Price cap carburanti, non è tutto oro ciò che luccica: l’allarme di Assopetroli

Price cap carburanti, non è tutto oro ciò che luccica: l’allarme di Assopetroli

Il price cap sui carburanti rischia di rivelarsi in parte controproducente: Assopetroli lancia l'allarme, evidenziando criticità operative e pericoli di vario genere

 

Il price cap sui carburanti rischia di rivelarsi in parte controproducente: Assopetroli lancia l'allarme, evidenziando criticità operative e pericoli di vario genere

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28 Ottobre 2026 - 11:00

Il recente prolungamento del price cap sui carburanti, che dà un minimo di ossigeno agli automobilisti, riaccende le preoccupazioni per la sostenibilità economica della distribuzione indipendente. A lanciare l’allarme è Assopetroli-Assoenergia, che segnala una situazione sempre più difficile per le imprese del settore, alle prese con margini ridotti e crescenti difficoltà nella gestione delle attività. “Non è più soltanto una questione di margini: è in gioco la sopravvivenza di una componente essenziale del mercato dei carburanti e, con essa, la salvaguardia della concorrenza“, sottolinea l’associazione, annunciando la convocazione di un’assemblea straordinaria per il prossimo 5 novembre.

PRICE CAP: IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Detto che il massimale permette agli automobilisti di risparmiare qualche cent a litro (considerando il boom dei prezzi alla pompa dall’esplosione della guerra USA-Iran), al centro della questione c’è il mercato extrarete, nel quale operano distributori indipendenti e imprese che svolgono un ruolo significativo nell’approvvigionamento e nella commercializzazione dei prodotti petroliferi

Secondo Assopetroli-Assoenergia, le misure finora adottate e gli interventi messi in campo dalle compagnie non sarebbero sufficienti a compensare le criticità che interessano gli operatori, lasciando irrisolte le principali difficoltà economiche.

L’associazione giudica infatti “parziali e insufficienti” le risposte ricevute dalle società, evidenziando il rischio che si possa compromettere la continuità aziendale, con ripercussioni sui livelli occupazionali lungo la filiera.

ALLA RICERCA DI EQUILIBRIO

La preoccupazione riguarda quindi gli effetti che una prolungata situazione di squilibrio potrebbe produrre sul tessuto imprenditoriale della distribuzione indipendente. La riduzione della sostenibilità economica delle attività rischia di tradursi in una contrazione degli investimenti, in maggiori difficoltà operative e, nei casi più critici, nella necessità di ridimensionare o interrompere le attività.

Per l’associazione, la questione assume anche una dimensione concorrenziale: la presenza di operatori indipendenti rappresenta infatti una componente del mercato dei carburanti e la loro progressiva uscita potrebbe ridurre il pluralismo dell’offerta.

L’assemblea straordinaria del 5 novembre sarà dunque un passaggio decisivo per definire le iniziative da intraprendere a tutela delle imprese associate: l’obiettivo è individuare proposte concrete richiamando l’attenzione delle istituzioni e degli interlocutori della filiera sulla necessità di condizioni economiche sostenibili.

Benzinaio fa rifornimento

E CHI COMPRA AL DI FUORI DELLA RETE?

Un ulteriore aspetto riguarda le ricadute del price cap sui settori produttivi che acquistano carburanti attraverso il canale extrarete. Autotrasporto, agricoltura, pesca, industria e cantieri dipendono infatti dalle condizioni applicate alle forniture all’ingrosso, che non coincidono necessariamente coi prezzi praticati alla pompa dalle compagnie aderenti alla calmierazione.

Il massimale al dettaglio potrebbe non tradursi in un beneficio equivalente per tutte le attività economiche, creando differenze nei costi sostenuti dalle imprese. A questo si aggiunge una questione territoriale: la presenza più o meno capillare delle reti dei grandi marchi e degli operatori indipendenti può incidere sulle alternative disponibili.

Il monitoraggio istituzionale del mercato extrarete può contribuire a individuare eventuali differenziali e a valutare se le misure adottate raggiungano in modo omogeneo i diversi canali di vendita.

La sfida per il Governo sarà trovare un equilibrio tra l’esigenza di proteggere famiglie e imprese dagli aumenti dei carburanti e quella di evitare che il costo della calmierazione ricada in modo sproporzionato su una parte degli operatori.

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