Colonnine in autostrada: bandi in ritardo, Italia ancora indietro

In merito all'installazione delle colonnine in autostrada i bandi di gara sono in ritardo e l'Italia è ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei. L'allarme di Motus-E

15 giugno 2022 - 12:30

L’efficace copertura di ricarica sulla rete autostradale è un aspetto fondamentale per favorire la diffusione delle auto elettriche, visto che soltanto una capillare distribuzione dei punti di ricarica pubblici, e in particolare di quelli fast e ultra-fast, può consentire di usare le BEV per lunghi viaggi e spostamenti, rendendole appetibili per le famiglie e anche per le aziende. In quest’ambito l’Italia è parecchio indietro rispetto ai principali competitor europei e per rimediare la Legge di Bilancio 2021 ha imposto ai concessionari autostradali di installare colonnine di ricarica per veicoli elettrici di ultima generazione e ad alta potenza, lungo le tratte di loro competenza almeno ogni 50 km, fissando scadenze piuttosto stringenti. Scadenze che però pochi hanno rispettato grazie alla concessione di numerose proroghe che stanno praticamente rimandando all’infinito la pubblicazione dei bandi di gara per la costruzione delle colonnine in autostrada.

COLONNINE IN AUTOSTRADA: BANDI PROROGATI A OTTOBRE 2022

L’allarme lo ha lanciato Motus-E, l’associazione che promuove la transizione del settore nazionale dei trasporti verso l’adozione massiva di mezzi elettrici e sostenibili, comunicando che lo scorso 31 maggio l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), attraverso la delibera n. 89/2022, ha prorogato al 28 ottobre 2022 il termine per la conclusione del procedimento volto alla definizione degli schemi dei bandi relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari autostradali. Originariamente, ricorda sempre Motus-E, il procedimento avrebbe dovuto concludersi il 28 febbraio 2022 e poi, dopo una prima proroga, il 31 maggio 2022. Adesso, invece, è tutto rinviato a ottobre.

COLONNINE IN AUTOSTRADA: IL RITARDO PENALIZZA L’ITALIA

Sono anni che gli operatori attendono di poter installare punti di ricarica ad alta potenza in autostrada, con proprie risorse, e nulla accade”, commenta amaramente l’associazione, “mentre negli altri paesi Europei l’infrastrutturazione procede spedita e si svolgono bandi di gara periodicamente. Questo ennesimo prolungamento dei termini entro cui si sarebbero dovuti definire gli schemi di bando, rappresenta l’ennesimo freno all’infrastrutturazione del Paese. L’Italia risulta così essere sempre più isolata e penalizzata rispetto alle nazioni confinanti. Il continuo prolungarsi di questo iter rende il nostro Paese sempre meno attrattivo per investitori nazionali ed esteri, che aspettano di realizzare investimenti per decine di milioni di euro sulle autostrade, e lo condanna a una arretratezza infrastrutturale inaccettabile per un Paese a vocazione turistica come il nostro”.

PUNTI DI RICARICA IN AUTOSTRADA: IL PROGETTO DI ASPI

Occorre comunque dire che, a prescindere dal ritardo (grave) della pubblicazione dei bandi di gara, qualcosa si sta muovendo: ad esempio Free To X, start-up del gruppo Autostrade per l’Italia che si occupa dello sviluppo di servizi avanzati per la mobilità, è attualmente impegnata nella realizzazione e nella gestione, in qualità di Charging Point Operator (CPO), della più grande rete di ricarica ad alta potenza (High Power Charger o HPC) per veicoli elettrici in Italia, in ambito autostradale. Il progetto prevede la realizzazione di un network di 100 stazioni di ricarica che assicureranno la copertura di tutte le tratte gestite da Autostrade per l’Italia (ASPI). Il completamento del piano è previsto entro l’estate 2023. I punti già attivi o in via di attivazione sono in grado di erogare 300 kW di potenza che permettono tempi medi di ricarica di 15/20 minuti o poco più.

COLONNINE IN AUTOSTRADA: IL PARERE DELL’AGCM

Intanto ad aprile l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha espresso il suo parere, non vincolante ma rilevante, in merito allo sviluppo della rete di ricarica in autostrada, definendo le condizioni minime necessarie affinché ci sia concorrenza tra gli operatori. In particolare l’antitrust ha stabilito che i punti di ricarica ultraveloci da installare nelle aree di servizio autostradali debbano necessariamente essere dotati di una potenza uguale o superiore ai 100 kW, e che a fornirli debbano esserci almeno due operatori diversi per favorire la concorrenza. In altri termini l’AGCM vuole evitare lo sviluppo di una sorta di monopolio degli operatori che, tra le altre cose, penalizzerebbe gli automobilisti nella ricerca di una tariffa più vantaggiosa.

Non risulta infatti”, spiega il Garante, “che esistano criticità tecniche insormontabili che impediscano l’effettiva realizzazione di una tale compresenza. È tuttavia necessario che il concessionario autostradale ponga massima attenzione alla gestione degli spazi disponibili all’interno delle aree di servizio, al fine di scongiurare eventuali carenze degli stessi per l’installazione delle colonnine di ricarica”.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Auto nuove: il prezzo giusto per gli italiani è sino a 30 mila euro

UNECE: nel 2023 due nuovi regolamenti per la sicurezza dei pedoni

stellantis modello distribuzione europa

Stellantis: le auto a basse emissioni più vendute in Italia nel 2022