Foto tratta dal gruppo Facebook Residenti di Mac Mahon Milano
“Inferno” di smog sulla Ghisolfa a Milano per i lavori della ciclabile
Il cantiere per la nuova pista ciclabile sul Ponte della Ghisolfa paralizza il traffico di Milano, scatenando code chilometriche e picchi di smog insostenibili per i residenti della zona.
Il cantiere per la nuova pista ciclabile sul Ponte della Ghisolfa paralizza il traffico di Milano, scatenando code chilometriche e picchi di smog insostenibili per i residenti della zona.
Mistero a Milano: prima Area B e C anti smog, poi multe, limiti e ZTL, spinta verso bici e monopattini elettrici e contro l’auto, e poi la situazione viabilistica lungo il Ponte della Ghisolfa che raggiunge livelli di criticità senza precedenti. L’apertura del cantiere destinato alla realizzazione della nuova pista ciclabile ha drasticamente ridotto la carreggiata disponibile per i veicoli a motore, trasformando uno degli snodi della circonvallazione esterna in una trappola di lamiere. Gli automobilisti si trovano imbottigliati per ore in code interminabili, mentre i residenti denunciano un peggioramento della qualità dell’aria. Le emissioni prodotte dai motori al minimo per tempi prolungati stanno creando una cappa di inquinamento atmosferico che preoccupa. A danno specie degli individui deboli, di chi soffre di patologie respiratorie, allergie primaverili, e a danno di bimbi, anziani, signore in dolce attesa. Poveri polmoni: quelle polveri penetrano in profondità facendo seri guai sul breve e lungo termine.
MILANO: IL DISASTRO VIABILISTICO SUL PONTE DELLA GHISOLFA
L’intervento di restyling urbano che prevede l’inserimento di una corsia protetta per le biciclette ha eliminato intere corsie di marcia in un tratto dove transitano ogni giorno oltre 50.000 veicoli. Il restringimento della carreggiata sul Ponte della Ghisolfa agisce come un imbuto naturale, bloccando il flusso che proviene da Viale Monte Ceneri e si dirige verso Piazzale Lugano. Durante le ore di punta, i tempi di percorrenza sono triplicati, passando dai normali 5 minuti a oltre 25 minuti per percorrere poche centinaia di metri. La segnaletica di cantiere, seppur presente, non riesce a mitigare l’impatto di una riduzione così netta dello spazio stradale.
ATTENZIONE: l’immagine di copertina dell’articolo (tratta dal gruppo Facebook “Residenti di Mac Mahon Milano“), per quanto sembri realizzata con l’IA tanto è inverosimile, mostra in realtà l’attuale situazione sul Ponte della Ghisolfa a Milano nelle ore di punta.
La frustrazione dei conducenti è palpabile e si manifesta con l’uso continuo dei clacson, aumentando anche l’inquinamento acustico in un’area già densamente popolata. Percorsi alternativi nelle vie limitrofe? Non scherziamo. Fra l’altro, dopo – andando verso piazzale Lodi – c’è la paralisi in piazzale Stuparich per gli eterni cantieri. È un inferno urbano che sembra non avere fine.
L’EMERGENZA SMOG E LA SALUTE DEI CITTADINI
Il ristagno di gas di scarico è favorito anche dalla conformazione stessa del ponte e dei palazzi circostanti, che creano un effetto canyon dove l’aria fatica a circolare. Molti residenti hanno iniziato a tenere le finestre sigillate nonostante le temperature primaverili, cercando di proteggersi da una nube tossica che sembra ormai parte integrante del paesaggio urbano: la contraddizione tra l’obiettivo ecologico della pista ciclabile e l’impatto ambientale immediato del cantiere è al centro di polemiche feroci che coinvolgono l’amministrazione comunale e le opposizioni politiche.

LAVORI SULLA GHISOLFA: EFFETTO DOMINO
Anche i corrieri e i mezzi di soccorso incontrano difficoltà enormi nel transitare, mettendo a rischio la tempestività degli interventi di emergenza. Le proteste sottolineano come la pianificazione dei lavori non abbia tenuto conto delle reali necessità di una metropoli che vive di mobilità frenetica. Le immagini pubblicate sul gruppo Facebook già citato ma anche su altri, mostrano file ininterrotte di auto che arrivano fino a Viale Certosa, con i conducenti esausti e i residenti esasperati dal rumore e dall’odore acre dei gas di scarico. Molti chiedono perché non siano stati previsti lavori notturni per accelerare la consegna dell’opera e ridurre i disagi diurni. La percezione comune è quella di una città ostaggio di una visione urbanistica che penalizza eccessivamente chi è costretto a usare l’auto per lavoro o necessità personali.
L’ANALISI TECNICA DEL PROGETTO CICLABILE
Milano sostiene che i lavori siano necessari per rendere la città più sicura, ricordando i tragici incidenti avvenuti in passato proprio sulla Ghisolfa. Il progetto della pista ciclabile sul Ponte della Ghisolfa nasce con l’intento di collegare zone periferiche al centro in modo sostenibile, ma la sua esecuzione tecnica sta sollevando dubbi anche tra gli esperti di mobilità. La scelta di sottrarre spazio alla carreggiata principale su un ponte che funge da arteria vitale è stata definita da molti come un azzardo ingegneristico: la riduzione delle corsie da 3 a 2, o in alcuni punti a una sola corsia effettiva per senso di marcia, ha creato un collo di bottiglia permanente. Le critiche non riguardano l’utilità delle ciclabili in sé, ma la loro collocazione in punti nevralgici dove l’infrastruttura stradale è già al limite della capacità: qui convivono bus, auto, furgoni, betoniere, bici e monopattini.
IL CONTESTO DI MILANO TRA CANTIERI E INQUINAMENTO
Quello della Ghisolfa non è un caso isolato nella mappa dei disagi milanesi. La città è costellata di micro-cantieri che, sommati tra loro, generano un effetto domino sulla circolazione: la coincidenza di più interventi su assi strategici sta mettendo a dura prova la pazienza dei milanesi e dei pendolari. Anche la logistica urbana soffre, con ritardi nelle consegne dell’e-commerce e dei rifornimenti alimentari, portando a un rincaro indiretto dei servizi per i residenti del quartiere.