Car sharing in Italia: dopo il flop del modello tradizionale, la scommessa della guida autonoma
Il car sharing italiano tenta di ripartire investendo su tecnologie avanzate e guida autonoma dopo un 2025 che ha segnato il declino del modello tradizionale
Il car sharing italiano tenta di ripartire investendo su tecnologie avanzate e guida autonoma dopo un 2025 che ha segnato il declino del modello tradizionale
Nonostante il fallimento del modello a flusso libero del car sharing in Italia (prelevare e lasciare l’auto dove si vuole), la crisi operativa, i costi di gestione insostenibili, i frequenti atti vandalici, i furti e la progressiva chiusura di servizi storici in diverse metropoli italiane, il panorama della mobilità urbana non si arrende. Anzi, si osserva un fermento innovativo: nuovi operatori come Niulinx, forti di tecnologie all’avanguardia legate alla guida autonoma e a sistemi di gestione intelligente, stanno tentando la scommessa di ripartire laddove il modello tradizionale ha fallito, cercando di ridisegnare il futuro dell’auto condivisa nelle nostre città.
LA RIVOLUZIONE A POSTAZIONE FISSA
Il mercato italiano del car sharing ha subìto un tracollo verticale in soli 6 anni: dai 12 milioni di noleggi registrati nel 2019, si è passati ai soli 4 milioni del 2025. La crisi ha colpito duramente i principali operatori, portando alla chiusura del servizio di Zity a Milano il 18 dicembre 2025, a causa di costi operativi insostenibili, vandalismi sistematici e frequenti furti che hanno decimato la flotta. Anche Enjoy, leader con circa il 40% del mercato, ha dovuto stravolgere la propria strategia per tentare di contenere perdite medie di 400 euro al mese per ogni singolo veicolo: l’azienda ha ufficialmente abbandonato il modello a flusso libero in favore di un sistema a postazione fissa. Da gennaio 2026, le vetture devono essere prelevate e restituite in aree dedicate presso stazioni, aeroporti e scali ferroviari di grandi città come Milano, Torino, Bologna, Firenze e Roma.
Questa manovra ha di fatto quasi trasformato il car sharing in un noleggio a breve termine, privando l’utente della libertà di parcheggiare ovunque. L’obiettivo è chiaro: abbattere i costi amministrativi, ridurre i contenziosi per multe e danni, e contrastare i ladri piranha che cannibalizzano le auto per rivendere i pezzi sul mercato nero.
I NUMERI DELLA CRISI
La sostenibilità economica è diventata una chimera per quasi tutti i player. Con un tasso di rotazione medio sceso a soli 2,1 noleggi giornalieri nel 2024 rispetto ai 4,7 del 2019, il business non riesce a raggiungere il pareggio, che richiederebbe almeno 5 noleggi al giorno per ogni auto. Le spese sono schiaccianti: manutenzione, assicurazioni dal costo elevato e pesanti canoni richiesti dai Comuni rendono la gestione di una flotta una sfida quasi impossibile. L’IVA al 22%, nettamente superiore a quella di taxi e servizi come Uber, aggrava ulteriormente la situazione per le società di sharing.

LA SCOMMESSA DI NIULINX
Mentre il comparto tradizionale vacilla, emerge la scommessa di Niulinx: questa startup italiana, nata come spin-off del Politecnico di Milano sotto la guida di Sergio Savaresi, ha appena raccolto 38 milioni di euro per sviluppare il robosharing. Il progetto punta a realizzare veicoli a guida autonoma di livello L4 capaci di raggiungere l’utente in autonomia e dirigersi verso le stazioni di ricarica. A2A, Cdp Venture Capital, Ferrovie dello Stato e Pirelli sono tra i principali investitori di un’operazione che mira a superare i limiti del car sharing attuale attraverso la tecnologia. L’obiettivo è arrivare all’omologazione europea entro 3 anni, posizionando l’Italia come polo di riferimento nella mobilità senza conducente.
LE PROSPETTIVE
Il fallimento del modello a flusso libero ha aperto la strada a una necessaria selezione naturale. Se da un lato operatori come Free2move resistono temporaneamente con il vecchio sistema, la pressione verso l’efficienza e la sicurezza spinge verso una maggiore vigilanza e un controllo remoto dei veicoli. L’innovazione tecnologica rappresentata da realtà come Niulinx sembra essere l’unica via percorribile per trasformare l’auto condivisa in un servizio affidabile e scalabile. La strada è ancora lunga e richiederà un supporto politico e regolatorio che finora è mancato, ma la sfida è lanciata: il car sharing del domani dovrà essere tecnologico, sicuro e profondamente diverso da quello che abbiamo conosciuto finora.