Autovelox omologati d’ufficio: quando e come fare ricorso
Il nuovo decreto ministeriale prova a sanare retroattivamente l'omologazione degli autovelox, ma la sua legittimità resta contestabile
Il nuovo decreto ministeriale prova a sanare retroattivamente l'omologazione degli autovelox, ma la sua legittimità resta contestabile
Estate bollente anche in tema di autovelox: il recente decreto del ministero delle Infrastrutture intende omologare d’ufficio migliaia di misuratori di velocità precedentemente solo approvati. Questione risolta, come dice il titolare del dicastero Matteo Salvini? No. Secondo numerosi esperti, eravamo e siamo in alto mare. Sentite sul Corsera Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze: “Un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge. Le multe resteranno illegittime e i giudici potrebbero continuare ad annullarle, come da Cassazione”.
PRIMA IL CODICE DELLA STRADA, POI IL DECRETO MINISTERIALE: AUTOVELOX DELLE POLEMICHE
Il cuore della questione risiede nella distinzione tra approvazione e omologazione, due procedimenti che la giurisprudenza della Cassazione, con l’ordinanza 10505/2024 e con una dozzina di decisioni successive identiche, ha chiarito essere profondamente differenti.
Il Codice della Strada (articolo 142, comma 6) richiede esplicitamente l’omologazione per le apparecchiature utilizzate per il rilevamento della velocità, rendendo l’approvazione del prototipo un titolo insufficiente.
Le circolari ministeriali successive al Codice del 1993 sono di rango inferiore rispetto alla legge: anche se rendono ammissibile l’uso dei velox con approvazione, prevale la norma primaria.
Il decreto ministeriale di luglio 2026 tenta di superare questa impasse normativa sanando d’ufficio 3.150 misuratori, inserendoli in un elenco di dispositivi intesi come omologati. Tuttavia, tale operazione solleva dubbi di legittimità: un atto amministrativo secondario può validamente superare una carenza che inficiava la validità probatoria di un verbale al momento della sua emissione?
LA LOTTERIA DEI RICORSI CONTRO LE MULTE DA AUTOVELOX
Come ieri, resta aperta la lotteria dei ricorsi contro le multe da autovelox. Se i Prefetti tendono a respingere l’opposizione (l’ammenda in euro raddoppia), numerosi Giudici di Pace cancellano il verbale e il relativo eventuale taglio di punti o la possibile sospensione della patente.
Questo accadeva in minima parte anche prima dell’ordinanza della Cassazione ma, dopo di questa, c’è stato il boom delle vittorie degli automobilisti. Con sconfitte dolorose per i Comuni (perdita di incassi giganteschi). Al che, il ministero si è attivato.

OPPORSI ALLA MULTA: QUANDO E DOVE
Per i cittadini che ricevono multe da qualsiasi autovelox, inclusi quelli omologati d’ufficio, la strada del ricorso al Giudice di Pace rimane percorribile. L’opposizione deve essere presentata entro 30 giorni dalla notifica del verbale, depositando l’atto presso la cancelleria del Giudice di Pace competente per il luogo in cui è stata commessa la violazione, oppure inviandolo tramite PEC o raccomandata A/R.
Nel ricorso, l’automobilista può eccepire la carenza di omologazione al momento dell’accertamento, sostenendo che l’intervento normativo sopravvenuto non possa retroagire sanando vizi di legittimità già consolidati. È necessario allegare copia del verbale e tutta la documentazione utile a comprovare la tipologia di dispositivo utilizzato, contestando la validità della prova fornita dall’ente accertatore.
Va citata l’ordinanza della Cassazione; prezioso anche riportare l’opinione dell’esperto come Ferrara, su esposta. Non si tratta di un’interpretazione capziosa delle norme da parte dei consumatori, ma di una lettura equilibrata delle regole da parte di soggetti esterni, che non hanno nessun genere di interesse.
È fondamentale evidenziare che il decreto non può mutare la natura giuridica di un atto amministrativo pregresso. La gerarchia delle fonti impedisce al ministero di superare quanto stabilito dalla legge primaria.
Pertanto, la battaglia legale si sposta sulla capacità del giudice di disapplicare l’atto amministrativo (il decreto) laddove questo risulti in contrasto con le norme del Codice della Strada.
La giurisprudenza di merito, sulla scia delle indicazioni della Cassazione, ha già mostrato aperture verso l’annullamento dei verbali basati su strumenti sprovvisti di omologazione formale. Ma il verdetto è un’incognita. In caso di sconfitta, si paga in genere l’ammenda originaria e scattano le misure sulle patente.
E LA MONTAGNA DI MULTE FATTE IN 34 ANNI?
Invece, la partita è finita per quanto riguarda tutte la montagna multe fatte da migliaia di velox non omologati in 34 anni di Codice della Strada: una faccenda oscura che suscita perplessità. In assenza della soluzione richiesta dalla legge (un decreto che specifichi la procedura tecnica di omologazione, lunga e costosa), si resta in un insidioso limbo giuridico. Un’incertezza pericolosa visto che parliamo di un’infrazione che causa incidenti gravi, da punire nei modi previsti dalle normative.