Bonus wallbox 2026 finiti: Italia resta senza incentivi per l’elettrico
Nel 2026 terminano i bonus wallbox domestici per esaurimento fondi: l'Italia resta priva di incentivi diretti e agevolazioni per le auto elettriche e le infrastrutture
Nel 2026 terminano i bonus wallbox domestici per esaurimento fondi: l'Italia resta priva di incentivi diretti e agevolazioni per le auto elettriche e le infrastrutture
Per il 2026 addio ai bonus wallbox: ieri si è chiuso lo sportello per gli incentivi colonnine domestiche. E così per quest’anno l’Italia è a zero incentivi diretti per le auto elettriche (sconti sul nuovo grazie a una campagna rottamazione usato termico dello Stato), e senza agevolazioni che riguardano la mobilità green (infrastrutture private). Mentre ci sono i fondi per l’offerta, ossia per le Case e la filiera. Dal 22 settembre sono state presentate circa 16 mila richieste per le ricariche a casa, un volume che ha raggiunto la soglia delle risorse stanziate per l’annualità in corso: chi ha già inoltrato la domanda può verificarne l’avanzamento attraverso l’area riservata della piattaforma web. Un’eventuale riapertura dello sportello, qualora venissero messi a disposizione nuovi fondi, sarà annunciata ufficialmente.
BONUS WALLBOX: LA QUESTIONE RISORSE
Come i più recenti incentivi auto elettriche sono andati bruciati, così i bonus wallbox sono finiti in fretta: questione di risorse messe in campo dal Governo. Il programma, promosso dal ministero delle Imprese, prevede uno stanziamento complessivo di 68 milioni di euro, ripartito su più annualità: per il 2026 ci sono 15 milioni di euro, con una dotazione dello stesso importo per ciascun anno dal 2027 al 2029. Gli ultimi 8 milioni sono destinati al 2030.
L’agevolazione consente di recuperare l’80% delle spese ammissibili sostenute per l’acquisto e la posa in opera delle infrastrutture di ricarica: il tetto massimo del contributo è fissato a 1.500 euro per i privati e sale fino a 8.000 euro per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali.
Per accedere al bonus relativo al 2026, le installazioni devono essere state completate nel periodo compreso tra il 26 giugno e il 31 dicembre di quest’anno.
E ORA CHE SUCCEDE?
La chiusura dello sportello non coincide con la conclusione dell’iter per chi ha già presentato la richiesta: Invitalia avvierà infatti i controlli per accertare che i dati inseriti siano completi e corretti, verificando anche la regolarità formale della domanda e della documentazione allegata.
Qualora una richiesta venga giudicata improcedibile, il richiedente potrà trasmetterne una nuova utilizzando lo stesso codice fiscale, purché siano ancora disponibili fondi e venga rispettata la scadenza prevista per il 31 gennaio 2027.
È importante, tuttavia, prestare attenzione al secondo invio: se anche la nuova domanda non supera le verifiche previste, non sarà possibile presentare ulteriori richieste per ottenere il contributo relativo al 2026.

TRANSIZIONE ELETTRICA DIFFICILE
La fine del bonus wallbox per il 2026 mette a nudo una delle criticità della transizione ecologica in Italia: l’estrema frammentazione e la mancanza di continuità nei sostegni economici. Quando la mobilità sostenibile dipende quasi interamente dall’erogazione di incentivi statali a “esaurimento rapido”, il processo di elettrificazione subisce un freno inevitabile, alimentando incertezza sia nei consumatori sia nella filiera industriale.
Il primo ostacolo è di natura economica. Il costo di acquisto delle auto elettriche resta sensibilmente superiore a quello delle vetture a combustione interna. Se a questo si aggiunge l’azzeramento degli sconti sul nuovo e l’improvviso esaurimento dei fondi per l’installazione delle colonnine domestiche, la barriera all’ingresso diventa alta per una vasta fascia di automobilisti.
La seconda criticità riguarda la pianificazione dei fondi. I meccanismi di incentivi “a rubinetto”, che si aprono e chiudono nel giro di un mese, generano disorientamento: chi intende passare all’elettrico rinvia l’acquisto in attesa di nuove risorse, bloccando il rinnovo del parco circolante.
I NUMERI SUI PUNTI DI RICARICA PUBBLICI
Al 30 settembre sono 88.368 i punti di ricarica a uso pubblico installati nella Penisola, in aumento di 18.096 unità nei 12 mesi (dato Motus-E). Tuttavia, sottolineiamo alcuni aspetti chiave: dal conteggio vanno tolte le colonnine non attive per mancanza di collegamento, quelle che hanno subìto furti di cavi, oltre a quelle vandalizzate e non funzionanti per vari motivi. Quante ne restano?