USA frustano UE: non fatevi invadere dall’auto cinese

USA frustano UE: non fatevi invadere dall’auto cinese

USA contro UE: stop all'invasione delle auto cinesi. Washington esorta Bruxelles a blindare il mercato per tutelare l'industria europea

 

USA contro UE: stop all'invasione delle auto cinesi. Washington esorta Bruxelles a blindare il mercato per tutelare l'industria europea

di 
17 Luglio 2026 - 09:59

La pressione statunitense sui partner europei si fa nuovamente sentire, questa volta nel settore auto: Washington esorta Bruxelles a non farsi invadere dalle vetture elettriche e ibride plug-in cinesi, contrariamente a quanto sta accadendo. Peter Navarro, consulente strategico principale di Trump per le politiche commerciali internazionali, ha lanciato un monito all’Unione Europea, invitandola a bloccare l’ingresso massiccio dei produttori di vetture del Dragone nel Vecchio Continente. Il timore espresso dagli USA è che, senza barriere protettive più rigide, i veicoli della superpotenza asiatica possano prendere il sopravvento per sempre.

GLI USA ALL’UE: ALZARE IL MURO ANTI AUTO CINESE

La dinamica è ben nota agli osservatori: il vantaggio competitivo cinese non deriva solo dall’efficienza, ma da anni di massicci sussidi statali che hanno permesso ai giganti asiatici di abbattere i prezzi, creando una distorsione strutturale del mercato globale.

Gli Stati Uniti, che hanno già risposto con tariffe fino al 100% su diverse categorie di importazioni dal Regno di Mezzo, chiedono ora a Bruxelles di abbandonare l’approccio cauto adottato finora. Insomma, gli extra dazi UE alle elettriche orientali non sarebbero sufficienti: serve un muro più alto, in stile americano, riferisce Bloomberg.

UNIONE EUROPEA IN GRAVE DIFFICOLTÀ

L’UE, dal canto suo, si trova in una posizione di estrema complessità. Sebbene la Commissione abbia introdotto dazi compensativi e avviato indagini rigorose sulle pratiche di dumping, il legame economico tra l’industria automobilistica tedesca e le catene di approvvigionamento cinesi rende ogni restrizione drastica un’arma a doppio taglio.

Molti produttori europei, infatti, temono ritorsioni dirette da parte di Pechino, che potrebbero colpire le esportazioni di beni di lusso o componenti critici.

La tensione è alimentata dai dati recenti: la quota di mercato dei brand cinesi nel comparto elettrico europeo continua a crescere costantemente, superando il 9% e minando la stabilità occupazionale di comparti industriali cardine.

Secondo Navarro, la tattica di Pechino è chiara: sfruttare l’apertura dei mercati occidentali per “saccheggiare” la base manifatturiera europea, replicando quanto già accaduto con il settore dei pannelli solari. Inoltre, il mercato UE risulta essenziale come valvola di sfogo, visto il calo delle vendite in Cina.

USA frustano UE, non fatevi invadere dall’auto cinese

PER LA SICUREZZA, DICONO GLI AMERICANI

Il richiamo degli USA è dunque una sollecitazione a trasformare la difesa commerciale in un pilastro della sicurezza nazionale, suggerendo che la sopravvivenza dell’industria automobilistica europea è una questione di bilancio e di sovranità tecnologica.

Resta da vedere se Bruxelles avrà la determinazione di seguire la linea dura tracciata da oltreoceano o se continuerà a cercare una mediazione diplomatica che, secondo i critici, rischia di lasciare il campo libero all’avanzata cinese.

L’esortazione degli USA si inquadra nel duello fra Stati Uniti e Cina. Si tratta di una partita a scacchi planetaria per la supremazia tecnologica del prossimo decennio. Washington interpreta l’espansione del settore automotive cinese come una minaccia esistenziale, non solo economica.

Per la Casa Bianca, permettere ai veicoli a batteria del Dragone di saturare il mercato europeo significherebbe consegnare a Pechino il controllo della mobilità futura, rendendo l’Occidente dipendente da infrastrutture, software e componenti critici di origine orientale.

Gli USA mirano a isolare l’ecosistema industriale cinese per preservare la propria egemonia manifatturiera. In questo scenario, l’Europa funge da terreno di scontro decisivo. Se Bruxelles non dovesse allinearsi a una politica protezionista aggressiva, Washington teme che la Cina possa utilizzare l’UE come testa di ponte per bypassare le sanzioni statunitensi.

Il braccio di ferro trasforma così l’auto in un asset di sicurezza nazionale, dove la libertà di mercato cede il passo alla necessità di difendere i confini industriali. Per i vertici USA, la partita è chiara: o l’Occidente erige un fronte comune solido, o l’integrazione economica con Pechino diventerà un irreversibile atto di sottomissione strategica.

LA METAFORA USATA DA NAVARRO: NAVE PIRATA CINESE

L’Europa tentenna, il Canada sta aprendo la porta settentrionale dell’America e il Messico sta diventando la base operativa meridionale per l’assalto della Cina al mercato automobilistico statunitense, dice Navarro su Politico. È così che si perdono le guerre industriali: non con la resa di fronte alla nave pirata cinese, ma lasciando che il predatore circondi i mercati mentre le sue potenziali vittime prendono tempo.

Infine, la stoccata del consulente di Trump: l’UE non sta combattendo BYD (numero uno cinese) con la forza necessaria perché non agisce come un’unione. Funziona come una confederazione di nazioni vulnerabili, ognuna con i propri punti deboli nei confronti della Cina.

Commenta con la tua opinione

X