparenza.
Se i test tecnici esistono, devono essere acquisiti e verificati dall’Autorità giudiziaria; in caso contrario, occorre fare luce sulle modalità che hanno permesso di dichiarare omologati dispositivi che, fino all’entrata in vigore del decreto, non possedevano tale requisito.
La magistratura è chiamata a valutare eventuali profili di falsità ideologica, le anomalie nella gestione degli accessi documentali e l’eventuale sviamento del potere amministrativo volto a legittimare, retroattivamente, l’utilizzo di strumenti altrimenti privi della necessaria conformità normativa.
FALSITÀ IDEOLOGICA?
L’esposto sottopone inoltre all’Autorità giudiziaria i possibili profili di falsità ideologica, le condotte connesse alla gestione degli accessi documentali, gli eventuali effetti patrimoniali derivanti dall’applicazione del decreto e ogni ulteriore qualificazione che dovesse emergere dalle indagini.
Segnalato un possibile sviamento del potere amministrativo. Il decreto “potrebbe avere prodotto una conversione generalizzata delle precedenti approvazioni in omologazioni, consentendo la prosecuzione dell’utilizzo di apparecchi che, sino all’entrata in vigore del provvedimento, risultavano privi dell’omologazione“.
E IN PARALLELO, IL PROBLEMA TUTOR
Nel frattempo, l’avvocato Angelo Pisani (legale dell’imprenditore Alessandro Patanè), indicato come autore originario del software Sicve/Tutor, annuncia un ricorso al TAR Lazio. Motivo: il decreto “Salvini” non cancella le sentenze né risolve i problemi sulla titolarità e sull’utilizzo del software. Tema che vi abbiamo anticipato qui.