Prezzo diesel verso 2,4 €/l, ma il peggio deve ancora arrivare
Il prezzo medio dei carburanti sale ancora, mentre si attende che il taglio accise sul diesel sia più leggero: il listino destinato a decollare
Il prezzo medio dei carburanti sale ancora, mentre si attende che il taglio accise sul diesel sia più leggero: il listino destinato a decollare
Brutto lunedì per gli automobilisti che devono fare il pieno: secondo i dati del ministero delle Imprese, il prezzo medio self su rete ordinaria della benzina rincara a 2,155 euro, mentre quello del diesel sale a 2,335, entrambi su di 1 millesimo. Per il gasolio, il problema è che dal 18 al 25 settembre c’è il riassorbimento dello sconto, con riduzione dell’impatto del taglio accise a 12,2 centesimi/litro (IVA inclusa). Questo è il primo balzo di circa 5 centesimi. Dal 26 settembre al 5 ottobre 2026, scatterà un ulteriore dimezzamento della sforbiciata sulle tasse: beneficio di 6,1 cent. Dal 6 ottobre, in assenza di proroghe o delle accise mobili, il diesel tornerà all’aliquota ordinaria. Il peggio deve quindi arrivare prossimamente, col listino che si può inerpicare a 2,4 euro.
DIESEL: L’INSTABILITÀ È UNA MINACCIA
Ad aggravare un contesto economico già complesso interviene la costante instabilità dei mercati petroliferi globali. Le quotazioni del Brent registrano nuovi rincari a causa dei focolai di crisi geopolitica nelle aree di produzione e dei tagli all’estrazione decisi dal cartello dei Paesi produttori, fattore che riduce drasticamente i margini per le raffinerie.
Questo scenario internazionale amplifica gli effetti della tassazione nazionale: sul gasolio gravano sia l’aumento delle accise sia una forte richiesta a livello europeo, che mantiene elevati i listini dei distillati medi.
L’esborso per il carburante pesa enormemente su vettori e catene logistiche. Le imprese di spedizione segnalano che questi extracosti dovranno necessariamente scaricarsi sui listini finali di trasporto, innescando una reazione a catena con rincari sui beni di largo consumo e una ripresa della spinta inflazionistica sui generi alimentari.

SPECULAZIONI FINANZIARIE: ECCO UN ALTRO GUAIO
Ad alimentare la fiammata dei listini ai distributori contribuisce in modo determinante l’ombra della speculazione finanziaria che si aggira sui mercati internazionali delle materie prime. Oltre ai fattori tangibili legati alla produzione fisica e alla raffinazione, i prezzi del greggio e dei distillati subiscono la forte pressione delle negoziazioni sui mercati dei “futures”, dove grandi fondi d’investimento e operatori finanziari scommettono costantemente sulle fluttuazioni a breve e medio termine del valore del barile.
La volatilità diventa un terreno fertile per operazioni puramente finanziarie: gli acquisti speculativi anticipano spesso gli scenari peggiori, spingendo al rialzo le quotazioni del petrolio ben prima che si verifichi un’effettiva carenza di prodotto sul mercato.
Questo meccanismo moltiplica artificialmente l’impatto dei rincari lungo tutta la filiera energetica: la crescita dei prezzi all’ingrosso si riflette con estrema rapidità sulle schede carburante delle compagnie e, di conseguenza, sui prezzi finali praticati alle pompe di benzina e diesel.
L’IDEA DELLA FRANCIA
Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron intende convocare nelle prossime settimane una riunione straordinaria dei Paesi del G7 dedicata all’energia: obiettivo, valutare lo sblocco coordinato delle riserve strategiche di petrolio per calmierare il mercato globale.
Parigi spinge sulla Commissione UE per accelerare lo stoccaggio comune del gas e introdurre misure di flessibilità sui listini, evitando che le nazioni vadano in ordine sparso. Attenzione però: l’effetto sarebbe solo di breve durata, senza risolvere le cause strutturali delle tensioni geopolitiche globali.