Transport for London: causa da 1 miliardo contro le Case auto per le emissioni diesel
Londra esige 1 miliardo di sterline dai costruttori. L'accusa? Le aziende non avrebbero comunicato i dati delle reali emissioni delle vetture a gasolio, consentendo ai proprietari delle macchine di entrare in ZTL senza pagare
Londra esige 1 miliardo di sterline dai costruttori. L'accusa? Le aziende non avrebbero comunicato i dati delle reali emissioni delle vetture a gasolio, consentendo ai proprietari delle macchine di entrare in ZTL senza pagare
Il Transport for London (TfL) cita in giudizio le Case auto: l’autorità che gestisce i trasporti nella capitale britannica ha depositato presso l’Alta Corte una maxi causa da un miliardo di sterline (quasi 1,2 miliardi di euro). Nel mirino Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan, accusate di aver fornito dati distorti, incompleti o non veritieri in merito alle reali emissioni dei propri veicoli a gasolio. Così, i proprietari non hanno pagato il ticket di 12,50 sterline al giorno, con danno economico per le casse della città, dice il Financial Times.
GRANDE ZTL DI LONDRA PROTAGONISTA
La vicenda ruota attorno alla ULEZ (Ultra Low Emission Zone), la vasta area a bassissime emissioni introdotta originariamente nel 2019 e progressivamente estesa fino a coprire l’intera superficie della Greater London. All’interno di questa perimetrazione, i veicoli giudicati non conformi agli standard ambientali europei devono corrispondere un pedaggio. Una ZTL che molte città imitano, come Milano con l’Area C a pagamento.
BATTAGLIA LEGALE DI LONDRA SULLE EMISSIONI DIESEL
Questo varco normativo e tariffario non sarebbe dipeso da una svista degli automobilisti, ma da un’errata classificazione ufficiale dei mezzi registrati nei database governativi. TfL si affida storicamente agli archivi della Driver and Vehicle Licensing Agency (DVLA), l’ente britannico che raccoglie e cataloga le informazioni tecniche dei veicoli in circolazione. Tali database integrano i parametri ambientali e le emissioni dichiarate direttamente dalle Case automobilistiche.

COSA NON QUADRA SECONDO LA CAPITALE BRITANNICA
L’accusa mossa alle aziende è duplice e severa. Da un lato, viene ipotizzato l’utilizzo di software di gestione del motore capaci di alterare i test di omologazione, riconoscendo le fasi di collaudo per ridurre temporaneamente le emissioni di ossidi di azoto (NOx) rispetto alle condizioni di marcia reali. Dall’altro, si punta il dito contro la natura delle informazioni trasmesse alle agenzie di controllo.
Secondo l’accusa, si configurerebbe una frode sistematica oppure una grave negligenza industriale. In entrambe le eventualità, il risultato tangibile si traduce in un danno finanziario colossale per le casse pubbliche. I mancati incassi derivanti dai ticket non riscossi e l’aggravamento della qualità dell’aria nei quartieri londinesi rappresentano i cardini su cui si fonda la richiesta di risarcimento miliardaria.
QUALE POSSIBILE DIFESA
I costruttori coinvolti stanno preparando una linea difensiva. Tra le eccezioni preliminari che i legali possono sollevare rientra la contestazione sul grado di affidamento che l’ente pubblico riponeva nei registri della DVLA, fattore che secondo la difesa potrebbe attenuare la responsabilità diretta dei costruttori nei confronti di TfL.
Questa iniziativa giudiziaria si inserisce in un contesto britannico già fortemente segnato da contenziosi analoghi, dove milioni di automobilisti portano avanti cause collettive contro le Case costruttrici per i danni legati ai propulsori diesel. Per ora, con scarso successo.
SENTENZA PILOTA?
L’esito della causa intentata dal Transport for London (qualunque sia il verdetto) potrebbe creare un precedente giuridico di portata internazionale, ridefinendo il rapporto di responsabilità economica tra le amministrazioni pubbliche metropolitane e i produttori di auto in materia di transizione ecologica, conformità urbana e tutela dei bilanci pubblici.
UNA SOLA VERA VITTIMA: L’AUTOMOBILISTA
Nello scontro fra Londra e Case, la vera vittima è l’automobilista o un qualsiasi cittadino. Domanda: il Driver and Vehicle Licensing Agency (DVLA) ha davvero svolto il proprio lavoro alla perfezione? Se subito ci fosse stato uno stop, non si sarebbe arrivati a questo.
Premesso che parliamo di norme per la tutela della salute pubblica, e che tutte le Case devono rispettarle al millimetro, qui c’è qualcuno che scrive le regole sull’omologazione, un ente che certifica la stessa omologa, un altro che verifica se tutto sia in ordine. C’erano controllori che – all’epoca – avrebbero potuto operare in modo più scrupoloso.
Alla fine, il consumatore spera che le pubbliche autorità svolgano con diligenza le verifiche sul campo e subito. Così, a distanza di anni, con un miliardo di sterline sul tavolo in gioco, la controversia alimenta qualche dubbio.