Prezzo benzina oltre 2 euro in autostrada, diesel a 2,06: rincari senza tregua
I prezzi dei carburanti salgono ancora: in autostrada la benzina supera i due euro al litro, in aumento anche il diesel
I prezzi dei carburanti salgono ancora: in autostrada la benzina supera i due euro al litro, in aumento anche il diesel
Luglio 2026 da mettersi le mani nei capelli per il prezzo di benzina e diesel: stamane, in self service sulla rete stradale, la verde vola a 1,92 euro/litro, massimo dal 6 giugno, rileva Staffetta Quotidiana, mentre il gasolio sale a 2,06, massimo dal 26 aprile e in crescita perfino di 19 millesimi su ieri. Poi abbiamo il Gpl a 0,747 €/l e il metano a 1,567 €/kg. Come sempre, sulla rete autostradale, listini bollenti: 2,010 €/l per la benzina (+12), che oltrepassa abbondantemente la soglia psicologica dei due euro. Quindi 2,134 €/l per il gasolio (+23), 0,881 €/l per il Gpl (-1) e 1,589 €/kg per il metano (invariato).
PREZZI BENZINA E DIESEL STELLARI: CHE FA IL GOVERNO?
Di fronte a questi dati e considerato l’incremento degli spostamenti dei cittadini legati al periodo estivo, dice il Codacons, il Governo Meloni deve tagliare subito le accise almeno sino a fine agosto. Così da alleggerire la spesa delle famiglie che vanno incontro all’ennesima stangata sulle ferie.
Alla vigilia degli esodi estivi (e di scadenze elettorali decisive), il clima politico viene infiammato dai prezzi dei carburanti. L’illusione che le tensioni in Medio Oriente fossero finite è un boomerang micidiale per l’Esecutivo: adesso che il taglio accise è stato tolto, potrebbe essere necessario fare retromarcia.
UN SOFFIO DI VENTO E LA NAVE BARCOLLA
Il guaio è che un nuovo blocco di Hormuz può far schizzare prezzi e quotazioni in un attimo, mentre la possibile maggiore domanda di petrolio da parte della Cina avrebbe come ricaduta un’impennata ulteriore delle tariffe. Il tutto mentre la maggioranza pare che cerchi (in qualche modo) di eliminare i rami secchi, considerando che le casse pubbliche sono esauste.
A giugno 2026, le stime correnti su base mensile per un taglio delle accise di circa 20 centesimi al litro sono state calcolate in un range di 500-600 milioni di euro di minore gettito per le casse dello Stato: di qui, i numerosi tentennamenti, le decurtazioni parziali, le promesse non mantenute sull’eliminazione delle tasse dei carburanti, l’incremento della accisa sul diesel, poi l’inversione a U, sino ad arrivare ancora alla piena emergenza. Ormai cronica.

ESTATE AD ALTISSIMA TENSIONE
L’estate 2026 si preannuncia come un banco di prova critico per l’equilibrio tra rigore dei conti pubblici e tenuta sociale. L’Esecutivo fronteggia le pressioni dei consumatori, le manovre d’urgenza richieste per arginare l’inflazione energetica e la costante vulnerabilità delle rotte internazionali, ritrovandosi in una condizione di stallo permanente.
SPECULAZIONE, LA SPALLATA FINALE
Esiste infine la speculazione finanziaria che distorce il mercato petrolifero, con contratti basati su mere proiezioni che gonfiano artificiosamente i prezzi. Il greggio, attualmente a 85 dollari al barile, risente pesantemente di queste manovre fuori controllo, rendendo vana ogni velleità regolatoria degli Stati.
A pagare il conto salato è l’automobilista, vittima di un meccanismo perverso che trasforma ogni periodo di alta mobilità – weekend, ponti o esodi estivi – in una scusa per nuovi rincari. La crescita della domanda in queste fasi diventa il pretesto perfetto per speculare, consolidando un trend di aumenti che erode costantemente il potere d’acquisto dei cittadini.
L’AUTOMOBILISDTA LA PAGA CARA
In questa dinamica, il prezzo del greggio agisce come il razzo: quando le quotazioni internazionali salgono, il costo alla pompa schizza verso l’alto con una rapidità fulminea, quasi istantanea, indipendentemente dalle scorte fisiche già presenti nei serbatoi delle compagnie. Al contrario, quando il prezzo del petrolio scende, il costo per l’automobilista diventa una piuma: la discesa è lenta, esitante e spesso incompleta.
Mentre il razzo (l’aumento) brucia ogni resistenza per massimizzare immediatamente i margini di profitto, la piuma (la riduzione) viene trattenuta da una resistenza artificiale. Il risultato è un differenziale che rimane bloccato su livelli elevati per settimane, trasformando la volatilità del mercato in una rendita costante per chi gestisce la filiera. In sostanza, l’automobilista è sempre la vittima di un movimento che privilegia la velocità dell’esborso rispetto alla lentezza del risparmio.